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Mi Manifesto

22 settembre 2014

manifesto segreto

Cos’è e cosa fa.
È un’occasione che il Premio Il Gigante delle Langhe e la casa editrice Vànvere offrono a tutti i ragazzi dai 6 ai 14 anni per dire quello che vorranno a chi vorranno.
Raccontare una nuova scoperta, annunciare la nascita di un sentimento, protestare perché a scuola ci sono troppi compiti… I ragazzi potranno farlo attraverso la realizzazione di un manifesto.
Utilizzando le pagine del libro Manifesto Segreto di Guido Scarabottolo (Vànvere edizioni 2014), i ragazzi potranno scegliere con la massima libertà il tema del manifesto che vorranno realizzare. Avremo così un’ampia varietà di lavori, di pensieri a briglie sciolte, senza nessuna preclusione.
Il manifesto più significativo, creativo, bello e originale potrà essere utilizzato l’anno prossimo come locandina del Premio Gigante delle Langhe.



Come e quando.
Le Biblioteche, le scuole, le librerie e i singoli lettori che vorranno far parte dell’iniziativa
Mi Manifesto’ dovranno segnalarlo al coordinamento del Premio oppure alla casa editrice (info@gigantedellelanghe.it – vanvere.edizioni@gmail.com) entro il 12 ottobre 2014.
La casa editrice Vànvere si impegna a fornire gratuitamente alle scuole, alle biblioteche e alle librerie che aderiranno il materiale su file del libro ispiratore: Manifesto Segreto di Guido Scarabottolo, (Vànvere edizioni, 2014 ) entro il 15 Novembre 2014.
I partecipanti avranno tempo per realizzare il manifesto fino al 15 febbraio e dovranno inviarlo
on line al coordinamento del Premio oppure alla casa editrice entro il 20 febbraio 2015.
Una Giuria Tecnica selezionerà i cinque manifesti più originali, sarà poi la giuria dei Ragazzi a stabilire il manifesto vincitore che verrà segnalato e reso noto in occasione della giornata di Premiazione del Gigante delle Langhe, che avverrà nella prima metà di marzo 2015.
I manifesti finalisti saranno esposti durante la Premiazione che avverrà a Cortemilia.
Tutti i manifesti realizzati verranno pubblicati sul sito della casa editrice Vànvere e del Premio Il Gigante delle Langhe.
L’autore del manifesto selezionato vincerà una copia del libro con dedica dell’autore, un manifesto disegnato per l’occasione da Guido Scarabottolo e una t-shirt raffigurante il Gigante delle Langhe.
Cosa aspettate ancora? Manifestatevi presto!
Redazione a cura di Vànvere edizioni

Oh, i colori! Oh, los colores!

20 settembre 2014

oh i coloriNella poetica di Jorge Luján la parola non indica, non segna, contiene un universo, anzi una pluralità di universi.
Nelle cose, nei gesti, nelle emozioni di questo suo nuovo lavoro Oh, i colori! Oh, los colores!, edito da Lapis, si avverte tutta la levità del suo stile.
Gli acquerelli di Piet Grobler aggiungono poesia alle parole, accompagnandole con la freschezza e la gioia dei colori, e non poteva essere diversamente essendo il libro dedicato ai colori, anima e respiro di ogni pagina.
Quello che Luján compie è l’antico, e sempre nuovo, gioco del facciamo che.
Qui però non viene chiesto di essere re o regine, ma di sentire i colori attraverso le cose e i gesti che da sempre li abitano, facciamo che il giallo sia una moneta di oro tiepido…  a me viene subito in mente il pane, giallo e tiepido, in quella forma tonda, tipica pugliese, che può essere sole e moneta preziosa.
Si apre così lo sguardo di ogni lettore sulla realtà con occhi diversi, con quelli che il poeta ci dona; sguardi e gesti diversi, che vivono la quotidianità, i momenti della giornata: il crepuscolo, la notte, il trascorre del tempo.
Ogni cosa nominata ci è accanto, ma spesso ci sfugge.
In quasi ogni pagina ci troverete un uccello che vola o è posato da qualche parte, la spiegazione di questa scelta ci viene direttamente da un’intervista a Piet Grobler di Dijlan van Vlimmeren:
Ci sono quasi sempre uccelli nelle mie illustrazioni. Sono i miei preferiti del regno animale.
Un uccello è per me l’animale ideale; non porta nessun bagaglio durante il suo viaggio, e si vede molto più spesso di qualsiasi altro animale.
Può sembrare sciocco, ma mi è successo un paio di volte che un uccello si sia appollaiato sulla mia spalla… una volta anche sulla mia testa…e subito dopo mi è accaduto qualcosa di eccitante…

Questo particolare ci conferma che l’illustrazione non sottosta mai solo alle parole, è sempre una storia che si accompagna alle parole, che ne dilata il senso amplificando gli universi sottesi facendoli incontrare con quelli personali di chi illustra.
Il libro si presente nell’edizione italiana, tradotta da Teresa Porcella, con la sua versione spagnola, una scelta felice che ci aiuta ad assaporare il diverso suono che le parole hanno in ogni lingua.
Agata Diakoviez

Il libro sarà presentato in anteprima a Carpi, domenica 21 settembre alle ore 21, in Piazza Garibaldi, in occasione del Festival Passa la Parola.
Cliccando qui trovate tutte le indicazioni.

Le giovani parole

18 settembre 2014
Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri

Quante volte il bene
sembrerà cancellato
dai cuori della terra
e il male nel suo gioco
terrà le vite le generazioni
come pestate vinte mute
senza la parola che fa luce
senza il suo silenzio che la cova
senza silenzio, senza la parola.

Ci saranno piccoli corpi nati appena
e già scaraventati dentro un dolore grande
infanzia senza giochi, legata alla catena
dolorosa del peso.*

Sono versi di Mariangela Gualtieri quelli che avete letto, sono tratti da Caino, un lavoro teatrale realizzato insieme ai suoi compagni del Teatro Valdoca.
Le parole, i gesti, i volti, le cose nominate, la forza della paura e la bellezza dell’amore sono segni sulla pagina che si spingono fuori per risuonare nella testa e sulle labbra di ogni lettore.
Quella di Caino è la prima tragedia dell’umanità, è il paradigma di tutto quello che viene dopo, origine e fine al tempo stesso.
Mariangela Gualtieri, poetessa e archeologa di senso cerca, scava scarnifica e offre ogni parola perché sia detta:

gliabbià motòl tormà ilà miglió repà parté
gliabbià motòl toifiú milmà maré larià inpà parté
gliabbià motòl toíl silèn zioíl pudó doré ilmí steró
gliabbià momé soún veló micí dialé nellé paró rolé*

Abbiamo messo un velo micidiale alle parole, un ronzio incessante sembra annullare ogni possibilità di incontro. Forse la poesia, con la sua essenzialità, serve a questo, a restituire le parole all’uomo perché ritorni ad ascoltare, e pensare.

Venerdì 19 settembre alle 21 Mariangela Gualtieri, sarà a Modena, in Piazza Mazzini, con
LE GIOVANI PAROLE, un rito sonoro, con la guida di Cesare Ronconi, dedicato a tutti coloro che dell’infanzia avvertono la potenza, la meraviglia, il dono, la leggerezza.
L’appuntamento fa parte del programma del festival Passa la parola.
Agata Diakoviez

* Caino, Mariangela Gualtieri, Einaudi Collezione di teatro.

Leggere insieme… e ancora!

17 settembre 2014

Leggere insiemeLeggere insieme… ancora! è un blog appena nato, un gruppo virtuale con il preciso obiettivo di creare gruppi reali di lettura.
Tante le piste che Ana, Alessandra, Angela e Marcella, le Tre Moschettiere, come loro stesse si definiscono, aprono con questo spazio.
Non poteva mancare, oltre alla narrazione di libri, personaggi, progetti e esperienze, uno spazio dedicato ai luoghi in cui i libri attendono pazientemente i loro lettori: Wonderland.
[..] il paese dei sogni, è per noi un posto speciale. Un luogo dove i sogni possono diventare realtà, dove possiamo conoscere principesse, draghi, gnomi, cavalieri, fate, dinosauri, supereroi… Dove tutti loro si riuniscono per portarci nel mondo della fantasia.
E dove si trova questo luogo, vi chiedete? Facile… in una libreria!
In una libreria ci sono tutti questi personaggi e tanti altri!

La libreria Cappuccetto Giallo di Biella, si racconta a Wonderland attraverso un’intervista a Sara, che potete leggere cliccando qui.
Buona lettura e buon lavoro ad Ana, Alessandra, Angela e Marcella.
Redazione ALIR

Intervallo!!

17 settembre 2014

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Gustatevi il piccolo intervallo musicale e fotografico della libreria su quattro ruote della nostra associazione.
Dal centro al nord, fino all’estremo sud di Lampedusa… tanta strada, tante storie, tanti libri!

La redazione ALIR

E le cose belle, quali sono?

15 settembre 2014

Le cose belleIl film documentario Le cose belle, realizzato da Agostino Ferrente e Giovanni Piperno inizia molto tempo fa, a Napoli, all’epoca in cui molti credevano che sarebbe bastato un sindaco a risolvere e a compiere quel rinascimento culturale che avrebbe riportato agli antichi fasti la città partenopea.
Ferrente e Piperno arrivano a Napoli nel 1999 e iniziano il loro lavoro di documentaristi, partendo da una domanda semplice, quella che a ciascuno viene rivolta quando si è bambini: cosa vuoi fare da grande, cosa ti aspetti, cosa sogni.
L’idea è semplice: si trattava di guardare, cercare e testimoniare, senza alcun fingimento alla realtà, di raccontare quanto il rinascimento culturale messo in scena dalla politica stava realizzando.
Adele, Silvana, Fabio e Enzo, saranno testimoni e protagonisti della loro stessa vita.
Non ci saranno copioni per loro, né sceneggiature.
La loro vita, la città non verranno adulterate per consolare gli spettatori.
Dopo dieci anni Ferrente e Piperno ritornano a Napoli, ritornano da quegli stessi ragazzi.
Qual è il senso del trascorrere del tempo?
[...]Forse il tempo è solo una credenza popolare, una superstizione, una scaramanzia, un trucco, una canzone. Il tempo si passa a immaginare, ad aspettare, e poi, all’improvviso, a ricordare. Ma allora, le cose belle arriveranno? O le cose belle erano prima?
Questa la domanda iniziale de Le cose belle, è sarà il filo rosso di ogni momento raccontato.
Nel film documentario sono stati montati insieme i due momenti; a distanza di dieci anni fa specie vedere come lo sguardo, l’ironia, la gioia semplice dell’infanzia e adolescenza si sciolga nella disillusione dell’età adulta.
Fabio, poco più che decenne, nel suo candore di fanciullo si chiede cosa sta facendo Bassolino per cambiare il futuro dei bambini.
Non c’è traccia della scuola nella vita di questi ragazzi, solo Adele racconta quasi con orgoglio di essere stata bocciata quattro volta perché non si fa mettere i piedi in testa dai professori; scopriremo solo dieci anni dopo, quello che la maestra le faceva, quello che la scuola le ha negato.
Sono vite senza futuro perché gli è stato negato un presente, perché nessuno ha pensato che i bambini diventano grandi e adulti se aiutati ad esserlo.
Senza scuola, senza lavoro, senza città.
Non ci sono nemmeno partiti ma solo manifesti elettorali.
Arriva il momento in cui “le cose belle” uno non se le aspetta più, come Silvana che smette di fare progetti perché tanto non ne vale la pena.
Un atto di accusa forte, chiaro e vero, che parte da Napoli ma è per tutto il Paese.
Un film documentario da vedere per chi seriamente vuole cambiare verso, e non per fare solo un verso apparentemente diverso ma uguale a quello di sempre.
Perché il tempo non sia solo una convenzione, un passare lento, ma un tempo carico d’impegno autentico per capire e tentare almeno qualcosa di realmente diverso per i tanti Enzo, Fabio, Adele e Silvana del nostro Paese.
Agata Diakoviez

Anarchia per erbe bollite

11 settembre 2014

È stato Michele, libraio della Pecora Nera di Udine, a farmi conoscere le poesie del poeta friulano Federico Tavan.
tavanMi ha messo tra le mani Poesia in viaggio un piccolo libro, di Tavan, insieme alla curiosità sia per l’uomo che per la lingua in cui è scritto, il dialetto friulano.
Il libro, pubblicato dal Circolo culturale Menocchio, fa parte di un progetto chiamato “Libro condiviso” e mai come in questo caso la parola condivisione è utilizzata con il suo significato vero.
La condivisione di una lingua, delle parole di un suo poeta, mettono in cammino, in viaggio queste poesie a cui auguro la fatica e la gioia della strada, dell’incontro con gli sconosciuti.
Sono entrata così anch’io nella nâf spaziâl di Federico Tavan, i testi in friulano accompagnati dalla traduzione italiana, hanno quello strato di suono che rende la parola sostanza.
Sono alito che si sente, c’è un tono emotivo che incalza il lettore, sono poesie che sembrano chiedere risposte, azione, così cariche di vita e di sguardi che sentano prima ancora di vedere.
Nella nota biografica riportata nelle ultime pagine è scritto: Tavan ha avvicinato alla poesia molti ragazzi e giovani, in numerosi incontri nelle scuole, o casualmente.
Paolo Cossi è stato probabilmente uno di quei ragazzi; aveva letto quindicenne le poesie di Tavan, ha avuto poi la fortuna di incontrarlo, di conoscerlo, e l’uomo non ha tradito i suoi scritti.
anarchiaDa quest’incontro è nato il suo omaggio al poeta:  Anarchia per erbe bollite, edito da Lavieri.
Con parole e immagini, viene raccontato il piccolo Tavan che nutriva le radici della sua poesia nei boschi attorno al suo paese, dove bambino cullava un pezzetto di legno di nome Màcheri e mangiava le erbe bollite di Brombi l’anarchico.
Se passate dalla Valcellina, dal paese di Andreis chiedete chi era quel bambino, qualcuno sicuramente vi reciterà le sue poesie a memoria.
Agata Diakoviez

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