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Una grande festa per Toro Ferdinando

23 novembre 2017

“Oltre a questi gentiluomini c’era un buon numero di animali famosi: il Gatto con gli stivali, Toro Ferdinando, Topolino, Winnie-the-Pooh…”
Così scrive Erich Kästner, rendicontando per il Neue Zeitung, l’esito della serata d’inaugurazione della Mostra Internazionale dei Libri per Bambini pensata e progettata da Jella Lepman.
L’Esperta dei bisogni educativi delle donne e dei bambini nell’area americana, assunta dall’Esercito americano, subito dopo la fine della guerra, donna che considerava i libri “cibo per la mente”, c’era riuscita. Il 3 luglio 1946 la mostra bibliografica apre i battenti a Monaco.
Tra i presenti, oltre, tra gli altri, a Pierino Porcospino da Francoforte, Kim dall’India, il soldatino di stagno dalla Danimarca e l’ultimo dei Modicani dagli Stati Uniti, come abbiamo letto, anche il docile torello, protagonista dell’albo illustrato pubblicato nel 1936 per la Viking Press.
Nella vita di Jella Lepman, fondatrice di IBBY (International Board on Books for Young People), il testo scritto da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson, sarà ancora molto presente. Nel Natale del 1946, infatti, la mostra internazionale è allestita a Berlino, e in quella tappa, più che nelle altre, i bambini “imploravano i libri”, come si legge in La strada di Jella (Sinnos edizioni, 2009). Jella decide allora che il Toro Ferdinando deve diventare “Ferdinand der Stier”. Traduce il testo di Lawson, e con l’aiuto del dottor Moser, allora bibliotecario berlinese, poi divenuto direttore dell’American Memorial Library della stessa città, senza pensare troppo alla questione dei diritti editoriali, riesce a stampare 30.000 copie del libro su carta da giornale e a regalarla ai bambini.

L’albo fu subito apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. Nel 1938, Ferdinand the Bull, che negli Usa fu oggetto di un cortometraggio prodotto da Walt Disney, in Europa, nella Spagna franchista e nella Germania del Terzo Reich, era un libro proibito. Metafora pacifista, la stessa Jella Lepman la considera una ragione sufficiente che avrebbe potuto far vincere il premio Nobel ai suoi due autori.

La storia del toro spagnolo più dolce e mansueto mai esistito, adorato da Gandhi, diventa così uno dei libri simbolo della pace e della non violenza. L’albo americano, appena tornato in libreria grazie a Fabbri edizioni, sarà ancora protagonista sul grande schermo: il film d’animazione, in uscita il 21 dicembre prossimo in tutti i cinema italiani, è stato diretto dal brasiliano Carlos Saldanha.

Alir, in collaborazione con IBBY Italia, di cui è socia, ha deciso di organizzare una doppia giornata di attività attorno a questo strepitoso personaggio, per ricordare il Natale berlinese del 1946. Sabato 2 e domenica 3 dicembre in molte città italiane questa storia sarà oggetto di numerose letture. Qui di seguito il programma delle librerie dell’associazione a cui si aggiungeranno certamente gli eventi organizzati da AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e da Nati per leggere che sono state coinvolte.

Sabato 2 Dicembre
Castello di Carta (Vignola, MO) – ore 16,30
Lettura de “La storia del toro Ferdinando” a cura di Sara Tarabusi
Giannino Stoppani (Bologna) – ore 15,30
“La storia del Toro Ferdinando” – Lettura
Libriamoci (Bitritto, BA) – ore 18,30
“La storia del toro Ferdinando” – Lettura animata
Minopolis (Monopoli, BA) – ore 10,00
“Nell’arena con il Toro Ferdinando” – Lettura anima con gli alunni della classe 2 scuola primaria I.C. Melvin Jones. Le letture continuano il lunedì 4 scuola secondaria di primo grado, Scuola Melvin Jones: ”Storia della storia del Toro Ferdinando – La figura di Jella Lepman”
Madamadoré (Grosseto) – ore 17
Lettura del libro “La storia del Toro Ferdinando” e vetrina piena di gentilezza!
Il Soffiasogni (Albano Lziale, Roma) – ore 15,30
Leggiamo… in pace! “La storia del toro Ferdinando” e altre letture di pacifica convivenza.
Storie a colori (Terni) – ore 17,00
Lettura de “La storia del Toro Ferdinando” e laboratorio “Una cartolina per la pace”
Unicorni di Carta (Montalto Uffugo, CS) – ore 17,00
“Mettiamo fiori nei nostri cannoni” – Lettura del libro “La storia del toro Ferdinando” e laboratorio creativo di armi “da fiore”.

Domenica 3 Dicembre
Bufò (Torino) – ore 16,30
“Il toro Ferdinando e altre storie di eroica disobbedienza. Ovvero dell’importanza di dire “no” … e annusar fiori!?”. Lettura-racconto per bambini dai 5/6 anni e adulti bambini. Gratuito con merenda
La casa sull’albero (Arezzo) – ore 17,00
“Ferdinando e gli altri: tre storie e una tazza di tè speciale Ibby”
La Pecora Nera (Udine) – ore 17,00
“La storia del toro Ferdinando” – Lettura animata
Pel di carota (Padova) – ore 16,00
Lettura del “La storia del toro Ferdinando” e lancio del concorso per le scuole “Un mazzo di fiori per Ferdinando”.
Il semaforo blu (Reggio Emilia) – ore 17,30
“La storia del Toro Ferdinando”? Una storia che parla di pace e della volontà di andare controcorrente. Lettura dell’albo (si parlerà anche di Jella Lepman) e laboratorio di illustrazione in bianco e nero ispirato alla storia. Dai 6 ai 100 anni, entrambi gli eventi sono gratuiti.
Le storie nuove (Conversano, BA) – ore 17.30
“Ferdinando e Jella” – Lettura de La storia del toro Ferdinando e racconto di Jella Lepman e dell’IBBY

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Un libro, tanti incontri…

22 novembre 2017

Abbiamo chiesto a Luca Tortolini, l’autore dell’albo illustrato edito in Italia da Kite edizioni di raccontarci il viaggio in alcune librerie per ragazzi del Veneto e Friuli (tre delle quali della nostra associazione), che ha fatto insieme all’illustratrice Anna Forlati. Ed eccoci accontentati.

LA VOLPE E L’AVIATORE è il libro scritto da me e illustrato da Anna Forlati pubblicato in diverse lingue (francese, italiano, castigliano, catalano, tedesco, cinese e altre traduzioni si stanno aggiungendo).
Il libro è la storia di un incontro tra una volpe e l’aviatore Antoine (de Saint-Exupery): si tratta di un incontro fortuito, perché l’aereo precipita vicino al bosco e ferisce la volpe; ma da questo incontro violento ne nascerà un’amicizia particolare.
Quello che mi piace molto dei libri sono le tante possibilità d’incontro che permettono. Come scrittore, il primo incontro che ho è quello con una storia e dei personaggi. Poi la storia incontra l’editore. Un altro importante incontro è quello tra la storia e l’illustratrice (o illustratore). Dietro al lavoro ci sono sempre le persone, quindi si incontrano gli editori, si incontrano gli illustratori. Quando gli incontri sono veri scambi, veri dialoghi, allora si cresce insieme e si migliora (e ci si rende conto che il risultato finale è sì importante, ma è altrettanto importante il percorso fatto insieme).
Il libro realizzato, stampato e distribuito in libreria incontra il pubblico. Ma tra il libro e il pubblico ci sono i librai. Che possiamo considerare il primo pubblico. Il libraio specializzato. Il libraio/a che dedica tutta la sua attenzione ai libri per ragazzi e ragazze. Li sceglie. Li presenta, li consiglia. E nel fare questi semplici gesti, compie un atto politico, un lavoro di formazione della comunità dei lettori. La libreria diviene un luogo contenitore di infiniti incontri, di scambi e di crescita.

Il nostro primo incontro è alla libreria La pecora nera di Udine.
Parto con la mia auto da Macerata (dove vivo da qualche anno) in ritardo. Ho appuntamento con Anna a Mestre, poi proseguiremo per Udine.
La Pecora nera è una libreria molto bella, e molto curata da Michele e Paola. Ad Udine Piove. C’è il rischio che vengano in poche persone: è anche un lunedì. Ma le persone invece vengono. Sono per lo più adulti. Così io e Anna possiamo parlare di cose più tecniche, raccontare non solo come abbiamo lavorato, ma anche le difficoltà e le intenzioni.
Dopo la presentazione Michele e Paola ci portano a mangiare ai Tre Musoni. Mi piace molto il nome della trattoria, ci abbiamo scherzato su, ma mi rimane il dubbio perché si chiami così.
Dormiamo a casa di Michele. Naturalmente per tutta la serata parliamo quasi solo di libri: da Un tentativo balena di Matteo Codignola a Il viaggio al centro della spugna di Hans Traxler.
La mattina dopo passiamo in libreria per i saluti, acquistiamo dei libri e andiamo a fare un giro per Udine. Incontriamo Elena Rocco della Fondazione Radio Magica, ci fa visitare gli studi della radio e ci racconta dei mille progetti che la fondazione porta avanti. Incontriamo più tardi la zia di Anna, eccezionale guida, ci racconta molte storie su Udine (scopro che Udine mi piace molto, non l’avevo mai visitata).

Partiamo da Udine giusto in tempo per arrivare a Porcia (pochi chilometri da Pordenone), alla libreria Baobab, pochi minuti prima dell’inizio dell’incontro.
La Baobab ha cambiato sede da poco, lo spazio è grande nel piano superiore, e hanno un altro spazio altrettanto grande nella parte inferiore, che per ora è adibito a magazzino, ma come ci ha detto a cena Alice (la proprietaria), l’idea è quella di farlo diventare uno spazio per la formazione, corsi, seminari, workshop.
All’incontro ci sono molti bambini e bambine (anche grandi, genitori e tra loro l’illustratrice Glenda Sburelin): raccontiamo il nostro lavoro, perché abbiamo voluto fare questo libro e lo leggiamo. Usciamo dall’incontro e dal laboratorio con delle sorprendenti idee e storie proposte dai bambini. Ci rendiamo conto io e Anna, che da questi incontri che faremo, sicuramente a trarne più beneficio siamo io e lei.
A cena, Alice ci raccontano della libreria. La domanda spudorata che sempre noi facciamo è “quali sono i libri che più vendete?”. E ci renderemo conto che ogni libraio vende di più i libri che ama di più. È logico, ma non ci avevo pensato subito. Se un libro lo ami, sai consigliarlo, sai condividerlo con gli altri.
Dormiamo a Pordenone a casa (adibita a B&B) di un fotografo e un’insegnante di arte in pensione (la loro casa è molto bella, piena di libri e fotografie alle pareti).

Il giorno dopo invece di andare diretti a Padova, facciamo una deviazione a Sarmede, per visitare la mostra Le immagini della Fantasia (35esima edizione). Ci accolgono con grande gentilezza e cortesia Leo Pizzol e Ketty Gallon (Monica Monachesi, la curatrice della mostra, la incontreremo a pranzo a Venezia due giorni dopo). La mostra è straordinaria (sono fortunato, c’è anche un mio libro in mostra; o meglio, le illustrazioni di Rocio Araya, del nostro libro Pénélope ne parle pas, éditions Notari): io e Anna ne usciamo di buon umore, pieni di immagini meravigliose in testa.
Partiamo alla volta di Padova. Abbiamo la presentazione alla libreria Pel di Carota. Ci accolgono Maurizio e Arianna. C’è anche Caterina Arcaro (l’editrice Kite) che nella presentazione ci racconta di suo padre aviatore (e anche per questo ha amato subito il libro e lo ha voluto nel catalogo Kite). L’introduzione di Maurizio è così coinvolgente che io e Anna, quasi abbiamo voglia di passare dalla parte del pubblico e rimanere ad ascoltarlo. Anche qui ci sono molti bambini e bambine. Ascoltano la storia, guardano le immagini e realizzano il loro libro nel laboratorio: abbiamo preparato dei libricini con la copertina del nostro libro, e con il sottotitolo “…e poi che cosa è successo?” così ogni partecipante prosegue la storia e la fa propria.
Ceniamo con un gruppo molto unito e molto simpatico di ex allievi (e allieve) di illustrazione della Comics di Padova, dove qualche tempo fa Anna è stata loro docente. Andiamo a Venezia a dormire, a casa di Anna.

Il pomeriggio seguente abbiamo l’incontro alla libreria Il libro con gli stivali di Mestre. Ci accolgono Nicola e Marta. La vetrina che ci hanno dedicato è meravigliosa, totalmente dedicata al nostro libro. Nicola ci mostra dei fogli di stampa: Il libro con gli stivali è ora anche un editore. I primi due libri del catalogo ci sembrano molto belli.
Dopo l’incontro (anche qui molte bambine e bambini) beviamo uno Spritz con Nicola e Marta. A parlare di libri per l’infanzia con Nicola i minuti passano e diventano ore, e puoi continuare ad andare avanti senza accorgerti dell’orario: mi accorgo che questi incontri, di libreria in libreria (di libraio/a in libraio/a) sono per me e Anna uno corso di formazione intensivo (bisognerebbe fare un giro di aggiornamento ciclicamente, e passare di regione in regione, attraversare in lungo e largo l’Italia).

Rientriamo a dormire a Venezia. La sera dopo abbiamo l’incontro alla libreria Marco Polo. Sabina e Claudio ci accolgono nel migliore dei modi (io confesserò durante la cena a Sabina che considero la loro libreria come un luogo mitico). Non ci sono bambini, è un incontro per i grandi che amano i libri illustrati. Parliamo de La volpe e l’aviatore e anche de L’inconnu (un altro libro che ho scritto edito da éditions Notari) illustrato da Daniela Iride Murgia. L’incontro lo modera l’ottima Roberta Favia (dell’associazione Teste Fiorite). Con Anna e Daniela raccontiamo di come abbiamo realizzato i due libri e anche di alcune considerazione personali sui libri illustrati, sulla scrittura e sui bisogni della lettura.
Il giorno dopo e quello seguente abbiamo due giornate di workshop (io sulla scrittura e Anna sull’illustrazione) organizzati da Teste Fiorite (Roberta Favia e Cinzia Caledonia Fauci) nella sede della Fondazione Querini-Stampalia: un luogo meraviglioso nel cuore di Venezia. Ovviamente anche qui dedichiamo del tempo (alla fine di ciascuna giornata) per raccontare del nostro libro e anche degli incontri che abbiamo fatto nelle librerie.

L’ultimo incontro è fissato a Vicenza, nella libreria Galla+Libraccio. Ci accolgono le libraie Giada e Susanna. Sono giovani, sono esperte e amano molto il loro lavoro. Hanno due sorrisi contagiosi. Il tempo passa veloce… e solo alla fine dell’incontro, quando salutiamo le bambine e i bambini e tutti i partecipanti (tra loro ci sono anche la scrittrice Lorenza Farina e l’illustratrice Anna Pedron, e ritroviamo l’editore Kite, Caterina Arcaro), ci rendiamo conto che il nostro tour di incontri è terminato, e ci diciamo che siamo un po’ tristi. Promettiamo a Giada e Susanna di tornare a trovarle.

Rientro a Macerata nel pomeriggio del giorno seguente. Poche ore dopo andiamo a cena a “La volpe e l’uva” (sempre la volpe di mezzo in questi mesi). C’è Joanna Concejo a Macerata per chiudere l’ultima settimana del primo modulo del Master in illustrazione per l’editoria Ars in Fabula. A cena (direttivo Ars in Fabula al completo) Alessandra Sconosciuto, Michela Avi e Mauro Evangelisa (il maestro Mauro Evangelista, responsabile della formazione di una generazione di nuovi illustratori: qualche nome, Anna Forlati, Marco Somà, Claudia Palmarucci, Michele Rocchetti, Marco Lorenzetti, Francesco Giustozzi, Michelangelo Rossato, Mario Onnis e la lista è lunga, davvero lunga). Joanna, mi dice che ha letto La volpe e l’aviatore e ci fa i complimenti. Io per reazione mi alzo e l’abbraccio. Ordiniamo, e comincio a raccontare del nostro breve viaggio nelle librerie per ragazzi: più o meno quello che avete appena letto sopra. Ci beviamo una bottiglia di rosso Il Pollenza del conte Brachetti Peretti.
Cin cin, alla salute!
Grazie a tutte le persone che sono venute agli incontri nelle librerie, a tutti i bambini e tutte le bambine, ai librai e alle libraie. Grazie a David Tolin (Pel di Carota) che ha organizzato il tour e a Caterina Arcaro e Valentina Mai (editrice e direttrice artistica, Kite edizioni) per il sostegno e tutto il resto. Io e Anna conserveremo un bellissimo ricordo di tutti questi incontri.
A presto.

Luca Tortolini

Meno alti dei pinguini

19 novembre 2017

Sono un piccolo bambino
alto meno di un pinguino
meno basso di uno gnomo
sono un piccolo di uomo.

in Filastrocche a piedi nudi, Nicola Cinquetti, Lapis edizioni

Era un anno fa quando, insieme agli amici della Cooperativa sociale Progetto 5​, abbiamo rivolto la nostra attenzione alle rime del maestro e scrittore veronese. Una raccolta di poesie, illustrate da Gek Tessaro, che raccontano la quotidianità dell’infanzia: l’onnipotenza, la fantasia, l’entusiasmo, le scoperte, le paure, i giochi.
In queste parole abbiamo visto quella rinnovata idea d’infanzia che sarà il tema del convegno Meno alti dei pinguini, 25 novembre, Casa delle culture, Arezzo, promosso dalla Cooperativa Progetto5 con la collaborazione della nostra libreria.
Una giornata di studio e formazione per insegnanti, genitori, curiosi per interrogarsi su come dare gambe ad una rinnovata idea d’infanzia.
La casa sull’albero si occuperà di una delle sessioni di approfondimento del pomeriggio “Da piccolo caddi in una pagina”, un incontro formativo rivolto agli adulti che lavorano con i bambini, ma anche a genitori ed appassionati di libri, che ha l’obbiettivo di stimolare una riflessione pedagogica sulla relazione adulto/bambino a partire dalla letteratura per l’infanzia.
Nicola Cinquetti ci ha regalato il ritratto di un’infanzia indipendente, vitale, esuberante, carica della forza dirompente della sua creatività. Ed è con questo sguardo nuovo che vogliamo guardare ai nostri pinguini, creando, a partire dai libri, uno spazio di relazione in cui confrontarsi e crescere. Per rafforzare la costruzione di questo nuovo sguardo ci faremo aiutare dai libri di grandi autori di ieri e di oggi, che, come ha scritto Grazia Gotti in Ne ho vedute tante da raccontar. Crescere con i libri, ed. Giunti, “sono stati, al pari dei testi di pedagogia, fonte di sapere e di riflessione, sguardi sull’infanzia che hanno arricchito la mia prospettiva”.

In questo link tutte le info su programma e modalità di iscrizione. La partecipazione al convegno ed alle sessioni pomeridiane di approfondimento è totalmente gratuita.

Elena Giacomin – La casa sull’albero Arezzo

Rivoluzioni: niente sarà più come prima

17 novembre 2017

Nel 2017 ricorrono le celebrazioni di tante rivoluzioni, una su tutte la rivoluzione russa, ma è anche il centenario di quella messicana. E in quest’anno speciale, non a caso, è comparsa sulla scena editoriale la collana Rivoluzioni-cambiamenti in corso d’opera pubblicata da Istos edizioni. Una collana nata come un progetto editoriale innovativo che vuole raccontare i cambiamenti di tutti ad una fascia di età in piena rivoluzione personale.

Sono già usciti La formula esatta della Rivoluzione di Marcello Fois e Alberto Masala, Odeon Campero di Beniamino Sidoti e La stella rossa di Ivan di Janna Carioli, ogni volume della collana è illustrato dalla mano sapiente di Otto Gabos. La regia è di Teresa Porcella, libraia della libreria Cuccumeo di Firenze, scrittrice, editor, qui in veste di curatrice. La collana ha appena ricevuto una segnalazione speciale dalla giuria del premio Letteratura Ragazzi di Cento, abbiamo voluto intervistarla per farci raccontare l’ideazione, la realizzazione e i prossimi passi di questo bel prodotto editoriale.

La segnalazione del premio Cento è una bella soddisfazione per una collana-progetto come la vostra. Ci racconti com’è nata l’idea, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che nell’editoria per ragazzi ci fosse una mancanza?

L’idea è un’idea di diversi anni fa, risale al 2011, quando io lavoravo per un grande editore. Analizzando il panorama editoriale rilevavo che le collane di argomento storico prendevano in genere la mira sui grandi personaggi. A me interessava un rovesciamento di prospettiva. Poi si è interrotta la collaborazione e ho portato via con me la collana.
Ho aspettato diversi anni prima di affidarla a un altro editore, finché non ho trovato quello che l’ha sposata in pieno. E lì appare Istos. Ha capito il progetto e ha voluto che tutto, compresa la carta, fosse rispettosa dell’idea. Da subito avevo chiare tre cose:

1) Volevo parlare delle Rivoluzioni, che non sono mai state argomento di una collana, perché sono i momenti “caldi” della storia, quelli che segnano i cambiamenti. E perché la storia possa parlare ai ragazzi, in particolare a degli adolescenti, deve avere delle cose in comune con loro. Il cambiamento mi pare una buona piattaforma.
2) Volevo ci si fermasse sul senso del “debito” che ognuno di noi ha con gente del passato, di cui magari ignora nomi e storie, per ricordarci che tante cose che diamo per scontate, diritti, comodità, tecnologie…, sono eredità che sono costate lacrime e sangue a qualcun altro.
Ecco, uscire dall’ottica autocentrata e istantanea del “Vodafone: tutto intorno a te” per rientrare in quella della collettività e della collettività nel tempo.

3) Ero certa che volevo Otto Gabos come illustratore (per la sua grande capacità di narrare con il linguaggio delle immagini), che avrei usato autori (sia cosiddetti per adulti che per ragazzi) che avessero sposato il progetto e che avrei usato nero + 1 colore per ogni volume, lasciando alla dominante cromatica l’empatia di ogni storia.

Solo in seguito, in corso d’opera, è venuta l’idea di mettere in ogni volume, oltre alla Macro rivoluzione che dà l’ambientazione storica, una micro rivoluzione quella della vita dei personaggi e una media rivoluzione tecnologica o culturale che aiutasse a rinforzare l’ambientazione e aprisse delle curiosità laterali. Per la Rivoluzione Francese, ne “La formula esatta della rivoluzione”, è la storia della chimica, per la Rivoluzione Messicana, in “Odeon Campero”, è il cinema muto e per la Rivoluzione Russa, ne “La stella rossa di Ivan”, le avanguardie e il futurismo russo.

Le illustrazioni di Otto Gabos sono il trait d’union di tutta la collana, il tratto significativo, entrano e dialogano in modo egregio col racconto. Ogni romanzo però è stato, e dovrà essere, interpretato dall’illustratore in modo diverso. Come lavorate a far sì che il tutto sia così ben integrato col testo?

C’è un lavoro di regia e di squadra molto forte. Il testo dell’autore viene “spezzato” da me in base a nuclei tematici e immaginativi compiuti. Poi viene preimpaginato definendo gli spazi e i soggetti delle immagini. Questo lavoro preliminare, fatto da me e dal grafico Ignazio Fulghesu, viene poi inviato a Otto che fa le sue eventuali controproposte. La cosa divertente è che ognuno di noi si fa convincere volentieri dall’altro se ha un’idea migliore! C’è un bell’affiatamento e questo contribuisce a velocizzare e prendere gradevole il lavoro.

Hai indicato tu le rivoluzioni di cui parlare agli scrittori che hai scelto? Ogni scrittore ha proposto la sua “rivoluzione del cuore”? Com’è andata?

In genere sì, assegno la rivoluzione, se ci sono ricorrenze precise, oppure do una rosa tra cui scegliere. Solo una, quella messicana, è stata una proposta arrivata dall’autore, ma essendoci di mezzo l’anniversario della Rivoluzione è stata accettata subito. Ma per le rivoluzioni future ci sono già state proposte arrivate dagli autori.

In un’intervista hai dato una definizione a mio parere molto bella della collana, “sono Rivoluzioni a scatole cinesi” hai detto, definizione che descrive molto bene come ogni rivoluzione porti con se una rivoluzione politica ed economica, ma anche una scientifica, e ogni persona che vive quella rivoluzione ne subisce inevitabilmente una individuale. Quanto è importante raccontare la Storia nella letteratura per ragazzi?

“La storia siamo noi”, viene voglia di cantare con De Gregori… Ma certo, ben oltre questa banalità non banale, c’è che il tema identitario non è affrontabile senza il confronto con gli altri e gli altri devono essere anche altri nel tempo, non solo nello spazio. Pensare che ai ragazzi debba interessare solo ciò che parla della contemporaneità è un errore “narrativo”, prima ancora che educativo. Il fantasy ne è una dimostrazione lampante. Le contestualizzazioni lontane o fantastiche, in realtà, consentono una libertà di immedesimazione straordinaria. Dilatano confini, perché vanno verso il non conosciuto del dato e il riconoscibile del sentire. E’ un cortocircuito potente.

Istos ha fatto delle interessanti proposte per le scuole a corollario della collana, proposte che vanno aldilà del classico incontro con l’autore. Lo chiedo all’editor ma anche alla libraia, c’è un modo differente per avvicinare i ragazzi alla letteratura e all’incontro con i libri? Ci racconti le proposte?

Oltre ai tradizionali incontri con l’autore, proponiamo i reading tratti dai volumi, le teatralizzazioni, le presentazioni con musica e disegni dal vivo, i laboratori di costruzione di un libro (testo + immagini), insomma, cerchiamo di portare i ragazzi a rendersi consapevoli di tutto il processo che sta intorno al libro, l’ideazione, la scrittura, l’illustrazione, la confezione, la narrazione, l’interpretazione dello stesso attraverso altre arti. Ognuno può collocarsi dove si sente più comodo o più curiosamente scomodo.

Quali altre rivoluzioni sono previste? Ci dai delle anticipazioni?

Nei prossimi due volumi, dopo le rivoluzioni straniere, ci spostiamo in Italia, sul fronte delle rivoluzioni sociali, quelle fatte con l’arma del voto o delle leggi, piuttosto che con fucili e spade. Iniziamo con “2×1=2”, di Patrizia Rinaldi che uscirà in primavera, per la Fiera di Bologna. Si parlerà della legge sul divorzio in Italia e di come due genitori si divideranno, ma saranno sempre due per la loro figlia, Maria Teresa, che dovrà imparare di persona che cosa significa rapportarsi ai genitori come singoli e non come coppia. Come in tutte le rivoluzioni anche qui c’è una “media rivoluzione” e saranno le canzoni di De Andrè. Ce lo immaginiamo già in forma di spettacolo! Poi, a seguire, ci sarà Luisa Mattia con “Quello che non so”, e qui siamo negli anni 50, in ambiente rurale dove due ragazzini Elmo e Maria si dovranno confrontare con le pluriclassi e la difficoltà di andare a scuola, quando devi lavorare nei campi. In mezzo la conquista della scuola dell’obbligo e la media rivoluzione della penna biro che soppianta il calamaio. Quei banchi inspiegabilmente bucati la mia generazione e quella di Luisa li ricordano bene. Le mancanze, si sa, sono ottimi propulsori narrativi!

(Intervista di Mariaserena Melillo – Le storie nuove)

Librai giurati

1 novembre 2017

A Monopoli si è dibattuto a lungo della doppia anima dei librai: da un lato riferimenti culturali, organizzatori di eventi culturali, dall’altro commercianti e come è stato detto “bottegai”. Penso ai librai nelle giurie di premi importanti come il Premio Laura Orvieto, lo Strega Ragazze e Ragazzi (nella foto la cinquina 2018, della “Sezione +6”), che vedono in giuria altre figure, dai giornalisti agli accademici. Sono certa che Milena della libreria il Castello di Carta di Vignola, lo scorso anno in giuria alla Strega, non ha sfigurato accanto agli altri giurati. Il suo amore per la lettura, il suo buon gusto, la sua esperienza l’avranno sicuramente orientata verso i libri migliori. Così è stato ed è certamente per Agata della Giannino Stoppani, Teresa di Cuccumeo e per David di Pel di carota che giudicano i libri per il premio Orvieto. O Mariaserena di Le storie nuove di Conversano presente in giuria nell’ultima edizione del premio Pippi di Casalecchio di Reno.
Tutti sanno che Silvana Sola, della Libreria Giannino Stoppani, propone i libri italiani per il White Raven. Io, in qualità di libraia, siedo al tavolo della giuria tecnica del Premio Cento.
Penso a quanto il nostro lavoro si è radicato nella cultura italiana, per me organizzare un premio è promuovere i buoni libri, quindi, significa fare cultura.
Se gli editori ci ringraziassero? Una semplice parola, grazie!
Ecco cosa penso dopo aver letto tanti libri e subito dopo aver preso parte ai lavori della giuria del Premio Cento. Senza dimenticarsi del nostro premio ORBIL a cui ci dedicheremo con maggior impegno e lo faremo crescere, in qualità e in numeri.
Ci siamo dimenticate di discutere questo punto a Monopoli.
È ALIR un riferimento per Orvieto? Può diventarlo anche per lo Strega e il Cento?
Parliamone!

Grazia Gotti

Librai, la scommessa degli indipendenti

24 ottobre 2017

di Vichi De Marchi

E’ un piccolo e coraggioso drappello di librai quello che si raccoglie attorno ad Alir, l’associazione delle librerie indipendenti per ragazzi sorta nel 2006 e che il 21 e 22 ottobre si è ritrovato a Monopoli, in Puglia, per una due giorni di dibattiti e confronti dal titolo “Le librerie per ragazzi: ieri, oggi e domani. Libri, lettori, cultura”. Perché quello che rivendicano i librai indipendenti per ragazzi è il loro essere, in molte realtà territoriali, l’unico polo culturale, il solo presidio di lettura, la solitaria entità che cerca di promuovere l’oggetto libro. I nomi dei loro piccoli (o grandi) fortini di commercio e cultura sono Bufò, Controvento, Cuccumeo, Giannino Stoppani, La casa sull’albero, Le storie nuove, Libriparlanti, Madamadorè, Minopolis, Pel di carota, Radice-Labirinto, Storie a colori, 365 storie per citare solo le librerie rappresentate al convegno pugliese.
C’è chi racconta che solo dopo molti mesi dall’apertura della propria libreria è riuscita a vendere un libro e non la solita cancelleria e chi lamenta l’ostracismo della scuola verso il libraio visto come pura entità commerciale, un piazzista di cui diffidare, e non come un professionista il cui commercio è pieno di contenuti e di funzioni culturali. Poco contano gli sforzi di questo piccolo esercito di entusiasti –indipendenti per far quadrare il bilancio a fine mese, per sopravvivere alla guerra di sconti e ribassi sul prezzo di copertina che solo le grandi catene (e forse neppure loro) riescono a reggere.
Chi fa parte di Alir (al momento circa 30 librerie indipendenti per ragazzi, sparpagliate da Nord a Sud) sottoscrive una carta di intenti. Riguarda l’impegno a leggere, selezionare, promuovere la letteratura per ragazzi, a sostenere anche il lavoro dei piccoli editori, a promuovere il libro sul territorio con progetti ad hoc, soprattutto a favorire il rapporto tra la scuola e il libro, tra bambini e lettura. Ma ènello snodo con la scuola, hanno ripetuto in molti, che si gioca la partita decisiva. Scuola significa insegnanti ma anche il mondo che ruota attorno ad esso, in primo luogo i genitori. E altrettanto decisivo è il rapporto con le biblioteche, sia quelle di pubblica lettura che quelle scolastiche. Un tema tanto più caldo in Puglia dove si è svolto il convegno, regione che è fanalino di coda nella graduatoria dei territori che leggono meno, sorpassata solo dalla Calabria.
Nella bellissima cornice della biblioteca civica di Monopoli, appena restaurata, si mettono a confrontano le esperienze. E’ un mondo che vive di molte fatiche, tante competenze e molto entusiasmo, talvolta di qualche improvvisazione e che – dicono ad Alir – ha bisogno di una mappatura dell’esistente, un censimento delle librerie indipendenti. E nell’attesa di strappare almeno un protocollo di intesa con il Miur per poter entrare nelle scuole con progetti di lettura, c’è chi chiede un confronto europeo. Lo promette la Fiera internazionale del Libro per ragazzi di Bologna, la più grande fiera di settore che nel 2018 organizzerà la prima conferenza europea di librai indipendenti per ragazzi, e forse, in futuro anche un premio per il più virtuoso, creativo, libraio. Nell’attesa continueremo a cercare di capire da loro, che vivono di contatti quotidiani con i mini lettori, cosa davvero piace, interessa, affascina, il piccolo cliente della libreria indipendente.

Il variopinto mondo di Pavel Čech

17 ottobre 2017

Abbiamo chiesto al curatore di questo silent book, Stefano Baldussi, di parlarci dell’autore e illustratore della Repubblica Ceca, Pavel Čech, in occasione dell’uscita di A. Un libro e una storia per far scoprire a grandi e piccoli cos’è una dittatura. Leggete qui sotto e poi andate in libreria a chiedere il libro.

Nato a Brno nel 1968, già da piccolo Pavel Čech era un appassionato lettore. Sognava, da grande, di diventare uno degli eroi dei suoi libri preferiti, quelli d Jaroslav Foglar o, addirittura, Winnetou – il coraggioso indiano protagonista dei racconti di Karl May. Divenne, invece, manutentore in una grande azienda di proprietà statale in Cecoslovacchia: si occupava di riparare le grandi (e piccole) macchine della fabbrica ogni volta che queste non erano all’altezza dei “piani di produzione”. Ma il suo desiderio di avventura, la voglia di disegnare e raccontare storie sempre nuove e avventurose continuava ad accompagnarlo: mentre i suoi colleghi pranzavano o si esercitavano in palestra, Pavel Čech prendeva il suo inseparabile taccuino e con la matita dava forma e vita a brevi racconti avventurosi. Dopo essere stato per qualche anno anche vigile del fuoco, dal 2004 Pavel Čech ha deciso di dedicarsi interamente alla sua passione: disegnare, dipingere, creare personaggi e storie originali nelle quali ritroviamo alcune caratteristiche comuni.
Il primo “vero” libro di Pavel Čech esce nel 2001: è una fiaba natalizia dal titolo Florimon va in città (ed. Ecolibri, 2011) nella quale racconta di un bizzarro diavoletto, mandato in città apposta per fare dispetti agli spazzacamini. Tra questi incontra una ragazza speciale che con la sua gentilezza e con la tenerezza dei suoi sorrisi riesce a redimere Florimon e a fare di lui una persona buona.
Del 2005 sono, invece, O Zahradě (Il Giardino) e O Mráčkovi (La Nuvoletta). Nel 2007 esce il racconto O Klíči (La Chiave). Segue, nel 2009, il libro a fumetti Tajemství ostrova za prkennou ohradou (Il segreto dell’isola dietro lo steccato) per il quale l’autore ha ricevuto il premio Muriel per il miglior fumetto ceco dell’anno. Più tardi arrivano Le Avventure del Ragno Giglio (ed. Ecolibri, 2011) e la raccolta Dědečkové (Nonni).
La notorietà presso il grande pubblico arriva poco più tardi con un grande libro a fumetti: Velké dobrodružství Pepíka Střechy (La Grande Avventura di Pepík Střecha, premio Magnesia Litera, 2013): un timido, esile e balbettante antieroe parte per una grande avventura grazie alla quale impara a conoscersi e ad avere maggiore fiducia in se stesso.
Nel 2015 pubblica una raccolta di brevi racconti dal titolo eloquente: Skorotucet (Quasi una dozzina). Nel 2016 esce “A”: una sola lettera per titolo, un libro senza parole che nasce da una “semplice” domanda rivolta all’autore dal figlio František: “Papà, che cos’è la dittatura?”.
Anche questo è un “libro per bambini” o, meglio, è anche per bambini: le illustrazioni non sono anatomicamente perfette, né sono quelle che ci si aspetta da un fumetto. Sono, invece, proprio di quelle che ci si aspetta da un libro per bambini: le persone sembrano essere disegnate in modo più semplice, ma grazie alla precisione e il livello di dettaglio impiegato per l’ambiente circostante e lo splendido uso del bianco e nero, prima, e dei colori poi, arrivano a creare un’atmosfera da favola.
Quest’ultima opera, pubblicata in Italia da Publistampa Arti Grafiche di Pergine Valsugana (TN), ci porta nel terribile e oppressivo mondo della dittatura, dove a farla da padrone è il culto della personalità e nel quale riecheggia l’esperienza dell’autore – nato poco dopo la fine della “Primavera di Praga” e che ben conosce la cosiddetta “normalizzazione” degli anni Settanta. Il potere è saldamente in mano ai militari e alla polizia, tutti sono uguali ma, come al solito, alcuni lo sono di più. Una storia ancora attuale come attuali sono ancora oggi la ricerca di libertà e di migliori condizioni di vita che muove milioni di persone.
La città di “A” è chiusa all’interno di un alto muro: tutto è grigio, triste. Non solo le case e gli alberi, ma anche i giorni stessi e le persone. Tutti si alzano dal letto alla stessa ora, ascoltando la stessa stazione radiofonica, tutti indossano un identico copricapo sul quale è scritto il proprio numero identificativo. E non a caso al protagonista tocca il 21 8 68: il 21 agosto 1968, infatti, i carri armati di cinque Paesi del Patto di Varsavia soffocarono gli entusiasmi del movimento di risveglio democratico che da qualche tempo aveva preso vigore in Cecoslovacchia. Come in un romanzo di Orwell, gli abitanti di questa città passano le loro giornate nel grigiore opprimente di una dittatura che ha occhi e orecchi a ogni angolo di strada per accertarsi che nessuno pronunci nient’altro che la lettera “A” – una sorta di pensiero unico imposto dal Capo, che a sua volta vive in un palazzo a forma di A. Il nostro eroe, tuttavia, non si lascia normalizzare così facilmente e continua a coltivare il suo sogno.
È in una pausa del lavoro che il nostro si imbatte nella lettera “B” e riesce a vedere oltre il muro, scoprendo che non lo protegge da quello che sta lì fuori.
Un libro a tratti commovente, come nella dedica al “rivoltoso sconosciuto” di Piazza Tien-an-Men, capace di fermare, “armato” delle sole borse della spesa, una colonna di carri armati.
In questa, come in altre opere, Pavel Čech dimostra e dichiara una profonda gratitudine verso quegli autori e illustratori che lo hanno accompagnato nell’infanzia e nella sua autoformazione – seppur detto per inciso, va sottolineato che è autodidatta sia nella scrittura, sia nell’illustrazione. Questo legame con i “grandi” del passato si ritrova anche nelle tecniche utilizzate: Pavel Čech continua a tratteggiare, con segno volutamente imperfetto e fanciullesco, una linea che lo unisce a Miroslav Šašek da un lato e a Jiří Kolář dall’altro. Per citare solo due esponenti delle arti visive che i libri di Pavel Čech ci invitano a (ri)scoprire.
Stefano Baldussi