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Terra in vista!

30 ottobre 2018

Abbiamo chiesto all’équipe di Sinnos edizioni, di raccontarci di questo libro, che forse sarebbe meglio definire più un “progetto” vero e proprio che vuole coinvolgere direttamente bambini e i ragazzi nella realizzazione di un paese, di un ambiente migliore in cui vivere.
A scuola, a casa, ogni lettore deve infatti prendere delle decisioni, deve assumersi le proprie responsabilità nei confronti della propria “isola” e dei propri cittadini. Ecco cosa ci hanno detto!

Terra in vista è un libro che ci ha conquistati dal primo incontro e speriamo piaccia anche a lettori e librai. È frutto del lavoro dei due autori fiamminghi Brunhilde Borms e Pieter Gaudesaboos, ospiti proprio con questo albo del Festivaletteratura di Mantova 2018 in cui li abbiamo accompagnati, incontrando i loro piccoli ed entusiasti lettori.
È un libro in cui al grande divertimento e al coinvolgimento nella lettura, si unisce il tema della cittadinanza attiva e che permette di parlare di questo argomento per noi davvero importante attraverso il gioco, senza moralismi, senza essere didascalici. Se non ci piace il posto in cui viviamo, possiamo essere propositivi per un cambiamento.

Terra in vista inizia così: il Consiglio Mondiale dei Paesi ha scoperto 7 nuove isole sparse in tutto il mondo e… disabitate.

7 ragazzi speciali dovranno occuparsi di dar loro nome, bandiera, feste nazionali, strade, negozi, usanze, piatti tipici e molto altro.

Un gioco, tante proposte, per diventare re e regine della propria isola. 25 attività, accompagnate da speciali consiglieri, un poster da ritagliare una corona da conquistare. Quante cose da decidere per governare… Quante scelte da fare! Su carta, anche se sembra un ipad.
Necessario oltre a forbici, colla e matite, prendersi il giusto tempo, per consentire un miglior pensiero per decidere cosa davvero vorremmo nella nostra isola ideale. Dove non siamo soli.

Come casa editrice abbiamo poi pensato, per far conoscere meglio il progetto ad un’iniziativa che ci consentisse di far nascere tantissime isole in tutta Italia: dal 5 all’11 novembre diverse librerie per ragazzi, tra cui quelle aderenti ad ALIR, organizzeranno un evento dedicato al libro e alla progettazione dell’isola dei propri sogni armati di forbici, colla e colori. I bambini giocheranno insieme, inventeranno, disegneranno e sfideranno le proprie capacità: e riceveranno a sorpresa un prezioso regalo finale, in quanto nuovi re e regine del loro luogo ideale.

Una delle sorprese più grandi di Terra in vista! è come da un unico libro uguale per tutti, possano nascere tante singole idee tutte diverse l’una dall’altra.
Che l’avventura abbia inizio allora!

Qui i nostri autori presentare direttamente il loro libro nell’intervista realizzata da Andersen durante il Festivaletteratura.

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Locomoctavia

23 ottobre 2018

Da qualche anno anche in Italia la produzione di audiolibri è aumentata. E nelle librerie sempre più sono gli adulti che vengono affascinati da questi libri, e questo modo di leggere (spesso sfruttato per i lunghi viaggi familiari). Abbiamo voluto dare voce ad una nuova realtà italo-tedesca, che nata dal desiderio di parlare ai piccoli con quei romanzi e quelle storie che danno voce agli stessi, alle loro “visioni del mondo”.

1 – Com’è nato il progetto di Locomoctavia?

Locomoctavia Audiolibri nasce dalla voglia di raccontare delle storie, con una forma di comunicazione diversa da quella teatrale, che è quella da cui proveniamo, ma che vuole comunque, anche nella forma registrata, mantenere un dialogo aperto con l’ascoltatore. Raccontare a giovani ascoltatori implica una sincerità di base; l’esigenza di mettersi in contatto e il piacere di immergersi in una storia creandola insieme.
Nel 2013, quando abbiamo iniziato, vivevamo a Berlino dove i bambini hanno normalmente una piccola libreria di audiolibri che si gestiscono autonomamente. E’ una vera alternativa a computer e televisione; da soli o con gli amici, i bambini si mettono sotto le coperte, si ascoltano le storie che scelgono e si rilassano. Essendo una famiglia italo tedesca, desideravamo aggiungere agli audiolibri in lingua tedesca dove la scelta è molto vasta, anche audiolibri in italiano. Ma non ne trovavamo molti che ci piacessero fino in fondo; i racconti che trovavamo erano spesso letti anche bene, ma era come se ci mancasse un certo affetto di base o un legame vero con la storia, e qualsiasi tipo di suggestione musicale.
Abbiamo iniziato ad allargare la nostra ricerca e questo ci ha portato da un lato a un mangiadischi portatile con una bella raccolta di vecchi dischi 45 giri italiani di tutti i tipi, e dall’altro di cominciare con il nostro primo audiolibro di fiabe di Hans Christian Andersen.
Locomoctavia Audiolibri parte dall’idea di Tanja e Daniele Fior (io), e si è poi allargato sempre di più di progetto in progetto a musicisti e artisti di molto talento; le copertine di tutti gli audiolibri sono curate dall’illustratore Manuele Fior, elegantemente confezionate da Delica Fior (uno zoccolo duro, come vedete, di stampo familiare) e le musiche curate in ogni progetto da artisti diversi: Francesco Catalucci maestro di chitarra a sette corde pieno di spirito, che ha accompagnato Le avventure di Pinocchio e Andersen Fiabe; i Guappecartò, orchestra jazz arabeggiante dalla straordinaria delicatezza e capacità compositiva, che hanno disegnato gli scenari di Alice nel paese delle meraviglie; Dody Bagilliere, batterista che ha portato una ventata di Africa tribale ne La conferenza degli animali, audiolibro che ha coinvolto diversi attori calati nei panni degli animali, mentre la voce di ogni audiolibro è solitamente la mia.

2 – In base a cosa avete scelto le prime produzioni e letture? Quali sono gli ingredienti, oltre alla voce, dei vostri progetti?

La prima produzione è stata Andersen Fiabe: audiolibro che raccoglie otto fiabe dell’autore danese. È stato un po’ un primo passo verso il mondo del racconto e ci ha fatto prendere le misure di come potevamo affrontare le nostre produzioni e quali potevano essere le potenzialità, mescolando la voce con delle musiche (di repertorio in quel caso). Questo progetto ha avuto in seguito una nuova edizione nel 2017 dove sono state nuovamente registrate le storie e composte le musiche ad hoc (in vero Verissimo è presente un Bolero di Ravel a chitarra che accompagna il mondo del chiacchiericcio di un pollaio, spassosissimo). Da lì sono seguiti Pinocchio, che è un po’ un racconto a mo’ di cantastorie, poi Alice nel paese delle meraviglie, ambientato in paesaggi sonori ampi e orchestrali, e successivamente La conferenza degli animali.
Quest’ultimo è il primo strutturato come radiodramma, con una voce narrante e i personaggi affidati a diversi attori, mentre tutti gli altri audiolibri sono raccontati da una voce sola, che entra in situazioni e personaggi.
Ogni audiolibro ha rappresentato una storia a se e una lavorazione sempre diversa; lo spirito è stato, ed è sempre, quello di cambiare gli ingredienti e le collaborazioni per non ripetersi in una modalità narrativa unica, lasciandosi aperto il punto di arrivo di ogni viaggio/storia. Gli audiolibri hanno quindi caratteri molto eterogenei e per noi stessi sono progetti che andiamo a scoprire che forma prenderanno nel corso della loro creazione. Il che è sempre molto entusiasmane e divertente.
La musica ha un ruolo importantissimo nella creazione dell’audiolibro, perché traccia un percorso e delle suggestioni sempre diverse e per questo è sempre presente; non abbiamo ancora registrato un audiolibro con sola voce.
Ogni nuovo lavoro ha in qualche modo qualche relazione col precedente; e il filo conduttore, anche nella scelta dei testi, è una certa visione del mondo nei panni dei bambini.
Lo è soprattutto per Pinocchio, ma anche per Alice e La conferenza; sono tutti grandi classici dalla parte dei bambini. In Pinocchio in primis, al di la dei cliché che gli vengono spesso affibbiati, abbiamo letto un romanzo estremamente a misura dei più piccoli e schierato proprio dalla loro parte; nella nota all’edizione diciamo:

Pinocchio non è cattivo; ha semplicemente una curiosità sfrenata, sfegatata, irriverente, nel suo essere vivo e scalpitante. È capriccioso sì, ed anche bugiardo (in realtà in un paio di occasioni solamente); ma per la paura di esser sbagliato nel mondo in cui è nato.Ma è anche e soprattutto buono, sincero, altruista, premuroso, intrepido e giudizioso. Già.
Ci si chiede al termine della storia se sia Pinocchio a diventar bambino, o se non sia invece il mondo di chi gli sta attorno a riconoscerlo finalmente come tale; ad accorgersi infondo che Pinocchio non è mai stato burattino.

 

Di seguito le altre storie, al di la della forma espressiva del racconto che hanno preso, hanno mantenuto questa linea anche nella scelta dei testi appunto: è il mondo degli adulti ad esser storto, non quello dei bambini.
In Alice, nel suo sogno, nel mondo della fantasia dei bambini, le regole del mondo adulto, del come si dovrebbe essere e del come ci si dovrebbe comportare, del cosa è giusto e cosa è sbagliato viene frullato in un meraviglioso miscuglio che svuota tutte queste definizioni di ogni serietà.

3 – Il vostro ultimo lavoro, “La conferenza degli animali”, scritto da uno autore tedesco importante ma non così conosciuto, Erich Kästner, è un testo molto legato ad IBBY, un organismo no profit che da quasi 70 anni si occupa di promozione della lettura e al quale come associazione siamo iscritti. Com’è nato questo scelta?

La Conferenza è arrivata come naturale approdo di questo filone e ne è anche il manifesto in qualche modo (il mondo degli adulti deve imparare da quello dei bambini e non viceversa: qui si tratta del futuro dei bambini); inoltre Tanja ed io viviamo con i nostri figli a cavallo tra due culture, quella italiana e quella tedesca e questo testo è un classico quasi quanto può esserlo Pinocchio per noi. Abbiamo inoltre ritenuto che il messaggio di fondo di Kästner e di Jella Lepman fosse molto importante per quello che sta accadendo ai giorni nostri; dal momento che anche in questo racconto, seppur scritto nel secondo dopoguerra, rimane attuale: le guerre oggi sono più lontane ma i loro effetti arrivano concretamente da noi e nella vita dei nostri figli, che magari hanno compagni di classi che sono scappati dalla propria terra.

4 – Quali sono i prossimi testi che affronterete? E continuerete a lavorare sempre nell’ambito della letteratura rivolta ai ragazzi oppure svilupperete anche altre sezioni?

Al momento abbiamo in cantiere Gian Burrasca di Vamba, in uscita per natale: un bel monologone di otto ore accompagnato dal commento sonoro a solo contrabbasso di Tommaso Calomito. Giannino è molto divertente e spassoso nei suoi disastri, ma ad un certo punto della storia, diventa quasi indifendibile, non se ne può più insomma … questa volta hanno ragione gli adulti nel loro modo di agire (relativizzato all’epoca), Giannino le combina troppo grosse? … Eh no, nel momento in cui verrà mandato in collegio tutto prende un senso e si scopre chi veramente è Gian Burrasca: un vero eroe che lotta contro i soprusi, un paladino della giustizia; tutto il suo carattere trova un senso, il cerchio si quadra e diventerà la guida della famosa ribellione del “Viva la pappa col pomodoro!”.
Insomma, anche in questo caso, siamo convinti che sia un testo scritto nell’ottica dei bambini: quello che non capiremo oggi e ci sembra un disastro totale, lo capiremo (e prenderà un senso), forse, domani.

Il filone di audiolibri per adulti è sempre una grande tentazione, vedremo il prossimo anno..!

La bugia

27 settembre 2018

In Breve storia della bugia, Maria Bettetini racconta la menzogna, “una figura che accompagna ogni aspetto del vivere sociale”, una panoramica, da Ulisse a Pinocchio, di “chi ne ha scritto, ne ha scritte, o ne ha dette nel corso della storia a noi nota”. Le bugie di governanti, giocatori, artisti e bambini, viste dalla parte dei filosofi, scrittori e poeti.
Ulisse mentì per salvarsi la vita, ma anche per il piacere di farlo. Platone consigliava ai governanti di mentire nell’interesse del popolo. Nel Medio Evo si pensava che la bugia fosse un attacco alla parola di Dio. Poi, improvvisamente, la bugia diventò un’arte, attraverso il pensiero di Machiavelli, i manuali dei gentiluomini e l’esplosione dell’Arte di Stupire. Da quel momento, la linea di confine che divide le menzogne di Pinocchio e le grandi illusioni si è assottigliata sempre più, e forse la realtà virtuale non è che l’ultima grande bugia.
Se ci soffermiamo sulla letteratura per l’infanzia, oltre al già citato Pinocchio, è impossibile non pensare a Giannino Stoppani, il monello di Vamba, a cui l’arte della menzogna è del tutto sconosciuta, ma che è capace di mettere in luce le bugie e le contraddizioni del mondo degli adulti.
Il pensiero va anche a Gelsomino di Gianni Rodari, che finisce in un paese dove le cose vanno alla rovescio e il re Giacomone per impedire che si parlasse delle sue precedenti imprese furfantesche ha imposto ai suoi sudditi di non dire più la verità, pena la fine in prigione o in manicomio.
Leo Lionni ha raccontato della bugia in Teodoro e il fungo parlante, in cui un topolino convince gli amici che il fungo che ha trovato è davvero speciale e unico, infatti dice sempre la verità, cosa che lo aiuterà a diventare re degli animali.
Mentre Isabelle Arsenault ne La mia amica Colette ha messo in pagina una piccola e simpatica racconta frottole a fin di bene, da inserire assolutamente nella lunga lista dei bugiardi della letteratura.
La ricerca potrebbe allargarsi anche ai romanzi per adolescenti, pensiamo a L’arte di sparare balle di Jordan Sonnenblick, a o anche L’anno in cui imparai a raccontare storie di Lauren Wolk e a L’albero delle bugie di Frances Hardinge, finalista al nostro premio Orbil nel 2017.
Di volta in volta in questi libri la bugia viene raccontata come una cosa brutta, di cui avere vergogna, altre volte come un gioco innocente, perfino creativo, o anche un’azione riprovevole, che fa del male, che pesa sulla coscienza di grandi e piccini.
È da oggi in libreria un albo illustrato che riporta l’attenzione sulla menzogna, un libro che vede la luce in Italia grazie alla collaborazione della nostra Associazione con Lapis edizioni. La bugia di Catherine Grive, illustrato da Frédérique Bertrand, lo abbiamo conosciuto in francese, un pomeriggio a Bologna, riuniti in Accademia Drosselmeier per il nostro lavoro associativo. Ci aveva colpito per le sue potenzialità narrative e per il raffinato impianto iconografico.
Quanto può essere penetrante una bugia nella vita di un bambino? E’ un piccolo pallino rosso che ti aspetta la sera quando vai a letto, anche se tu non vuoi, puoi provare a scacciarla, ma lei ritorna, può moltiplicarsi e crescere così tanto da invadere ogni centimetro di spazio e di pensiero.
Un’incursione totale di pois rossi, che ci hanno ricordato le opere di Yayoi Kusama, ma anche le macchie della nostra tanto amata Pimpa.
Qualche giorno fa Silvia Vegetti Finzi, sulle pagine di un quotidiano nazionale, interveniva su verità e bugia, sostenendo che nonostante sia un’esperienza dolorosa, l’incontro con la bugia ha per i bambini un aspetto positivo perché li “aiuta a superare la pretesa di un sapere onnipotente, rivelandogli che ognuno conserva in sé una zona di segreto e di mistero”.
A consolare i più piccoli la capacità creativa di fantasticare, di costruire immagini e narrazioni personali.
E siamo d’accordo anche quando afferma che verità e giustizia stanno insieme e che se per gli adulti la verità è una questione etica, per i bambini, come raccontano bene le illustrazioni di questo albo, è una questione interiore.
Quando abbiamo proposto questo libro a Lapis lo abbiamo immaginato sugli scaffali delle scuole italiane o tra le mani di genitori sensibili ed attenti pronti a condividerne la lettura con i loro bambini, godendo della forza evocativa di questa storia e della bellezza delle immagini che l’accompagnano.
Siamo molto felici di questa collaborazione e nei prossimi mesi ci dedicheremo a diffondere il libro, accompagnandolo con tutte le riflessioni e le azioni che i librai sapranno generare.

Elena Giacomin
libreria La casa sull’albero di Arezzo

L’ALIR a Lectorinfabula

12 settembre 2018
Giovedì 13 settembre a Conversano (Ba) comincia il festival di approfondimento culturale Lectorinfabulache quest’anno nella sezione Lector Ragazzi dedica due incontri all’Alir. 
Giovedì 13 alle 17.00 Mariaserena Melillo (libraia della Libreria Le Storie Nuove), la professoressa Rina Locaputo e gli studenti delle scuole medie, incontrano Alessandra Valtieri traduttrice di “La mia rivoluzione” edito da Mondadori in collaborazione con Alir.
Sabato 15 alle ore 20.00 Mariaserena e Mariella Fusillo della Libreria Minopolis incontrano il pubblico in un incontro dal nome “Spieghiamo le ali”, per tutti quelli che hanno voglia di ascoltare i progetti passati e le idee future dell’ALIR Librerie Indipendenti Per Ragazzi, e per confrontarsi sulle librerie indipendenti.
La sezione ragazzi di Lectorinfabula sarà pienissima di incontri, il pubblico avrà l’occasione di incontrare Marie Aude Murail, Jutta Richter, Teresa Porcella, Cristina Bellemo. Due mostre saranno dedicate alla letteratura per ragazzi una ad Armin Greder e l’altra a Vanvere edizioni, tanti saranno i laboratori per i bambini e i ragazzi uno fra tutti quello di Vittoria Facchini.
Tantissimi altri incontri per grandi e piccoli saranno dedicati a tanti temi attorno al tema principale “Immaginazione e potere nell’era digitale”, per chi fosse interessato questo il link al programma: http://www.lectorinfabula.eu/programma/

Premio Orbil 2018

4 maggio 2018

Il premio ORBIL, giunto alla sua settima edizione, è frutto del lavoro e della competenza degli oltre 80 librai delle 40 librerie aderenti all’associazione. Questi i vincitori dell’edizione 2018.

Albi illustrati
VOCI NEL PARCO, 
Anthony Browne, trad. Sara Saorin, Camelozampa
Un racconto a quattro voci di una passeggiata nel parco, 4 personaggi “vestiti” da gorilla antropomorfizzati, le cui vite e i destini si intrecciano, si incontrano e si scontrano nello stesso luogo con tutte le contraddizioni, i pregiudizi e le angosce umane con cui si accompagnano. In questo albo illustrato Anthony Browne ha saputo descrivere gli stati d’animo e le intime caratteristiche dei quattro personaggi, due adulti e due bambini, utilizzando punti di vista, caratteri tipografici e registri linguistici differenti ma sopratutto attraverso le illustrazioni, pulite, precise, ricche di colore e di particolari, surrealiste e traboccanti di rimandi a Magritte e Hopper. Un albo illustrato che è esplosione di emotività e di richiami immaginifici.

Narrativa 6/10
I NUMERI FELICI
Susanna Mattiangeli, ill. Marco Corona, Vànvere Edizioni
Si potrebbe credere che numeri e lettere non vadano d’accordo, che matematica e letteratura non si sposino. Questo libro è la prova che invece i numeri ci raccontano storie, segnano destini, influenzano la nostra vita. Susanna Mattiangeli ci spinge a sognare ma anche a contare, contare la vita, le cose, i viaggi, le esperienze. Sommare, moltiplicare, dividere aiuta Tina ad affrontare la sua vita piccola di bambina, con i grandi eventi emotivi che la caratterizzano. Un piccolo gioiello, unico nel suo genere.

Narrativa 11/14
HOTEL GRANDE A
Sjoerd Kuyper, trad. Anna Petrucco Becchi, La Nuova Frontiera Edizione
Una scrittura asciutta, uno stile sorprendente quello di Kujper, bastano poche righe e si è dentro: una storia commovente ed esilarante al tempo stesso capace di regalare una rara profondità ai personaggi improbabili, eppure credibili che abitano l’Hotel Grande A. Belle le due voci narranti, quella di Kos ragazzino di 13 anni che affida i suoi pensieri durante due folli settimane a un registratore e quella di Isabel, di cui è innamorato, che ci mostra il suo sguardo sugli avvenimenti della storia. Un romanzo di formazione, di prime esperienze, di tentennamenti, anche di errori, che senza retorica e con ironia racconta di vita, di morte, di amore.

Young Adult
ANIME SCALZE
Fabio Geda, Einaudi
Un romanzo in grado di contenere l’essenza stessa dell’adolescenza, non come età acerba della superficialità, ma come terra di grandi domande sull’esistenza, battaglia per guadagnarsi un posto nel mondo, banco di prova per l’amore, il coraggio, le responsabilità che dovranno venire ma che sono già in tutta la loro potenza. Un libro che coglie la fatica del diventare adulti e la condizione dell’adolescenza, una stagione breve ma in grado di formarci per sempre.

Divulgazione
COLORAMA
Cruschiform, trad. Jacopo Pes, Ippocampo
133 tonalità di colore raccolte in un volume meraviglioso, un campionario di sfumature capace di raccontare la realtà, ma non solo. La dimensione è quella d un immaginario poetico che pagina dopo pagina si apre con un ritmo puntuale, un alternarsi di illustrazioni e brevi testi a sinistra e una campitura piatta a destra. Difficile smettere di sfogliare e così facendo sono i colori a guidarci in un percorso che si snoda tra cultura, sport, scienze, mercato, industria. Un libro irresistibile, un concentrato di informazioni in grado di suscitare interesse e suggestioni in lettori di ogni età.

Ballon
CONTRO CORRENTE
Alice Keller, ill. Veronica Truttero, Sinnos
Lo stile della narrazione di Alice Keller si intreccia alle illustrazioni di Veronica Truttero in una perfetta sinfonia, consegnandoci un libro tra fumetto e narrativa che permette al lettore di sentirsi a proprio agio tra le pagine, anche grazie ai caratteri in stampato maiuscolo e il font ad alta leggibilità. Un libro che ci fa vivere il desiderio, insieme alle protagoniste, di andare contro corrente, di inseguire un sogno e vederlo realizzato.

Sabato 12 maggio alle ore 15,00 all’interno del Salone Internazionale del libro di Torino, Spazio Stock, Bookstock Village, avrà luogo un incontro dedicato alla presentazione del Premio che i librai di ALIR assegnano ogni anno ai migliori libri per ragazzi.

La redazione
ALIR

Carta Bianca ad Angela Nanetti

31 marzo 2018

Angela Nanetti, nata a Budrio, laureata in Storia Medievale e trasferitasi a Pescara dove ha insegnato per molti anni, é autrice di numerosi romanzi, letti da molti ragazzi, adolescenti e adulti, in Italia e all’estero. Il suo ultimo lavoro, Il figlio prediletto, è uscito questo gennaio per Neri Pozza. Lasciamo “carta bianca” all’autrice per farci raccontare la sua poetica, i suoi temi, la sua letteratura (senza differenziazione alcuna… bambini, ragazzi, adulti), le sue storie.
Per capire come ha costruito, storie come Cambio di Stagione, L’uomo che coltivava le comete o i più recenti Mistral, romanzi a tutti gli effetti per tutti, perché, come da anni affermano librai, bibliotecari e addetti ai lavori: “non esiste la letteratura per ragazzi, ma esiste la letteratura”. Per scoprire il suo rapporto con la Storia: ha scritto molte biografie romanzate, da Il sogno di Cristina e L’amor segreto, fino al recente Il bambino di Budrio.

Nel 1984 una piccola casa editrice di Trieste, che avevo scoperto casualmente mettendo piede per la prima volta alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, pubblicò il mio primo libro, Le memorie di Adalberto, dopo un’ attesa di un paio di anni e una serie di rifiuti per me incomprensibili. La casa editrice si chiamava Edizioni EL e col tempo diventò EL, Emme Edizioni, Einaudi Ragazzi, uno dei riferimenti più importanti e prestigiosi della letteratura per ragazzi in Italia. Dunque un incontro fortunato e un “matrimonio”, il nostro, durato una ventina di anni. Che cosa favorì quell’incontro? Che cosa permise a una totale sconosciuta, che aveva avuto la presunzione di cimentarsi con un romanzo per ragazzi, di essere accolta e inserita nella collana “Le letture”, Premio Andersen–Baia della Favole 1982? Direi la loro originalità. “Le letture” erano la prima collana di tascabili per ragazzi, divisa dai colori per livelli di competenza, libri dal formato di un giornalino, agili, freschi e nuovi non solo nella forma e nella illustrazione ma anche nei contenuti. Le memorie di Adalberto erano un breve romanzo, che rispecchiava queste caratteristiche, ironico e non banale nei contenuti: un connubio perfetto. E tuttavia il manoscritto era stato rifiutato da numerosi editori e dentro alle stesse Edizioni EL aveva incontrato dubbi e perplessità iniziali, perché metteva al centro delle vicende Adalberto, un preadolescente pieno di insicurezze, riservando un’attenzione particolare ai problemi del corpo che cambia. Il corpo che cambia nell’età tra i dodici e i tredici anni registra i suoi primi, vistosi segnali, le sue misure e dismisure, compresa quella del “coso”, generando inquietudini e paure che vengono normalmente ignorate dagli adulti, soprattutto nella scuola. In quegli anni queste tematiche erano anche totalmente assenti nella letteratura per ragazzi, ma io ero convinta che per farsi leggere e amare un libro dovesse favorire l’identificazione tra lettore e personaggi, e che un dodicenne che si racconta, come Adalberto, dovesse risultare credibile sia nel linguaggio sia nei problemi, senza censure. Il libro infatti incontrò subito un’adesione totale da parte dei lettori di entrambi i sessi, ricevette l’Andersen nel 1985 e fu tradotto anche in numerosi Paesi europei. Dopo un decennio di quasi ostracismo nella scuola, fu progressivamente accolto e continua a essere letto come una sorta di classico a partire dagli ultimi anni delle elementari. Ho raccontato il mio esordio, perché in quel piccolo romanzo e nelle ragioni che mi spinsero a scriverlo ci sono già gli elementi fondamentali della mia “poetica”: fedeltà a me stessa e alle ragioni del mio scrivere; rispetto del lettore bambino/ragazzo; ricerca della autenticità dei personaggi e della storia; lavoro sulla pagina e sulla scrittura.
La fedeltà a me stessa mi ha sempre portato a seguire solo le mie ragioni e a tenermi lontana dalle mode e dalle richieste del mercato. Con Le Memorie di Adalberto la sfida fu quella di indurre a leggere dei non lettori: di qui la scelta dell’io narrante, che favorisce il meccanismo di identificazione, e lo sforzo di costruire un preadolescente credibile lavorando sulla psicologia e sul linguaggio. Cosa pensa Adalberto? Come si relaziona agli altri? E soprattutto, come parla? Da principiante qual ero, e per le ragioni che ho indicato, il libro mi richiese, tra soste e revisioni, circa due anni. Dopo “Adalberto” ho continuato a costruire storie e caratteri, maschili e femminili, di impronta realistica, con un’attenzione particolare alle relazioni familiari (vedi “Veronica”) e al tema dell’innamoramento (Cambio di stagione, Guardare l’ombra e, più tardi, Mistral), da me sentito come un’esperienza emotiva e fisica fondamentale nell’età della crescita. Sul modello di “Adalberto” anche in “Veronica” ho usato l’io narrante, perché mi permetteva una forte caratterizzazione del personaggio e l’uso di un registro ironico e scanzonato, mentre nei romanzi rivolti agli adolescenti ho utilizzato la narrazione indiretta, che favorisce un lavoro di introspezione più complesso, una narrazione più articolata e un uso più ricco e vario della lingua, meglio adeguati all’età dei lettori. Si tratta di storie difficili, la seconda delle quali drammatica perché racconta lo stupro subìto dalla protagonista, nelle quali ho cercato di raccontare l’esperienza amorosa sottraendola ai romanticismi stucchevoli e alla banalizzazione, dando voce al desiderio e all’incantamento, al tormento della delusione e al sogno, alla umiliazione e allo smarrimento, senza forzature e senza ammiccamenti facili, nella convinzione che il rispetto del lettore richieda l’autenticità dei personaggi e delle storie, ma anche una modalità comunicativa adeguata all’età. Tutto si può dire e scrivere, ma c’è un “come” da tenere costantemente presente. E a proposito di questo, che è poi il ragionare sulla lingua e la scrittura, negli anni e con l’acquisizione di un mestiere sempre più sicuro, le mie narrazioni hanno incominciato a percorrere sentieri differenziati e la scrittura in questo cammino le ha accompagnate: dal “realismo” iniziale di cui ho detto al “realismo fiabesco” di L’uomo che coltivava le comete, La città del circo pop corn e Viola dei cento castelli; dalla narrazione mista, prosa e poesia, di Azzurrina alla scabrosità anche linguistica di I randagi e Gorgius; dalle biografie romanzate di Cristina Belgioioso ed Era calendimaggio, poi divenuto L’amor segreto, al doppio registro narrativo di Morte a Garibaldi, alla prosa poetica di Un giorno un nome incominciò un viaggio.
L’opera di passaggio è stato il romanzo per ragazzi che mi ha resa nota non solo in Italia, ma anche in Paesi lontani: Mio nonno era un ciliegio.
Questo libro affronta il tema della morte, utilizzando ancora una volta un io-narrante infantile. Tonino è un bambino di nove anni, che ricorda il suo rapporto con due nonni speciali, il nonno Ottaviano e la nonna Teodolinda, e con il ciliegio Felice, piantato dal nonno alla nascita della madre e simbolo della continuità della vita. Il tema, delicato e difficile, è “alleggerito” dal parlato infantile, che mi ha permesso uno sguardo diverso sulla vita e sulla morte, dall’uso di un registro ora ironico ora poetico, e dall’impiego della metafora. Il ciliegio nella narrazione diventa infatti metafora della continuità della vita, della relazione tra generazioni e della memoria, riuscendo in questo modo a dare senso e risposte al vuoto lasciato dalla morte. L’uso della metafora, riproposto in L’uomo che coltivava le comete, ha permesso anche in questo caso un livello di lettura più ricco e complesso rispetto a quello lineare, alleggerendo una storia cruda per mezzo di un linguaggio fortemente poetico. Proprio questa possibilità di livelli diversi di lettura ha fatto sì che entrambi i romanzi fossero letti e apprezzati non solo dai ragazzi ma anche dagli adulti, e ha offerto a me lo stimolo per esplorare altri percorsi narrativi, sperimentando una scrittura più ricca e varia. E’ stato dunque abbastanza conseguente il mio approdo al romanzo per adulti, ma non è stata casuale la scelta della vicenda narrata in Il bambino di Budrio. A questo romanzo storico, che parte da fatti realmente accaduti, non sarei mai arrivata se al centro di tutto non ci fossero stati un bambino e la sua sofferenza e non avessi già sperimentato, anche come metodo di lavoro, la ricostruzione di luoghi e vicende temporalmente lontani in Cristina Belgioioso e in Era calendimaggio, romanzi che fin dal loro esordio sono stati considerati trasversali. Nel primo lo sfondo è quello dell’Italia e dell’Europa risorgimentali, nel secondo è la Firenze dantesca, per ricostruire la quale, oltre alla consultazione di fonti scritte, ho percorso a lungo la città, cercando di definirne i confini e le misure prima del ‘300, data dell’esilio di Dante, censendo gli edifici a lui coevi (assai pochi rispetto alla Firenze raccontata dalle guide), ricostruendoli o completandoli dov’era necessario ed espungendo quelli posteriori, per immaginare uno spazio storicamente plausibile che desse alle vicende e ai personaggi una maggiore verosimiglianza. In Era calendimaggio ho sperimentato inoltre una modalità di narrazione nuova, l’alternanza del dialogo e della terza persona, che ho riproposto in forma più complessa in Il bambino di Budrio. Ritengo quindi che il lungo cammino dentro la scrittura per ragazzi mi abbia permesso di costruire gli strumenti indispensabili per affrontare il romanzo “per adulti”, non avendo mai interpretato quel “per” in senso riduttivo, ma funzionale: si trattava cioè di tenere conto del fruitore, bambino o ragazzo, non per “sminuire” lingua e contenuti, ma per poterlo raggiungere secondo modalità a lui adeguate, pur mantenendo intatta la qualità. Tuttavia, benché i due romanzi citati avessero incontrato un deciso apprezzamento presso i lettori adulti, sentivo il bisogno di una diversa libertà sulla pagina, che deriva dal non dovere tenere conto di un lettore e delle sue esigenze e lascia all’autore la possibilità di essere totalmente se stesso: ciò che distingue la letteratura per adulti da quella per bambini e ragazzi. E’ nato così Il bambino di Budrio. E se per un verso mi ha facilitato il compito l’avere a disposizione una vicenda realmente accaduta, sia pure riferita dalle fonti in modo assai ridotto, dall’altra non solo mi ha posto davanti alla difficoltà di ricostruire uno sfondo storico complesso e dei luoghi lontani (la Roma barocca di papa Innocenzo X e il mio paese, Budrio, nel’600), ma soprattutto di immaginare psicologie maschili particolari, quelle di ecclesiastici appartenenti a ordini diversi e conflittuali e in diverse posizioni gerarchiche, e in pari tempo di narrare una vicenda umana che, pur senza costringerla a una attualizzazione forzata, poteva dire qualcosa ed essere materia di riflessione e di turbamento anche per noi. La metodologia che ho applicato nella costruzione del romanzo è la stessa che avevo messo a punto nel corso del mio lungo lavoro di autrice: traccia essenziale della vicenda, lungo lavoro nella costruzione dei personaggi protagonisti partendo dal carattere e dalle psicologie, ricostruzione dei luoghi secondo un criterio di fedeltà storica e infine ricerca di una voce narrante, che in questo romanzo costituisce la spina dorsale della narrazione. Il romanzo mi ha richiesto un quinquennio di lavoro, è risultato finalista al Premio “Neri Pozza” e ha vinto il premio ”Il Terriccio” per il romanzo storico. A questo è seguito Il figlio prediletto, uscito a fine gennaio 2018 e pubblicato ancora dall’editore Neri Pozza, una storia drammatica che si sviluppa in due tempi e due luoghi, un paesino della Calabria e Londra, e ha come protagonisti un giovane gay e sua nipote Annina.
Questo romanzo, che non dipende più nell’intreccio da fatti accaduti ma è una storia di pura invenzione, dispiega in pieno, a mio parere, la mia libertà e maturità narrative e contiene al suo interno, pur nella sua originalità, molte tracce del mio lavoro e della mia scrittura precedenti. Per chi li conosce, naturalmente, e sa trovarli. In occasione della sua uscita, alcune recensioni apparse su quotidiani hanno messo in evidenza la mia provenienza di autrice per ragazzi, quasi a sottolineare una minorità, secondo il vecchio pregiudizio italiano di due letterature, una di serie A e l’altra di serie B, separate e non confondibili. Credo invece, e tutta la mia bibliografia lo dimostra, di avere sempre lavorato seguendo il criterio indicato da Roberto Denti: “O è letteratura, o non è”. Tocca al lettore giudicare.
Angela Nanetti

La mia rivoluzione: il potere dei libri

19 marzo 2018

Nel 1961 a due anni dalla rivoluzione cubana, migliaia di giovani volontari partirono per un’enorme campagna di alfabetizzazione dei campesinos. L’obiettivo era quello di cancellare completamente l’analfabetismo entro la fine dell’anno, e così creare cittadini forti e responsabili capaci di leggere e scrivere.
Il romanzo “La mia rivoluzione” di Katherine Paterson arriva oggi in tutte le librerie. Pubblicato da Mondadori editore nella collana Contemporanea e tradotto da Alessandra Valtieri, il libro è il primo pubblicato in collaborazione con ALIR.
L’idea e il progetto di pubblicazione nascono in territorio pugliese in occasione del Convegno di Monopoli “Librerie per ragazzi: ieri, oggi e domani. Libri, lettori, cultura” promosso da ALIR nell’ottobre scorso.
Nell’ottica di un dialogo più stretto e significativo con gli editori l’Associazione delle Librerie Indipendenti per Ragazzi ha proposto a Mondadori, editore della Paterson in Italia, di collaborare per la pubblicazione de “La mia rivoluzione”.
La storia raccontata dall’autrice è quella di Lora giovanissima studentessa di città, amante della letteratura e delle poesie di José Martí, che decide di partire volontaria con la Brigada Conrado Benitez proprio per la campagna di alfabetizzazione promossa da Fidel Castro.
Il distintivo della Brigada, appuntato con orgoglio sulla giacca e sul basco, raffigura un libro aperto con al centro una grande A e una matita.
I ragazzi sono un esercito, un esercito di combattenti, e le loro armi sono proprio libri e matite.
Attraverso lo sguardo di Lora conosciamo la Cuba del tempo, le condizioni di vita dei campesinos, la vediamo crescere, imparare a fare i lavori umili della famiglia che la ospita, confrontarsi con l’insegnamento, avere paura ed infine gioire per il risultato ottenuto: tutti i membri delle due famiglie a cui aveva insegnato, avevano superato gli esami finali e ormai sapevano leggere e scrivere il proprio nome.
Aveva portato un nuovo giorno, usando i libri e le matite e il dono delle parole. Alla fine dell’anno, come promesso, Cuba aveva annullato l’analfabetismo, e Lora era diventata grande.
Katherine Paterson ha raccontato questa storia, leggiamo nelle sue note al romanzo, conoscendo quanto sia stato repressivo il regime cubano, consapevolezza che “non toglie nulla al fatto che Fidel avesse compreso che l’alfabetizzazione, l’istruzione e la sanità gratuiti fossero elemento fondamentale per il funzionamento di una società e il bene di ogni cittadino”.
La scelta della nostra associazione di proporre questo romanzo, è presto spiegata. Quella di Lora e di tutti i brigadistas cubani, é un’esperienza esemplare per i ragazzi, per gli adulti e per tutti coloro che credono che la scrittura, la lettura e i libri possano essere strumenti essenziali per la formazione dei cittadini e motore di grande rivoluzione.

 

Mariaserena

Libreria Le Storie Nuove Conversano