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Premio Orbil 2018

4 maggio 2018

Il premio ORBIL, giunto alla sua settima edizione, è frutto del lavoro e della competenza degli oltre 80 librai delle 40 librerie aderenti all’associazione. Questi i vincitori dell’edizione 2018.

Albi illustrati
VOCI NEL PARCO, 
Anthony Browne, trad. Sara Saorin, Camelozampa
Un racconto a quattro voci di una passeggiata nel parco, 4 personaggi “vestiti” da gorilla antropomorfizzati, le cui vite e i destini si intrecciano, si incontrano e si scontrano nello stesso luogo con tutte le contraddizioni, i pregiudizi e le angosce umane con cui si accompagnano. In questo albo illustrato Anthony Browne ha saputo descrivere gli stati d’animo e le intime caratteristiche dei quattro personaggi, due adulti e due bambini, utilizzando punti di vista, caratteri tipografici e registri linguistici differenti ma sopratutto attraverso le illustrazioni, pulite, precise, ricche di colore e di particolari, surrealiste e traboccanti di rimandi a Magritte e Hopper. Un albo illustrato che è esplosione di emotività e di richiami immaginifici.

Narrativa 6/10
I NUMERI FELICI
Susanna Mattiangeli, ill. Marco Corona, Vànvere Edizioni
Si potrebbe credere che numeri e lettere non vadano d’accordo, che matematica e letteratura non si sposino. Questo libro è la prova che invece i numeri ci raccontano storie, segnano destini, influenzano la nostra vita. Susanna Mattiangeli ci spinge a sognare ma anche a contare, contare la vita, le cose, i viaggi, le esperienze. Sommare, moltiplicare, dividere aiuta Tina ad affrontare la sua vita piccola di bambina, con i grandi eventi emotivi che la caratterizzano. Un piccolo gioiello, unico nel suo genere.

Narrativa 11/14
HOTEL GRANDE A
Sjoerd Kuyper, trad. Anna Petrucco Becchi, La Nuova Frontiera Edizione
Una scrittura asciutta, uno stile sorprendente quello di Kujper, bastano poche righe e si è dentro: una storia commovente ed esilarante al tempo stesso capace di regalare una rara profondità ai personaggi improbabili, eppure credibili che abitano l’Hotel Grande A. Belle le due voci narranti, quella di Kos ragazzino di 13 anni che affida i suoi pensieri durante due folli settimane a un registratore e quella di Isabel, di cui è innamorato, che ci mostra il suo sguardo sugli avvenimenti della storia. Un romanzo di formazione, di prime esperienze, di tentennamenti, anche di errori, che senza retorica e con ironia racconta di vita, di morte, di amore.

Young Adult
ANIME SCALZE
Fabio Geda, Einaudi
Un romanzo in grado di contenere l’essenza stessa dell’adolescenza, non come età acerba della superficialità, ma come terra di grandi domande sull’esistenza, battaglia per guadagnarsi un posto nel mondo, banco di prova per l’amore, il coraggio, le responsabilità che dovranno venire ma che sono già in tutta la loro potenza. Un libro che coglie la fatica del diventare adulti e la condizione dell’adolescenza, una stagione breve ma in grado di formarci per sempre.

Divulgazione
COLORAMA
Cruschiform, trad. Jacopo Pes, Ippocampo
133 tonalità di colore raccolte in un volume meraviglioso, un campionario di sfumature capace di raccontare la realtà, ma non solo. La dimensione è quella d un immaginario poetico che pagina dopo pagina si apre con un ritmo puntuale, un alternarsi di illustrazioni e brevi testi a sinistra e una campitura piatta a destra. Difficile smettere di sfogliare e così facendo sono i colori a guidarci in un percorso che si snoda tra cultura, sport, scienze, mercato, industria. Un libro irresistibile, un concentrato di informazioni in grado di suscitare interesse e suggestioni in lettori di ogni età.

Ballon
CONTRO CORRENTE
Alice Keller, ill. Veronica Truttero, Sinnos
Lo stile della narrazione di Alice Keller si intreccia alle illustrazioni di Veronica Truttero in una perfetta sinfonia, consegnandoci un libro tra fumetto e narrativa che permette al lettore di sentirsi a proprio agio tra le pagine, anche grazie ai caratteri in stampato maiuscolo e il font ad alta leggibilità. Un libro che ci fa vivere il desiderio, insieme alle protagoniste, di andare contro corrente, di inseguire un sogno e vederlo realizzato.

Sabato 12 maggio alle ore 15,00 all’interno del Salone Internazionale del libro di Torino, Spazio Stock, Bookstock Village, avrà luogo un incontro dedicato alla presentazione del Premio che i librai di ALIR assegnano ogni anno ai migliori libri per ragazzi.

La redazione
ALIR

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Carta Bianca ad Angela Nanetti

31 marzo 2018

Angela Nanetti, nata a Budrio, laureata in Storia Medievale e trasferitasi a Pescara dove ha insegnato per molti anni, é autrice di numerosi romanzi, letti da molti ragazzi, adolescenti e adulti, in Italia e all’estero. Il suo ultimo lavoro, Il figlio prediletto, è uscito questo gennaio per Neri Pozza. Lasciamo “carta bianca” all’autrice per farci raccontare la sua poetica, i suoi temi, la sua letteratura (senza differenziazione alcuna… bambini, ragazzi, adulti), le sue storie.
Per capire come ha costruito, storie come Cambio di Stagione, L’uomo che coltivava le comete o i più recenti Mistral, romanzi a tutti gli effetti per tutti, perché, come da anni affermano librai, bibliotecari e addetti ai lavori: “non esiste la letteratura per ragazzi, ma esiste la letteratura”. Per scoprire il suo rapporto con la Storia: ha scritto molte biografie romanzate, da Il sogno di Cristina e L’amor segreto, fino al recente Il bambino di Budrio.

Nel 1984 una piccola casa editrice di Trieste, che avevo scoperto casualmente mettendo piede per la prima volta alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, pubblicò il mio primo libro, Le memorie di Adalberto, dopo un’ attesa di un paio di anni e una serie di rifiuti per me incomprensibili. La casa editrice si chiamava Edizioni EL e col tempo diventò EL, Emme Edizioni, Einaudi Ragazzi, uno dei riferimenti più importanti e prestigiosi della letteratura per ragazzi in Italia. Dunque un incontro fortunato e un “matrimonio”, il nostro, durato una ventina di anni. Che cosa favorì quell’incontro? Che cosa permise a una totale sconosciuta, che aveva avuto la presunzione di cimentarsi con un romanzo per ragazzi, di essere accolta e inserita nella collana “Le letture”, Premio Andersen–Baia della Favole 1982? Direi la loro originalità. “Le letture” erano la prima collana di tascabili per ragazzi, divisa dai colori per livelli di competenza, libri dal formato di un giornalino, agili, freschi e nuovi non solo nella forma e nella illustrazione ma anche nei contenuti. Le memorie di Adalberto erano un breve romanzo, che rispecchiava queste caratteristiche, ironico e non banale nei contenuti: un connubio perfetto. E tuttavia il manoscritto era stato rifiutato da numerosi editori e dentro alle stesse Edizioni EL aveva incontrato dubbi e perplessità iniziali, perché metteva al centro delle vicende Adalberto, un preadolescente pieno di insicurezze, riservando un’attenzione particolare ai problemi del corpo che cambia. Il corpo che cambia nell’età tra i dodici e i tredici anni registra i suoi primi, vistosi segnali, le sue misure e dismisure, compresa quella del “coso”, generando inquietudini e paure che vengono normalmente ignorate dagli adulti, soprattutto nella scuola. In quegli anni queste tematiche erano anche totalmente assenti nella letteratura per ragazzi, ma io ero convinta che per farsi leggere e amare un libro dovesse favorire l’identificazione tra lettore e personaggi, e che un dodicenne che si racconta, come Adalberto, dovesse risultare credibile sia nel linguaggio sia nei problemi, senza censure. Il libro infatti incontrò subito un’adesione totale da parte dei lettori di entrambi i sessi, ricevette l’Andersen nel 1985 e fu tradotto anche in numerosi Paesi europei. Dopo un decennio di quasi ostracismo nella scuola, fu progressivamente accolto e continua a essere letto come una sorta di classico a partire dagli ultimi anni delle elementari. Ho raccontato il mio esordio, perché in quel piccolo romanzo e nelle ragioni che mi spinsero a scriverlo ci sono già gli elementi fondamentali della mia “poetica”: fedeltà a me stessa e alle ragioni del mio scrivere; rispetto del lettore bambino/ragazzo; ricerca della autenticità dei personaggi e della storia; lavoro sulla pagina e sulla scrittura.
La fedeltà a me stessa mi ha sempre portato a seguire solo le mie ragioni e a tenermi lontana dalle mode e dalle richieste del mercato. Con Le Memorie di Adalberto la sfida fu quella di indurre a leggere dei non lettori: di qui la scelta dell’io narrante, che favorisce il meccanismo di identificazione, e lo sforzo di costruire un preadolescente credibile lavorando sulla psicologia e sul linguaggio. Cosa pensa Adalberto? Come si relaziona agli altri? E soprattutto, come parla? Da principiante qual ero, e per le ragioni che ho indicato, il libro mi richiese, tra soste e revisioni, circa due anni. Dopo “Adalberto” ho continuato a costruire storie e caratteri, maschili e femminili, di impronta realistica, con un’attenzione particolare alle relazioni familiari (vedi “Veronica”) e al tema dell’innamoramento (Cambio di stagione, Guardare l’ombra e, più tardi, Mistral), da me sentito come un’esperienza emotiva e fisica fondamentale nell’età della crescita. Sul modello di “Adalberto” anche in “Veronica” ho usato l’io narrante, perché mi permetteva una forte caratterizzazione del personaggio e l’uso di un registro ironico e scanzonato, mentre nei romanzi rivolti agli adolescenti ho utilizzato la narrazione indiretta, che favorisce un lavoro di introspezione più complesso, una narrazione più articolata e un uso più ricco e vario della lingua, meglio adeguati all’età dei lettori. Si tratta di storie difficili, la seconda delle quali drammatica perché racconta lo stupro subìto dalla protagonista, nelle quali ho cercato di raccontare l’esperienza amorosa sottraendola ai romanticismi stucchevoli e alla banalizzazione, dando voce al desiderio e all’incantamento, al tormento della delusione e al sogno, alla umiliazione e allo smarrimento, senza forzature e senza ammiccamenti facili, nella convinzione che il rispetto del lettore richieda l’autenticità dei personaggi e delle storie, ma anche una modalità comunicativa adeguata all’età. Tutto si può dire e scrivere, ma c’è un “come” da tenere costantemente presente. E a proposito di questo, che è poi il ragionare sulla lingua e la scrittura, negli anni e con l’acquisizione di un mestiere sempre più sicuro, le mie narrazioni hanno incominciato a percorrere sentieri differenziati e la scrittura in questo cammino le ha accompagnate: dal “realismo” iniziale di cui ho detto al “realismo fiabesco” di L’uomo che coltivava le comete, La città del circo pop corn e Viola dei cento castelli; dalla narrazione mista, prosa e poesia, di Azzurrina alla scabrosità anche linguistica di I randagi e Gorgius; dalle biografie romanzate di Cristina Belgioioso ed Era calendimaggio, poi divenuto L’amor segreto, al doppio registro narrativo di Morte a Garibaldi, alla prosa poetica di Un giorno un nome incominciò un viaggio.
L’opera di passaggio è stato il romanzo per ragazzi che mi ha resa nota non solo in Italia, ma anche in Paesi lontani: Mio nonno era un ciliegio.
Questo libro affronta il tema della morte, utilizzando ancora una volta un io-narrante infantile. Tonino è un bambino di nove anni, che ricorda il suo rapporto con due nonni speciali, il nonno Ottaviano e la nonna Teodolinda, e con il ciliegio Felice, piantato dal nonno alla nascita della madre e simbolo della continuità della vita. Il tema, delicato e difficile, è “alleggerito” dal parlato infantile, che mi ha permesso uno sguardo diverso sulla vita e sulla morte, dall’uso di un registro ora ironico ora poetico, e dall’impiego della metafora. Il ciliegio nella narrazione diventa infatti metafora della continuità della vita, della relazione tra generazioni e della memoria, riuscendo in questo modo a dare senso e risposte al vuoto lasciato dalla morte. L’uso della metafora, riproposto in L’uomo che coltivava le comete, ha permesso anche in questo caso un livello di lettura più ricco e complesso rispetto a quello lineare, alleggerendo una storia cruda per mezzo di un linguaggio fortemente poetico. Proprio questa possibilità di livelli diversi di lettura ha fatto sì che entrambi i romanzi fossero letti e apprezzati non solo dai ragazzi ma anche dagli adulti, e ha offerto a me lo stimolo per esplorare altri percorsi narrativi, sperimentando una scrittura più ricca e varia. E’ stato dunque abbastanza conseguente il mio approdo al romanzo per adulti, ma non è stata casuale la scelta della vicenda narrata in Il bambino di Budrio. A questo romanzo storico, che parte da fatti realmente accaduti, non sarei mai arrivata se al centro di tutto non ci fossero stati un bambino e la sua sofferenza e non avessi già sperimentato, anche come metodo di lavoro, la ricostruzione di luoghi e vicende temporalmente lontani in Cristina Belgioioso e in Era calendimaggio, romanzi che fin dal loro esordio sono stati considerati trasversali. Nel primo lo sfondo è quello dell’Italia e dell’Europa risorgimentali, nel secondo è la Firenze dantesca, per ricostruire la quale, oltre alla consultazione di fonti scritte, ho percorso a lungo la città, cercando di definirne i confini e le misure prima del ‘300, data dell’esilio di Dante, censendo gli edifici a lui coevi (assai pochi rispetto alla Firenze raccontata dalle guide), ricostruendoli o completandoli dov’era necessario ed espungendo quelli posteriori, per immaginare uno spazio storicamente plausibile che desse alle vicende e ai personaggi una maggiore verosimiglianza. In Era calendimaggio ho sperimentato inoltre una modalità di narrazione nuova, l’alternanza del dialogo e della terza persona, che ho riproposto in forma più complessa in Il bambino di Budrio. Ritengo quindi che il lungo cammino dentro la scrittura per ragazzi mi abbia permesso di costruire gli strumenti indispensabili per affrontare il romanzo “per adulti”, non avendo mai interpretato quel “per” in senso riduttivo, ma funzionale: si trattava cioè di tenere conto del fruitore, bambino o ragazzo, non per “sminuire” lingua e contenuti, ma per poterlo raggiungere secondo modalità a lui adeguate, pur mantenendo intatta la qualità. Tuttavia, benché i due romanzi citati avessero incontrato un deciso apprezzamento presso i lettori adulti, sentivo il bisogno di una diversa libertà sulla pagina, che deriva dal non dovere tenere conto di un lettore e delle sue esigenze e lascia all’autore la possibilità di essere totalmente se stesso: ciò che distingue la letteratura per adulti da quella per bambini e ragazzi. E’ nato così Il bambino di Budrio. E se per un verso mi ha facilitato il compito l’avere a disposizione una vicenda realmente accaduta, sia pure riferita dalle fonti in modo assai ridotto, dall’altra non solo mi ha posto davanti alla difficoltà di ricostruire uno sfondo storico complesso e dei luoghi lontani (la Roma barocca di papa Innocenzo X e il mio paese, Budrio, nel’600), ma soprattutto di immaginare psicologie maschili particolari, quelle di ecclesiastici appartenenti a ordini diversi e conflittuali e in diverse posizioni gerarchiche, e in pari tempo di narrare una vicenda umana che, pur senza costringerla a una attualizzazione forzata, poteva dire qualcosa ed essere materia di riflessione e di turbamento anche per noi. La metodologia che ho applicato nella costruzione del romanzo è la stessa che avevo messo a punto nel corso del mio lungo lavoro di autrice: traccia essenziale della vicenda, lungo lavoro nella costruzione dei personaggi protagonisti partendo dal carattere e dalle psicologie, ricostruzione dei luoghi secondo un criterio di fedeltà storica e infine ricerca di una voce narrante, che in questo romanzo costituisce la spina dorsale della narrazione. Il romanzo mi ha richiesto un quinquennio di lavoro, è risultato finalista al Premio “Neri Pozza” e ha vinto il premio ”Il Terriccio” per il romanzo storico. A questo è seguito Il figlio prediletto, uscito a fine gennaio 2018 e pubblicato ancora dall’editore Neri Pozza, una storia drammatica che si sviluppa in due tempi e due luoghi, un paesino della Calabria e Londra, e ha come protagonisti un giovane gay e sua nipote Annina.
Questo romanzo, che non dipende più nell’intreccio da fatti accaduti ma è una storia di pura invenzione, dispiega in pieno, a mio parere, la mia libertà e maturità narrative e contiene al suo interno, pur nella sua originalità, molte tracce del mio lavoro e della mia scrittura precedenti. Per chi li conosce, naturalmente, e sa trovarli. In occasione della sua uscita, alcune recensioni apparse su quotidiani hanno messo in evidenza la mia provenienza di autrice per ragazzi, quasi a sottolineare una minorità, secondo il vecchio pregiudizio italiano di due letterature, una di serie A e l’altra di serie B, separate e non confondibili. Credo invece, e tutta la mia bibliografia lo dimostra, di avere sempre lavorato seguendo il criterio indicato da Roberto Denti: “O è letteratura, o non è”. Tocca al lettore giudicare.
Angela Nanetti

La mia rivoluzione: il potere dei libri

19 marzo 2018

Nel 1961 a due anni dalla rivoluzione cubana, migliaia di giovani volontari partirono per un’enorme campagna di alfabetizzazione dei campesinos. L’obiettivo era quello di cancellare completamente l’analfabetismo entro la fine dell’anno, e così creare cittadini forti e responsabili capaci di leggere e scrivere.
Il romanzo “La mia rivoluzione” di Katherine Paterson arriva oggi in tutte le librerie. Pubblicato da Mondadori editore nella collana Contemporanea e tradotto da Alessandra Valtieri, il libro è il primo pubblicato in collaborazione con ALIR.
L’idea e il progetto di pubblicazione nascono in territorio pugliese in occasione del Convegno di Monopoli “Librerie per ragazzi: ieri, oggi e domani. Libri, lettori, cultura” promosso da ALIR nell’ottobre scorso.
Nell’ottica di un dialogo più stretto e significativo con gli editori l’Associazione delle Librerie Indipendenti per Ragazzi ha proposto a Mondadori, editore della Paterson in Italia, di collaborare per la pubblicazione de “La mia rivoluzione”.
La storia raccontata dall’autrice è quella di Lora giovanissima studentessa di città, amante della letteratura e delle poesie di José Martí, che decide di partire volontaria con la Brigada Conrado Benitez proprio per la campagna di alfabetizzazione promossa da Fidel Castro.
Il distintivo della Brigada, appuntato con orgoglio sulla giacca e sul basco, raffigura un libro aperto con al centro una grande A e una matita.
I ragazzi sono un esercito, un esercito di combattenti, e le loro armi sono proprio libri e matite.
Attraverso lo sguardo di Lora conosciamo la Cuba del tempo, le condizioni di vita dei campesinos, la vediamo crescere, imparare a fare i lavori umili della famiglia che la ospita, confrontarsi con l’insegnamento, avere paura ed infine gioire per il risultato ottenuto: tutti i membri delle due famiglie a cui aveva insegnato, avevano superato gli esami finali e ormai sapevano leggere e scrivere il proprio nome.
Aveva portato un nuovo giorno, usando i libri e le matite e il dono delle parole. Alla fine dell’anno, come promesso, Cuba aveva annullato l’analfabetismo, e Lora era diventata grande.
Katherine Paterson ha raccontato questa storia, leggiamo nelle sue note al romanzo, conoscendo quanto sia stato repressivo il regime cubano, consapevolezza che “non toglie nulla al fatto che Fidel avesse compreso che l’alfabetizzazione, l’istruzione e la sanità gratuiti fossero elemento fondamentale per il funzionamento di una società e il bene di ogni cittadino”.
La scelta della nostra associazione di proporre questo romanzo, è presto spiegata. Quella di Lora e di tutti i brigadistas cubani, é un’esperienza esemplare per i ragazzi, per gli adulti e per tutti coloro che credono che la scrittura, la lettura e i libri possano essere strumenti essenziali per la formazione dei cittadini e motore di grande rivoluzione.

 

Mariaserena

Libreria Le Storie Nuove Conversano

Rivoluzione ed umanità

12 marzo 2018

Il dialogo con Beatrice Fini, direttrice editoriale del settore ragazzi Giunti, ha mosso i primi passi nell’ambito del Convegno “Librerie per ragazzi: ieri, oggi è domani” che ALIR ha promosso a Monopoli, lo scorso 21 e 22 ottobre.
Tra gli obiettivi di lavoro che ci siamo prefissi in Puglia, c’era infatti quello di rinsaldare i rapporti con gli editori e creare occasioni in cui costruire, attraverso il confronto, uno sguardo nuovo e più strategico sul futuro.
Da questa riflessione ha preso le mosse l’organizzazione della giornata del 5 marzo scorso in cui, nella splendida cornice di Villa La Loggia a Firenze, siamo stati invitati ad entrare in un contatto più approfondito ed intimo con il progetto editoriale che Giunti sta portando avanti nel settore ragazzi.
Un progetto con molte e differenti anime, che si integrano in maniera strategica, una lungua tradizione nel passato, che guarda al futuro. Da Pinocchio, a Giamburrasca, da Laura Orvieto fino agli scrittori italiani del nostro tempo della collana Colibrì e a novità fresche di stampa come Una storia di code impigliate di Ruth Rocha, Lo scrigno del tempo di Andri Sner Magnason (collana Bestseller dal mondo), Controcorrente di Taghreed Najjar.
C’è poi il recupero del catalogo delle Nuove edizioni Romane, Wonder, ma anche Tony Wolf, Il manuale delle giovani marmotte, le storie illustrate dei cartoni Disney e il preziosissimo lavoro di Editoriale Scienza e Bompiani.
Uno sguardo anche al marketing e al commerciale, strumenti imprescondibili per contribuire al successo dei libri. Vengono fuori dati molto interessanti dall’analisi di alcuni case history, come i libri del Dr Seuss, Wonder, i testi di Marie Aude Murail.
D’obbligo una visita all’archivio storico con alcune perle come una vecchissima edizione di Piccole Donne (di cui quest’anno si festeggiano i 150 anni dalla pubblicazione e per i festeggiamenti uscirà con una strenna rilegata nel prossimo autunno), le illustrazioni di Pinocchio di Attilio e di Gianburrasca di Vamba certo, ma anche di Vinicio Berti.
In archivio ci raggiunge Sergio Giunti per un affettuoso saluto e per condividere con noi la sua filosofia rispetto ai libri per la gioventù.
Nel pomeriggio la parola passa agli scrittori, Christian Antonini e Anna Lavatelli ci presentano due nuovi titoli Colibrì (rispettivamente Una lettera coi codini e Dove ti porta un bus), Francesco d’Adamo e il suo Oh Harriet!, Vichi de Marchi, per le Ragazze con i numeri che diventa pretesto per ricordare Laura Conti e l’oramai dimenticato disastro di Seveso.
Una giornata di in/formazione, che potrebbe gettare le basi per uno scambio permanente, per entrare in contatto in maniera più profonda con il progetto editoriale e la filosofia di “rivoluzione ed umanità” portata avanti dall’editore Giunti. Un’occasione per intessere legami e costruire ponti che ci permettano di progettare il futuro con maggiore consapevolezza ed efficacia.
Elena
La casa sull’albero

ALIR alla Bologna Children’s Book Fair 2018

2 marzo 2018


“Spieghiamo le ali” è il titolo del documento prodotto a seguito del convegno “Librerie per ragazzi: ieri, oggi e domani. Libri, lettori, cultura”, il primo convegno nazionale delle librerie indipendenti per ragazzi, promosso da Alir, il 21 e 22 Ottobre 2017 a Monopoli (BA). Un documento che ha raccolto le istanze emerse nell’ambito dell’appuntamento pugliese, le criticità, le buone prassi, i nostri intenti per il futuro.
Tra gli obiettivi che ci siamo prefissi a Monopoli c’era il consolidamento della collaborazione con Bologna Children’s Book Fair che vedremo concretizzarsi in diverse iniziative durante la fiera di quest’anno.
Tra le progettualità messe in campo la partnership nella realizzazione della Prima Conferenza Europea delle Librerie Indipendenti per Ragazzi che si svolgerà in fiera giovedì 29 Marzo, dalle 9.30 alle 13.00 presso la Sala Concerto. La prima sessione dell’incontro sarà dedicata allo stato dell’arte delle librerie indipendenti per ragazzi in Europa, con Julia Eccleshare (giornalista e scrittrice, ex Children’s Book Editor del The Guardian), Beatrice Fini (direttore editoriale, Responsabile del Gruppo Editori per Ragazzi di AIE – Associazione Italiana Editori), Thierry Magnier (editore e presidente del ‘Groupe Jeunesse’ del Syndicat National de l’Édition), Paula Jarrìn (rappresentante dei librai al Clijcat – Consell Català del Llibre Infantil i Juvenil), Nathalie Beau (ex direttrice della sezione internazionale de La Joie par les Livres/Bibliothèque Nationale de France e di IBBY Francia) ed Elena Giacomin (Comitato ALIR – Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi). A seguire, un’overview sull’editoria internazionale attraverso gli occhi di una libraia: Mariela Nagle, ideatrice del progetto culturale “Mundo Azul” e della omonima libreria indipendente a Berlino, membro della giuria del BolognaRagazzi Award 2018. Infine, i rappresentanti di alcune librerie indipendenti di qualità provenienti da diversi paesi racconteranno la loro esperienza: Carla Oliveira (Baobá Livraria, Lisbona), Luc Vander Velpen (De Kleine Johannes, Leuven), Tamara MacFarlane (Tales on Moon Lane, Londra), Joanna Reginska (Badet, Varsavia).
La conferenza sarà preceduta la sera prima, alle ore 18.30, da un cocktail di apertura con Chris Riddell, ospite d’onore, presso la Biblioteca di San Giorgio in Poggiale, luogo speciale per gli amanti del libro.
A livello internazionale la presenza delle librerie indipendenti è notevolmente aumentata negli ultimi anni; il fenomeno è in crescita anche in Italia, nonostante i dati non positivi sulla lettura, dove si registra una cospicua presenza – nelle città, ma anche nei centri medi e piccoli – di nuove librerie, presidi di cultura, occasioni di socialità, motori di relazioni fra Istituzioni quali scuole e biblioteche. Le librerie indipendenti si impongono come luoghi di valenza culturale e sociale, profondamente legati alla vita di quartiere. Anche nel settore del libro per ragazzi si registra un aumento delle librerie specializzate, seguendo il trend che vede il settore per piccoli lettori come uno dei più floridi in ambito editoriale. È interessante notare come gli ultimi dati ISTAT sottolineino l’importanza delle librerie indipendenti nel rapporto tra editori e lettori: i negozi indipendenti sono infatti considerati dagli editori il miglior canale di vendita poiché i librai indipendenti conoscono il contenuto dei libri che vendono e sono attivi promotori di incontri e presentazioni.

Altro appuntamento promosso dall’Associazione, in collaborazione con Business unit Ragazzi del Gruppo Mondadori è Libri che parlano di libri, previsto per lunedì 26 Marzo, alle ore 14.30, in sala Bolero.
Sono sempre di più i libri che parlano di libri, scrittori, lettori. Romanzi, saggi, memorie di infanzie in cui la lettura ha avuto un ruolo fondamentale. La presenza dei libri negli albi illustrati sembra voler suggerire la loro importanza, così come sono importanti le case abitate dai libri, le librerie e le biblioteche, anch’esse protagoniste di storie destinate ai più piccoli e non solo.
L’incontro, moderato da Elena Giacomin, vedrà susseguirsi le voci di Paolo Di Paolo, scrittore, autore di Vite che sono la tua. Il bello dei romanzi in 27 storie (Laterza), Beatrice Masini, scrittrice, editor di Pensa giornalino! Diari di una bambina che amava i diari, Donatella Ziliotto (Bompiani); Enrico Racca, direttore editoriale Ragazzi – gruppo Mondadori; Fabio Stassi, scrittore, curatore dell’edizione italiana di Crescere con i libri. Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici (Sellerio), Alessandra Valtieri, traduttrice de La mia rivoluzione, Katherine Paterson (Mondadori). Il libro della pluripremiata autrice americana vede la luce in Italia grazie alla collaborazione di Alir e Mondadori, di cui, di nuovo, sono state gettate le basi a Monopoli.
Una selezione di libri che parlano di libri, scelti da Alir in collaborazione con Bologna ragazzi Award, sarà presente nella Bookseller Lounge, al padiglione 32, l’area destinata all’associazione dalla Fiera. Uno spazio che sarà arricchito dai libri delle terzine del premio Orbil, il premio assegnato ogni anno dai librai dell’associazione.
ALIR, si presenta con una nuova immagine elaborata da Vittoria Facchini, rappresentazione grafica della volontà di Alir di spiegare le Alir, impegnandosi a costruire una rete più estesa e diffusa sul territorio nazionale, includendo e dialogando con altri soggetti, nella convinzione che è solo grazie al contributo di tutti che si possa far incontrare i ragazzi e i libri.

La redazione
ALIR

Terre di fiaba

27 febbraio 2018

Inaugura il 1 marzo la mostra Terre di fiaba. 80 illustrazioni da esplorare, una mostra progettata dalla Fondazione Štěpán Zavřel, voluta dall’associazione Euglena Movie Movement, per dare ufficialmente inizio alle attività culturali che animeranno la bellissima sede seicentesca dell’associazione, Villa Pisani di Monselice, in provincia di Padova.
Con questo primo grande evento, l’associazione monselicense vuole creare un’occasione “per promuovere quei valori legati alla condivisione, alla socialità e alla cittadinanza, presupposti di una cultura che percepisca la differenza non come limite di relazione ma come un diritto e soprattutto una risorsa”.
L’esposizione raccoglie gli originali di alcuni dei maggiori artisti italiani e stranieri che hanno partecipato alle varie edizioni della Mostra internazionale d’illustrazione per l’infanzia di Sarmede, che negli anni ha avuto come fil rouge, la scoperta di tradizioni culturali diverse, attraverso la rilettura e riproposta delle rispettive fiabe e leggende.
In mostra, insieme a Giulia Orecchia (illustratrice dell’immagine simbolo della mostra), Cristina Pieropan, Giovanni Manna, Carll Cneut, Eva Montanari, Maurizio Quarello, Anna Forlati e Aurelie Fronty, solo per citarne alcuni, si “viaggerà dall’Africa all’Oceania e all’Estremo Oriente, passando per India, Russia, Messico, Brasile, Armenia e Cile.
Viaggi che si potrà poi ripercorrere tra le pagine dei libri che di anno in anno vengono pubblicati da Franco Cosimo Panini, che collabora con la fondazione Zavřel, con la sua collana “Le immagini della fantasia”.
Per l’intero mese (la chiusura è prevista per il 2 aprile), durante la settimana la mostra accoglierà numerose scolaresche, il sabato e la domenica invece si alterneranno le proposte di letture, spettacoli, laboratori, proiezioni, di alcune realtà locali, che si sono unite al progetto. In ordine di apparizione: Barabao Teatro e Libreria Fahrenheit, Associazione Melià, Pel di carota, Camelozampa, la giocattoleria Far Magia, Fantaghirò (che mette in scena il 24 marzo “La bellezza del re” di Henriette Bichonnier).
Un programma diversificato perché, come ha spiegato il presidente dell’Euganea Movie Movement, Marco Trevisan, “l’innovazione sociale e culturale passa anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini in attività di riscoperta del territorio attraverso molteplici attività: visite guidate, mostre, rassegne cinematografiche e teatrali, attività laboratoriali.”
Qui di seguito le coordinate per recarvi a Monselice o semplicemente avere maggiori informazioni:
Villa Pisani
Riviera Belzoni 22
35043 Monselice
info@villapisanimonselice.it

La redazione
ALIR

Orbil 2018, le terzine

17 febbraio 2018

I librai dell’associazione si sono incontrati a metà gennaio scorso per la consueta riunione annuale e tra le tante cose delle quali hanno discusso, forse la più importante, i libri per il nostro premio ORBIl. Dal 2017 il premio si è allargato dando voce anche alle sezioni di narrativa per Young Adults e alla Divulgazione. Queste le terzine che quest’anno abbiamo scelto.

Albi illustrati
Gatto felice, Giovanna Zoboli, ill. Simona Mulazzani, Topipittori 
Pastelli ribelli, Drew Daywalt, ill. Oliver Jeffers, Zoolibri 
Voci nel parco, Anthony Browne, trad. Sara Saorin, Camelozampa 

Narrativa 6/10
Bambole giapponesi, Rumer Godden, trad. Marta Barone, Bompiani
Sai fischiare, Johanna?, Ulf Stark, ill. Olof Landstrom, trad. Laura Cangemi, Iperborea
I numari felici, Susanna Mattiangeli, ill. Marco Corona, Vànvere Edizioni

Narrativa 11/14
Mister Napoleone, Luigi Garlando, Piemme
Hotel grande A, Sjoerd Kuyper, trad. Anna Petrucco Becchi, La Nuova Frontiera Edizione
La figlia del guardiano, Jerry Spinelli, trad. Manuela Salvi, Mondadori

Young Adult
La figlia del Dottor Baudoin, Marie-Aude Murail, trad. Sara Saorin, Camelozampa
Anime scalze, Fabio Geda, Einaudi
In attesa di un sole, Benedetta Bonfiglioli, Mondadori

Divulgazione
Colorama, Cruschiform, trad. Jacopo Pes, Ippocampo
Tanti e diversi, Nicola Davies, ill. Emily Sutton, trad. Beatrice Masini, Editoriale Scienza
Un grande giardino, Gilles Clément, Vincent Gravé, trad. Giulio Lupieri, Rizzoli

Ballon
Louis e i suoi fantasmi, Fanny Britt, ill, Isabelle Arsenault, trad. Michele Foschini, Mondadori
Controcorrente, Alice Keller, ill. Veronica Truttero, Sinnos
Supersorda, Cece Bell, trad. Elena Orlandi, Piemme

I vincitori saranno annunciati a maggio in occasione del Salone di Torino.
La redazione ALIR