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I frutti dell’autunno si seminano in primavera

22 novembre 2011

Era il 17 aprile del 1937, quando Paul Hazard pubblicava il suo saggio Uomini ragazzi e libri, (Editions Hatier). Una riflessione attuale da cui bisognerebbe partire per pensare, scrivere, illustrare, pubblicare, diffondere, leggere e far crescere la cultura in un paese civile. Di seguito l’introduzione dell’autore all’edizione Armando Editore del 1967.

Il problema del libro come problema educativo

È vero, avete mille volte ragione. Bisogna proprio che ci uniamo tutti, autori, editori, librai, lettori per difendere i diritti dello spirito. Le spese di stampa, le spese di legatura crescono vertiginosamente; cerchiamo almeno di evitare gli aggravi fiscali e tutti gli altri che finiranno per fare del più piccolo libro un oggetto di lusso da contemplarsi soltanto dietro le vetrine. Cerchiamo tutti i mezzi per moltiplicare la vendita; ogni commesso di libreria sia un consigliere competente, capace di guidare il pubblico; prendiamo l’abitudine di regalare libri così come si regalano fiori o cioccolatini, al modo degli Inglesi che, in occasione delle feste natalizie, inviano di preferenza agli amici dei buoni per ritirare libri. Un romanzo imposto corre il rischio di dispiacervi; un romanzo offerto, lasciandovi la libertà della scelta, è doppiamente gradito.

Ma non faremo nulla di buono se i giovani non saranno con noi, non soltanto perchè essi sono i più minacciati e rischiano di perdere quel gusto e quel rispetto del libro che troviamo ancora nel cuore degli uomini maturi, ma perchè tutto dipende da loro. È forse possibile modificare l’autunno? I fiori più belli bisogna coltivarli per tempo, in primavera.

Abituare i giovani, i fanciulli, a considerare il libro come qualche cosa d’inseparabile dalla loro vita, ecco il problema essenziale.

Vi sono paesi in cui è da fare tutto. Mi sono recato al Municipio del piccolo villaggio da cui scrivo queste righe, e dove gli adulti non leggono che il giornale e soltanto la cronaca delle notizie locali, e la cronaca dei delitti, mai un libro. Ho trovato su vecchi scaffali alcuni vecchi libri: non si rinnovano mai, non crescono mai di numero, per mancanza di richieste; gli scolari li domandano solo eccezionalmente; gli adolescenti li lasciano dormire nella polvere. So bene che si tratta di un caso grave, ma dappertutto si apre un campo immenso a coloro ai quali bisogna sempre far capo: gli educatori della nazione. Mi auguro di vedere moltiplicarsi ad opera dei loro sforzi quelle serene biblioteche per bambini, quelle sale accoglienti, decorate di fregi, dove essi hanno l’impressione di trovarsi a casa loro, tutte piene di ore gioconde che li attendono e che essi dovranno soltanto afferrare. Mi auguro di vedere ogni biblioteca comunale organizzarsi in modo di attirare e non da respingere i bambini. Mi auguro una trasformazione delle nostre biblioteche scolastiche che non dovrebbero assumere il carattere di un’istituzione ufficiale, ma piuttosto di un circolo amichevole; e gli alunni dovrebbero amministrarle da se stessi, sotto la loro personale responsabilità. Mi auguro di vedere introdurre nei programmi secondari e primari, del resto tutti uguali tra loro, un provvedimento analogo a quello preso all’Università di Harvard: un “reading period”, un’ora per la lettura durante la quale essendo sospese le lezioni, alunni e alunne sarebbero occupati soltanto a leggere e a trascrivere l’impressione immediata delle loro letture.

Ma quand’anche indicassi così, con altri esempi, le prospettive possibili e augurabili, e moltiplicassi quelle ideali, non arriverei alla soluzione del problema essenziale, non farei che prospettare dei mezzi che, senza uno stato d’animo iniziale, risulterebbero vani. L’amore del libro presuppone un paragone tra piaceri facili e piaceri delicati, con una scelta decisa per i secondi, una certa personalità, un certo senso dello sforzo, il gusto del raccoglimento, della riflessione, la resistenza all’ansia che è divenuta oggi il ritmo della nostra vita, in poche parole tutta un’attitudine morale. Ed è per questo che il problema della difesa del libro è, in primo luogo, un problema di educazione.

P. H.

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