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Vestiario/Bestiario 2

7 dicembre 2011

Per continuare sulla scia di Oompa Loompa, pubblichiamo di seguito parte dell’intervista fatta a Vladimir Radunsky, uscita sul Messaggero e condotta da Fiorella Iannucci.

1. Come è nata l’idea della mostra sui vestiti immaginari degli animali?
1. Come molti altri collezionisti, io volevo sfoggiare i miei “tesori”, mostrandoli agli occhi di tutti. (…)
Il mio interesse per i vestiti degli animali è nato molto precocemente, durante la mia infanzia. Ho imparato a leggere prima di andare per la prima volta allo zoo a vedere animali veri, non disegnati. Abituato a vedere nei miei libri preferiti degli animali disegnati e splendidamente vestiti, non mi aspettavo di trovare animali “nudi” allo zoo. Mi sbalordisce ancora, persino adesso. Per tutta la vita ho ammirato le illustrazioni di J.J. Grandville, Beatrix Potter, Jean de Brunhoff, e di molti molti altri artisti, che hanno dipinto le mode e gli stili dei vestiti degli animali del passato, e ho disegnato quasi 30 libri per bambini, per molti dei quali ho anche scritto il testo. E tra i miei personaggi si possono incontrare svariati animali molto ben vestiti – da enormi elefanti a minuscoli armadilli.
Ho sempre cercato di essere onesto con i miei lettori, non invento mai niente nei miei libri. Sono convinto che il mondo incantato in cui gli animali ben vestiti conversano tra di loro esiste per davvero. La mia collezione costituisce una delle molte prove di questa affermazione.
Non ho alcun dubbio che dopo aver visitato la mia mostra, anche il pubblico ci crederà assolutamente.

2. Come li ha realizzati? Ha cucito lui stesso o si è affidato a qualche sartoria ? (già la domanda mi fa ridere). Quanto sono grandi gli abiti in mostra?
2. Sfortunatamente, non conosco i nomi dei sarti per animali di grande talento che hanno creato questi abiti meravigliosi, con l’eccezione di Juan-Rafael ovviamente – il famoso coniglio-sarto boliviano. Sono stato in Bolivia una volta e ho avuto l’occasione di vedere e perfino fotografare la vetrina di un atelier che era appartenuto al bisnonno di Juan-Rafael, un coniglio che si chiamava Adolfo, anche lui un sarto famoso. (…)

3. Babar, è l’unico personaggio celebre. Gli altri, da Chuck il giraffo all’Anaconda, no. Eppure non sono animali meno . Perché ha scelto personaggi ? La favolistica è piena di animali , a cominciare dal Gatto con gli stivali…
3. Temo lei mi abbia frainteso. Io non ho scelto gli animali, i cui abiti appaiono nella mia collezione e che vengono menzionati nel mio libro. Come ho già detto, questo libro è una piccola collezione di appunti e di disegni sui miei diversi incontri con fantastici animali. Alcuni di loro – come Babar, il Re degli Elefanti, e suo cuginetto Arturo – sono famosi in tutto il mondo. Ma allo stesso tempo, in questo libro si potrà incontrare il giraffo Chuck, che non è famoso come Babar, ma il cui appassionato amore non corrisposto per una bellissima giraffa femmina può essere paragonato solo a quello di Dante per Beatrice.
La sua domanda fa un riferimento specifico al Gatto con gli Stivali. Non ho mai avuto la buona sorte di incontrarlo, altrimenti avrei senz’altro scritto qualcosa su di lui nel mio diario, e con un po’ di fortuna magari avrei anche aggiunto qualcuno dei suoi vestiti alla mia collezione.
(…)

5. I suoi abiti per gli animali sono elegantissimi ed estrosi. Ama più gli animali o la moda?
5. E’ una questione a cui non avevo mai pensato. Io ammiro molto gli animali ben vestiti. E anche la gente ben vestita.

6. Anche i suoi appunti di viaggio, che accompagnano le immagini, sono esilaranti. Quanto è importante l’ironia nei libri per bambini?
6. Strano che lei abbia trovato divertenti i miei appunti di viaggio e le mie memorie. Io li trovo in un certo qual modo malinconici, pieni di nostalgia per il tempo passato, le epoche in cui era possibile incontrare così tante specie animali elegantemente vestite.
Comunque, in generale anche a me piace che i libri per bambini siano divertenti – e più sono divertenti meglio è. Penso che si debba far ridere i bambini il più spesso possibile. (…)

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