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Dove sono le parole della letteratura per ragazzi?

23 giugno 2013

padovaLa maestra Francesca è una bella donna: colta, appassionata, generosa.
Per i bambini delle primarie e quelli più grandicelli prepara dei percorsi sul cinema.
Francesca ha ascoltato, paziente, le mie parole, le mie analisi, i miei giudizi critici.
Siamo a Padova, nella bella biblioteca della storica scuola Arcobaleno, invitata da Marta Marchi, maestra, che pur insegnando matematica, si prende cura di tanto lavoro culturale per la sua amata scuola, di condurre una mattina di autoaggiornamento.
Mi sono trovata in un luogo accogliente, curato con attenzione, pieno di bei libri, frutto della pratica dell’adozione alternativa al libro di testo.
Marta mi ha conosciuta attraverso A scuola con i libri. Avventure di una libraia-maestra, che è venuta gentilmente a presentare presso la libreria Pel di Carota di Padova.
Francesca, la maestra in rosso delle foto, sul finire della mattina ha preso la parola e vehementer dixit: – È da troppo tempo che analizziamo l’albo illustrato; sappiamo cosa scegliere, ma mi pare che la grande attenzione estetica, da sola non basti. A me mancano le parole!
Voglio i racconti e i romanzi
(nella sua bellissima inflessione veneta ha aggiunto magari anche senza figure!).
Mi ha provocato chiedendomi cosa, dal più profondo del cuore, senza riserve, con adesione totale, apprezzo nell’attuale letteratura per ragazzi.
Sono rimasta in silenzio e ho pensato che fra i libri che leggo quotidianamente, prediligo quelli vecchi. Avrei voluto parlarle delle Novelle della nonna, di George Sand, appena preso in biblioteca. Un tempo si leggeva, era in una collana popolare presente nelle biblioteche di tante scuole. Ma non potevo ripiegare solo sul classico, sentivo che finalmente potevo aprire un vero dibattito, da lettore a lettore, buttando la maschera dell’esperto. Sono un lettore indipendente, mi sono detta, e ho il diritto dovere di cercare la verità.
Manderò a Francesca due piccoli libri di Ezio Raimondi, figlio di un ferroviere, diventato un insigne italianista della nostra gloriosa Università.
Le voci dei libri e Un’etica del lettore possono essere due testi da cui partire per il corso che intendiamo continuare, ora che ci siamo trovate.
Dopo l’esplosione di Francesca una collega ha preso la parola per dire, con una certa titubanza, che aveva letto, in quinta, il capolavoro di Cervantes, in riduzione, in una bella edizione Mondadori. Era cauta, non una di quelle maestre sicure che sanno sempre cosa sia meglio.
Non ci credevo, ma piaceva davvero molto, e abbiamo anche discusso.-
Freud ha cominciato a leggere Shakespeare a tredici anni e lo ha letto per tutta la vita, aveva citazioni (battute o sottolineature), per ogni occasione.
Il valore conoscitivo della Letteratura, al di là del mero esercizio formale, mi pare ritorni anche in occasione di questa maturità. Le cronache riportano che i titoli di Magris sono richiesti in libreria.
Magris è stato un grande lettore di Salgari e ne ha scritto cose bellissime.
Anche la maestra Francesca leggeva il grande veronese, ed è per questo che invoca a gran voce:
Io voglio dei buoni libri, libri di avventura, avventura dell’umano, non di soluzioni o di prediche. Voglio parole, parole, per oggi e per il futuro.
Grazia Gotti

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8 commenti leave one →
  1. 23 giugno 2013 10:25 pm

    Ben detto, ci sono effettivamente in giro troppi libri con prediche e soluzioni. Alla fine noi torniamo sempre a leggere il nostro amato Dr. Seuss e Kipling (quest’ultimo senza illustrazioni)

  2. 24 giugno 2013 7:10 am

    Chiacchierando con amici, giorni fa, ci si chiedeva se esistono romanzi per bambini di età compresa tra 7 e 10 anni. In effetti quasi non ne esistono, a parte i cosiddetti “libri d’evasione”, ovvero le storielle da intrattenimento.
    Non ho nulla contro l’intrattenimento, ma la “parola” è molto di più, molto!
    Sono anche perplessa dinanzi al crescente fenomeno della “letteratura transgenerazionale”. È vero, un buon libro lo è per tutti, non ha età, ma quando voglio raccontare qualcosa a un bambino di 8 anni la “parola” si trasforma, perché appunto le parole sono una piccola magia, e scrivere non vuol dire semplicemente usare il vocabolario…

    Bel post, grazie!

  3. 24 giugno 2013 7:49 am

    Poco tempo fa ho scritto questo articolo: http://www.progettoqualegioco.it/progettare-e-giocare/la-tweetizazione-della-letteratura-per-bambini-in-italia/
    Sono completamente d’accordo con la maestra! Anche io voglio ANCHE parole. Un abbraccio.

  4. Bernard Friot permalink
    26 giugno 2013 2:38 pm

    Condiviso totalemente le parole della maestra Francesca ! Si, veramente, “mi pare che la grande attenzione estetica, da sola non basti”. La letteratura per bambini è la letteratura… per bambini e ragazzi, vuol dire che si deve giudicare nel rapporto (o meglio nei rapporti) possibile/possibili tra un piccolo lettore e un libro. Secondo me, un libro per bambino è come un gioco di construzione : diamo elementi al bambino (o ragazzo) e tante regole perché lui/lei possa construire un castello di parole, fragile e solido, e complesso nella sua singoralità. Quando scrivo, ma anche quando lavoro con l’editore, ci domandiamo sempre : che cosa può fare un apprentista lettore con questo testo, come possiamo aiutarlo a costruire qualcosa con le parole scritte… Perciò è molto difficile di annalizzare un libro per ragazzi. Ci vogliono tanti punti di vista diversi e tante letture anche CON bambini e ragazzi. Grazie a te, Grazia, per questo post. Devo dire che, in Francia, è molto difficile di abbordare questo argomento, perché non è “litterary correct” !

  5. 27 giugno 2013 1:12 pm

    Ieri sera leggevo a mio figlio di due anni e tre mesi la leggenda di Pegaso e Bellerofonte. Il rito della buonanotte è orami consolidato: si legge un libro e poi ci si addormenta. A volte il libro lo sceglie lui, a volte io. Da qualche giorno è “Il piccolo libro delle meraviglie” di Hawthorne ad essere esplicitamente richiesto, non si può proporre altro. Quello serale è un momento propizio perchè il corpo è stanco e rilassato, la mente già aperta e predisposta al sogno. Cosa capirà della storia? Mi chiedo. Lui ascolta attento finchè gli occhi non si chiudono. Credo percepisca semplicemente bellezza. I libri “con le parole” appartengono anche all’infanzia piccola. Mio figlio non è eccezionale, è solo stato educato all’ascolto. Spero tanto che le parole tornino presto anche nella letteratura dedicata ai più piccoli.
    http://www.radicelabirinto.it/albo-illustrato-libro-illustrato/

    • 28 giugno 2013 1:03 pm

      E’ confortante leggere questa discussione, lascia una traccia nei pensieri e nei progetti di chi resta tanto tempo con i bambini, legge con loro, regala lettura e sogna.

  6. francesca permalink
    29 giugno 2013 11:20 am

    E’ come, in un certo senso, se la scuola e di conseguenza i libri, si fosse riempita e nutrita in questi ultimi anni solo di “contorno”, di attività,contenuti, “progetti” (maledetti!) ritenuti necessari, politicamente corretti,intrisi di moralismi superficiali e tematiche fintamente intelligenti.Insalate per tutte le ore. Ma il brasato , e la letteratura, sono tutta un’altra cosa.Ma ci vogliono intenditori di gusto.

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