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Pinocchio vende l’Abbecedario

29 settembre 2013

Schermata 2013-09-29 a 16.44.41Smesso che fu di nevicare, Pinocchio, col suo bravo Abbecedario nuovo sotto il braccio, prese la strada che menava alla scuola: e strada facendo, fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria uno più bello dell’altro.
E discorrendo da sé solo, diceva:
– Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere: domani poi imparerò a scrivere, e domani l’altro imparerò a fare i numeri. Poi, colla mia abilità, guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno. Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta d’argento e d’oro, e coi bottoni brillanti. E quel pover’uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia… a questi freddi! Non ci sono babbi che siano capaci di certi sacrifici!…
Mentre tutto commosso diceva così, gli parve di sentire in lontananza una musica di pifferi e di colpi di gran cassa: pì-pì-pì, pì-pì-pì, zum, zum, zum, zum.
Si fermò e stette in ascolto. Quei suoni venivano di fondo a una lunghissima strada traversa, che conduceva a un piccolo paesello fabbricato sulla spiaggia del mare.
– Che cosa sia questa musica? Peccato che io debba andare a scuola, se no…
E rimase lì perplesso. A ogni modo, bisognava prendere una risoluzione: o a scuola, o a sentire i pifferi.
– Oggi andrò a sentire i pifferi, e domani a scuola: per andare a scuola c’è sempre tempo – disse finalmente quel monello, facendo una spallucciata.

da Le avventure di Pinocchio Storia di un Burattino, Collodi
ed Giunti – Fondazione Nazionale Carlo Collodi

Pinocchio cedette al canto delle sirene, vendette l’abbecedario e poi è storia risaputa.
Nei giorni scorsi sul quotidiano la Repubblica, la scuola è stata oggetto di vari articoli: il la l’ha dato Massimo Recalcati, con un pezzo dedicato agli insegnati in cui augurava loro “di tenere vivi gli oggetti del sapere generando quel trasporto amoroso ed erotico verso la cultura che costituisce il vero antidoto per non smarrirsi nella vita” come accadde a Pinocchio.
Marco Lodoli, nell’articolo di spalla, presentava alcuni libri dedicati “al problema dell’educazione, all’inquietudine degli adolescenti, allo spaesamento degli insegnanti”.
Ieri, dalle stesse pagine, Pier Aldo Rovatti rimarcava “che l’amore per il sapere, per il fatto stesso di essere un “amore”, deve passare necessariamente per la relazione, cioè attraverso l’accomunamento e la socializzazione. Se ciò accade, si produce anche una trasformazione delle soggettività, una doppia trasformazione poiché riguarda al tempo stesso gli allievi e l’insegnante.”
Nel frattempo il suono dei pifferi diventa sempre più assordante, il lavoro degli insegnanti deve abbattere l’ignoranza di chi suppone di sapere senza la fatica dello studio, di quanti credono che il sapere non serve nella vita perché non ha il profumo del pollo arrosto. 
In una scuola a cui hanno tolto quasi tutto, per nostra fortuna, è rimasta la voce, e il cuore, di quanti hanno scelto questa professione.
Agata Diakoviez

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