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Perché i bambini non diventano lettori

11 luglio 2014

Pubblichiamo la prima parte di un intervento di Grazia Gotti,
buona lettura.

Grazia

Ho iniziato ad occuparmi di lettura più di trenta anni fa, mentre per lavoro mi occupavo di bambini molto piccoli, bambini di pochi mesi fino a tre anni, nei Nidi d’Infanzia, settore educativo che nella mia Regione, l’Emilia Romagna, vanta una bella storia.
Molto vicino a Bologna, la città dove vivo e lavoro, si trova la città di Reggio Emilia, famosa nel mondo per il modello educativo elaborato negli anni Settanta e che ora viene promosso dal Centro Reggio Children.
Reggio Emilia è anche la città a cui Gianni Rodari ha dedicato La grammatica della fantasia, testo nato proprio dall’esperienza sul campo con bambini e insegnanti delle scuole della città emiliana.
Ma il vero motore che poi ha indirizzato la mia vita verso i libri e la lettura è stato l’incontro all’Università di Bologna con il Prof. Antonio Faeti, primo cattedratico italiano di Storia della letteratura per l’infanzia.
Proprio nell’anno in cui, con amiche e colleghe pedagogiste, mi dedicai all’avventura di aprire la libreria Giannino Stoppani, Antonio Faeti aveva pubblicato Il lettore ostinato, un saggio nel quale il libro veniva definito un medium dentro la catena multimediale, fra l’Alto e il Basso, cioè fra la cultura letteraria e quella popolare, in una circolarità ininterrotta, che dà linfa all’immaginario collettivo.
Antonio Faeti, classe 1939, usa la penna stilografica, non ha patente di guida, né un computer. Scrive delle bellissime lettere con una grafia regolare, precisa, ordinatissima e rotonda, pubblica saggi e romanzi, è il più prodigioso lettore che io abbia mai conosciuto, un lettore che ricorda a memoria brani, dialoghi, poesie, scene di film, canzoni.
In Emilia abbiamo avuto un campione della Memoria, l’umanista Pico della Mirandola, studente a Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze. Era molto bravo in matematica e imparò molte lingue: il latino, il greco, l’ebraico, l’aramaico, l’arabo, il francese.
“Né angelo né bestia, l’uomo è la più dignitosa delle figure, arbitro di sé stesso, dotato di volontà di scegliere”, scriveva nella Oratio de hominis dignitate.
Morì a soli 31 anni, e ancora oggi per definire una persona dotata di grande capacità mnemonica si usa riferirsi a lui come pietra di paragone.
Un’altra grande figura intellettuale, Herman Hesse, nella raccolta in italiano Una biblioteca della letteratura universale, scritti che investigano il mondo dei libri e della lettura (dal 1907 al 1945), in un punto riflette sul fatto che, benché ogni anno migliaia di bambini entrino in contatto con l’alfabeto, definito un “talismano”, in realtà molto pochi se ne avvantaggiano.
Per me la domanda resta aperta, anche se, avendo poi insegnato per dieci anni nella scuola elementare, mi sono fatta una precisa idea delle ragioni per le quali i bambini non diventano lettori.
In primo luogo perché non lo sono i loro insegnanti. Quindi tutti restiamo lì sui banchi, per molti anni, fino all’Università, senza permettere ai libri di diventare nostri amici fidati.
Allora per me vale quella ricerca di dignità di cui dicevo a proposito di Pico della Mirandola, ma potrei andare molto più indietro nel tempo e vorrei, invece, guardare al futuro. Sono ottimista, al di là di tutte le difficoltà, penso che molto lavoro da fare spetti agli individui, alle loro scelte, alle loro volontà, al loro impegno.
Vedo il nostro presente ricco di opportunità a partire dalla straordinaria liberalizzazione del sistema che consente a tutti di accedere ai libri.
Per esempio, da casa, da un parco, in viaggio, in attesa in un ufficio postale o in qualche ufficio della burocrazia statale, con un piccolo movimento dei polpastrelli posso cercare una pagina del Don Chisciotte, uno scritto di Maria Zambrano, un brano del Lazarillo, pagine di Ortega y Gasset, rintracciare il pensiero di Miguel De Unamuno, solo per citare autori che mi piace ricordare trovandomi in Spagna.
Posso, sempre con un rapido movimento di polpastrello, ordinarmi un libro americano con figure della Smithsonian Institution perché mi interessa l’illustrazione, così come posso ricevere in breve tempo e a costi accessibili tanti libri illustrati per ragazzi sullo Sport in diverse lingue, ricchi di figure e preparare una mostra al Museo Archeologico della mia città, esponendo i lavori di grandi disegnatori accanto alla scultura classica che ritrae un discobolo o un pugile a riposo.
Diventa semplice e possibile compilare bibliografie raffinatissime, su temi e autori, strumenti di lavoro che servono per diffondere la conoscenza. Ma tutto ciò non mi basta, mi piace il contatto fisico, la relazione umana, la crescita democratica, ed è per questo che cerco le librerie, le bancarelle dei libri usati, seguo presentazioni di libri, incontri con gli autori, leggo le pagine della stampa, i blog, vado ai festival…inseguo i libri là dove essi si trovano, e mi piace incontrare persone che leggono, per parlare, discutere, ridere, arrabbiarmi.

Grazia Gotti

 

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