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E le cose belle, quali sono?

15 settembre 2014

Le cose belleIl film documentario Le cose belle, realizzato da Agostino Ferrente e Giovanni Piperno inizia molto tempo fa, a Napoli, all’epoca in cui molti credevano che sarebbe bastato un sindaco a risolvere e a compiere quel rinascimento culturale che avrebbe riportato agli antichi fasti la città partenopea.
Ferrente e Piperno arrivano a Napoli nel 1999 e iniziano il loro lavoro di documentaristi, partendo da una domanda semplice, quella che a ciascuno viene rivolta quando si è bambini: cosa vuoi fare da grande, cosa ti aspetti, cosa sogni.
L’idea è semplice: si trattava di guardare, cercare e testimoniare, senza alcun fingimento alla realtà, di raccontare quanto il rinascimento culturale messo in scena dalla politica stava realizzando.
Adele, Silvana, Fabio e Enzo, saranno testimoni e protagonisti della loro stessa vita.
Non ci saranno copioni per loro, né sceneggiature.
La loro vita, la città non verranno adulterate per consolare gli spettatori.
Dopo dieci anni Ferrente e Piperno ritornano a Napoli, ritornano da quegli stessi ragazzi.
Qual è il senso del trascorrere del tempo?
[…]Forse il tempo è solo una credenza popolare, una superstizione, una scaramanzia, un trucco, una canzone. Il tempo si passa a immaginare, ad aspettare, e poi, all’improvviso, a ricordare. Ma allora, le cose belle arriveranno? O le cose belle erano prima?
Questa la domanda iniziale de Le cose belle, è sarà il filo rosso di ogni momento raccontato.
Nel film documentario sono stati montati insieme i due momenti; a distanza di dieci anni fa specie vedere come lo sguardo, l’ironia, la gioia semplice dell’infanzia e adolescenza si sciolga nella disillusione dell’età adulta.
Fabio, poco più che decenne, nel suo candore di fanciullo si chiede cosa sta facendo Bassolino per cambiare il futuro dei bambini.
Non c’è traccia della scuola nella vita di questi ragazzi, solo Adele racconta quasi con orgoglio di essere stata bocciata quattro volta perché non si fa mettere i piedi in testa dai professori; scopriremo solo dieci anni dopo, quello che la maestra le faceva, quello che la scuola le ha negato.
Sono vite senza futuro perché gli è stato negato un presente, perché nessuno ha pensato che i bambini diventano grandi e adulti se aiutati ad esserlo.
Senza scuola, senza lavoro, senza città.
Non ci sono nemmeno partiti ma solo manifesti elettorali.
Arriva il momento in cui “le cose belle” uno non se le aspetta più, come Silvana che smette di fare progetti perché tanto non ne vale la pena.
Un atto di accusa forte, chiaro e vero, che parte da Napoli ma è per tutto il Paese.
Un film documentario da vedere per chi seriamente vuole cambiare verso, e non per fare solo un verso apparentemente diverso ma uguale a quello di sempre.
Perché il tempo non sia solo una convenzione, un passare lento, ma un tempo carico d’impegno autentico per capire e tentare almeno qualcosa di realmente diverso per i tanti Enzo, Fabio, Adele e Silvana del nostro Paese.
Agata Diakoviez

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