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Il problema con cui noi ancora conviviamo

28 novembre 2014
The problem we all live with, 1964, Norman Rockwell

The problem we all live with, 1964, Norman Rockwell

1894-1978 è racchiuso in questo tempo la vita di Norman Rockwell.
Un periodo lungo e denso di avvenimenti storici tragici e importanti.
Rockwell è stato tra i più grandi artisti del secolo scorso, tutte le copertine che immaginò e realizzò per The Saturday Evening Post, raccontano anche quello che non poté disegnare.
Tutte le cover realizzate dal 1916 al 1963 sono esposte a Palazzo Sciarra, a Roma, dove fino all’8 febbraio 2015 sarà possibile visitare la bellissima mostra American Chronicles: The Art of Norman Rockwell promossa dalla Fondazione Roma Museo insieme al Norman Rockwell Museum.
Quello che salta subito agli occhi ed emoziona è la maestria con cui attraverso ogni immagine Rockwell raccontava una storia; c’è però un particolare che lascia perplessi: attraversando il lungo spazio riservato alle copertine si nota che molti dei soggetti ritratti sono bambini belli e sorridenti, stile Shirley Temple di Riccioli d’Oro, insieme ai loro genitori.
Solo in tre copertine ci sono persone di colore, ossia:
March 1934 compare di spalle un piccolo bambino di colore vestito di stracci che indica ad una piccola amazzone la strada da prendere, o chissà forse la direzione verso cui è fuggito il suo cavallo;
May 1940 un lustrascarpe di colore, sempre ritratto di spalle, lucida le scarpe a un distinto signore;
December 1946, un cameriere di colore, questa volta ritratto di faccia, in una carrozza ristorante, attende sorridendo che un piccolo bambino (per questo ritratto posò il figlio di Rockwell) paghi il conto.
Andando avanti, il visitatore scoprirà, grazie all’eccellente presentazione fatta con le audioguide, che era assolutamente proibito in America ritrarre uomini di colore sulle copertine dei giornali, ad esclusione degli addetti del servizio di trasporto pubblico.
Insomma, l’America e la sua anima è lì in tutte quelle copertine come nei ritratti del ciclo dedicato al Discorso sulle quattro libertà, un lavoro quello di Rockwell che abbraccia un periodo che comprende le due grandi guerre o se preferite la lunga guerra entrando a testa alta nella storia dei diritti civili.
Un paese pacato, che sa santificare le feste e riunirsi con la famiglia.
Tutta la storia economica, civile e politica è ritratta da Rockwell, che come ogni bravo narratore ha saputo raccontare anche quello che si doveva tacere.
13 presidenti si succedettero, durante la sua vita, grandi trasformazioni si ebbero e piccoli passi si fecero, come quelli compiuti in The Problem We All Live With.
La bambina di colore ritratta con il suo vestitino bianco cammina protetta da quattro uomini di cui non vediamo i volti ma solo le mani; hanno la fede al dito i quattro uomini, presumibilmente una famiglia a casa, e proteggono un’idea che cammina fiera e immacolata dichiarando al mondo intero, magia dell’arte visiva, che da quel momento in poi non solo i servitori di colore potranno essere ritratti a viso aperto.
Questo ritratto è del 1964, è lentissima la storia quando si tratta di dover riconoscere i diritti.
Tornando a Roma, oggi, siamo nel 2014, degli imbecilli hanno impedito a 90 bambini italiani, che vivono con i loro genitori in un campo rom, di entrare a scuola.
Ecco forse ci vorrebbero delle belle sentinelle, come quelle di Rockwell, pronte a difendere sempre e comunque l’infanzia dalla stupidità dei grandi.
Agata Diakoviez

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