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Il primo Chambers

2 marzo 2016

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A volte mi capita in libreria di confessare che uno degli autori che mi hanno “spinto” a lavorare nell’ambito della letteratura per ragazzi è stato l’inglese Aidan Chambers. Uno scrittore che, citando François Ruy-Vidal, mi ha fatto capire che non esiste la letteratura per ragazzi, ma esiste la letteratura.
L’importanza che quest’autore ha avuto per il sottoscritto, la si può comprendere, attraverso un piccolo aneddoto biografico. Una delle poche cose, durante il mio soggiorno d’oltralpe, che ho rimproverato ai francesi è quello di non conoscere quasi per nulla l’autore di Breaktime, di Cartoline dalla terra di nessuno (il mio preferito), di Questo è tutto, di Kissing Game. Per un lavoro universitario, mi ero messo a cercare alcuni suoi romanzi, ma all’epoca, gli ultimissimi anni del ‘900 (solo da qualche anno Thierry Magnier ha pubblicato La maison du pont, il nostro Quando eravamo in tre) scovai solamente una vecchia traduzione di Danza sulla mia tomba, tradotto da Seuil con un titolo bizzarro: La danse du coucou. Poi in una biblioteca di quartiere mi sono venuti in mano due suoi vecchi titoli: una storia di una misteriosa grotta edita da L’école des loisirs e il suo primissimo romanzo Deux ombres sur la plage, che lessi con minore coinvolgimento rispetto agli altri romanzi.001257331
Mi ero scordato di questa lettura e quando in libreria è arrivato Ombre sulla sabbia, uscito per la Rizzoli, me lo sono subito portato a casa. Solo dopo qualche pagina mi sono ritornate in mente le immagini della cors sulla spiaggia, delle novità metropolitane che Kevin scopre via via, della figura del nonno e dei nuovi progetti del protagonista maschile.
Tradotto da Beatrice Masini, il romanzo in Inghilterra uscì nel 1968. Lo stesso Chambers, nella nota dell’autore, spiega la nascita della storia, scritta seguendo le indicazioni di una classe di studenti riluttante alla lettura. Questi giovani si dicevano interessati a storie corte, fatte di capitoli brevi, che parlassero di gente come loro, con un linguaggio non letterario.
E Chambers ha rispettato i consigli scrivendo la storia di un’isola quasi abbandonata dove non succede mai nulla, di una fuga verso la città. Scrivendo di famiglia, lavoro, serate con gli amici, d’amore…
A 17 anni, “non si può essere seri” come dice Rimbaud, e Kevin rispetta l’assioma del poeta maledetto, almeno all’inizio. Il suo progetto è quello di ritrovare Susan e stare con lei, ma poi la vita lo porterà a considerare nuove strade. Vi lasciamo scoprire da soli queste pagine.
Rileggendole, quasi vent’anni dopo, ho apprezzato di più la capacità dell’autore di raccontare dell’irrequietezza tipica giovanile, della voglia di andarsene per vedere le cose da un’altra prospettiva.

David Tolin
Pel di Carota

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