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Andersen a spasso

28 aprile 2017

Un fantastico scrittore, Hans Christian Andersen, due talentuosi artisti, Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, un interessante progetto ludico-creativo, Andersen a spasso (vedete qui il regolamento) pensato da Andersen, il mensile di letteratura e illustrazione per il mondo dell’infanzia!
Due mazzi di carte: quello rosso fatto di 15 dettagli “che isolano frammenti di realtà, particolari suggestivi, rivelando la presenza di personaggi, oggetti e luoghi fantastici”; quello azzurro, immagini che contestualizzano le prime 15 mostrando luoghi dell’attuale Odense.
Un progetto rivolto a scuole, ma anche a tutti coloro desiderosi di creare storie, guardando immagini fotografiche, e giocando con gli oggetti, gli ambienti, le atmosfere che abitano i testi del danese, papà del brutto anatroccolo, della sirenetta, dei cigni selvatici, di Mignolina, della Regina delle nevi.

HCA suscita sempre un certo fascino per la sua biografia, per le sue storie, per il mescolarsi delle due. Com’è nato il progetto “Andersen a spasso”?
È nato da un’intuizione di Barbara Schiaffino, direttrice della rivista “Andersen”, che è stata coinvolta da VisitDenmark e dalla Fondazione danese Hans Christian Andersen per un progetto di promozione legato allo scrittore. Barbara ha pensato a noi, proponendoci di ideare insieme a lei qualcosa di insolito per far conoscere ai bambini i luoghi natali di Andersen in maniera giocosa. Così, quasi per scherzo, è nato il progetto delle carte per inventare storie, costruite sulla base di immagini scattate per le strade di Odense. Ci piaceva la parola “spasso” per il suo doppio significato: di camminata senza meta e senza fretta, e di divertimento. Il primo “spasso” è stato il nostro, che ci siamo ritrovati in quattro e quattr’otto catapultati a Odense con il compito di catturare tutta la luce di ottobre nella nostra caccia fotografica. Il secondo, ci auguriamo sia stato quello dei bambini e dei ragazzi che insieme ai loro insegnanti hanno continuato giocando il nostro cammino.

Con le quindici carte rosse, quelle delle storie, suggerite ai “giocatori” di inventare una fiaba alla maniera dello scrittore danese. Quali sono i suoi elementi caratteristici che più che più vi interessava evidenziare?
Ci piaceva l’idea che i creatori di storie fossero in qualche mondo vincolati alla poetica di Andersen stesso. Abbiamo quindi individuato tre caratteristiche della sua scrittura, facili da trasmettere anche ai più piccoli, che potessero servire da punti di riferimento: l’interesse per personaggi considerati marginali, un tocco misurato di surrealtà, l’attenzione per gli oggetti quotidiani. Noi stessi, nel costruire le carte, abbiamo cercato di rispettare queste caratteristiche.

Per la scelta dei soggetti fotografici, come avete proceduto? Semplicemente passeggiando tra le strade di Odense, o già con una volontà di trovare elementi strani, inusuali?
M: Sono le immagini a cercarci. Noi al massimo possiamo andar loro incontro. La migliore predisposizione per farsi trovare è muoversi a passo d’uomo, girare a vuoto e lasciare la porta aperta. A volte perdere tempo è il modo migliore per guadagnarlo. Io tendenzialmente fotografo di tutto, anche senza un apparente motivo razionale. So che certe immagini hanno un significato sepolto, ignoto anche a me stesso, che emergerà con il tempo. Magari grazie alle parole di Chiara. Una parte interessante di questo progetto è stata proprio l’opportunità di vedere e leggere la realtà a quattro occhi. La vista è il nostro senso più conformista e abitudinario. Prendere in prestito, come degli occhiali, gli occhi di un’altra persona che fa un altro mestiere ti fa prendere le distanze da te stesso. E poi c’è il cibo che mangi e il vino che bevi e il sonno che dormi. Il nutrimento degli occhi arriva dai canali più inconsueti. In questo senso VisitDenmark, che ci ha ospitati con ogni riguardo, ha curato tutte le sfumature della nostra residenza artistica, lasciandoci al contempo la massima libertà di azione.
C: A Odense ho avuto la sensazione che i personaggi delle storie si trovassero ovunque. Forse era solo una suggestione, dovuta alla ricerca che stavamo svolgendo. Ma forse allora il segreto è proprio questo: disporsi sempre in atteggiamento di ricerca, di attesa, ovunque. Poi certo non è sufficiente, bisogna anche avere un occhio allenato. Alla fine della giornata, dopo aver spiato Massimiliano ogni volta che la macchina fotografica scattava, con sorpresa venata di frustrazione mi ritrovavo a chiedere “e questo… dove lo hai visto?”. Guardare le foto era come camminare per Odense una seconda volta.

Se foste chiamati a scrivere una nuova storia, a partire da una o due delle vostre carte rosse, quale scegliereste? Potreste raccontarcela brevemente?
C: Nelle carte rosse ci sono oggetti, luoghi e personaggi che servono da motore di creazione di storie. Ho inventato le loro caratteristiche basandomi sulle suggestioni delle immagini, con un testo breve, perché doveva servire solo da scintilla per le storie dei bambini. Le immagini però erano talmente stimolanti, ed era così divertente trasformarle con le parole, che per ogni carta avrei voluto continuare il ricamo di idee. È stato un esercizio di limitazione rendere tante storie potenziali, invece di privilegiarne una. E se lo facessi ora, sentirei di fare torto a tutte le altre!

La fotografia è forse il linguaggio figurativo meno fiabesco. Ci sono però alcuni scatti che riescono a cogliere la poesia dell’oggetto ritratto al pari di qualsiasi illustrazione. Cosa ne pensate?
M: Ma questo è solo un condizionamento culturale difficile da superare. Il fiabesco inteso come senso del meraviglioso, ha cittadinanza in tutte le arti. Non è prerogativa di un linguaggio espressivo. Anzi, è bello trovarlo dove meno te lo aspetti. La fotografia serve solo a incorniciarlo. Per esempio, quando siamo arrivati in albergo a Odense, i primi personaggi fiabeschi che abbiamo incontrato ci attendevano sopra al comodino. Li abbiamo chiamati “Prese in giro”.

Il progetto vuole anche far incontrare e conoscere Andersen, ripercorrendo le strade e i luoghi della sua vita danese. Ci sono nel mazzo azzurro fotografie che raccontano momenti del quotidiano e luoghi della città in cui lo scrittore ha trascorso la sua vita. Foste chiamati da un’agenzia di viaggi a scrivere e “illustrare” una guida della Danimarca di Andersen, come la impostereste?
C: In effetti, i primi a rimanere affascinati dalla figura di Andersen siamo stati noi, nel percorrere la sua vita e la sua città per realizzare il progetto. Abbiamo scoperto quanto fosse visionario già da bambino, ma anche ambizioso, stravagante e creativo (ad esempio, benché sia conosciuto principalmente come scrittore, è stato anche cantante, attore, disegnatore e meraviglioso ritagliatore di silhouettes di carta). E ciò che più colpisce è che tutto questo è davvero scritto nei dettagli dei luoghi che lo hanno ospitato, per cui non è stato difficile raccontarlo nelle carte del mazzo azzurro, che possono servire ai giovani lettori per mettersi sulle sue tracce.
M: Penso che non avrei il talento per fare una guida, perché preferisco perdermi. Al limite potrei progettare una disguida. Del resto, quando torniamo a casa da un viaggio, quelli che ci rimangono più impressi sono i disguidi, i piccoli incidenti di percorso, ciò che non avevamo programmato. Atterrati a Copenaghen ci hanno dato le chiavi per l’auto a noleggio, ma non trovavamo la serratura dove infilarle. Abbiamo riso un bel po’ e alla fine abbiamo capito che andavano semplicemente posate da qualche parte nel veicolo. Così, a volte i viaggi iniziano quando non sono ancora cominciati.

Chiara Carminati e Massimiliano Tappari

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