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Sette e uno

14 settembre 2017

Mercoledì 19 settembre 2012, su Zazie news, David Tolin parlava dell’operazione Emme edizioni, parallela a quella messa in campo dall’editore francese Seuil Jeunesse, di pubblicare alcune delle storie di Gianni Rodari nel formato di albo illustrato. Nel post David si soffermava sul lavoro di Vittoria Facchini per Uno e sette a Vittoria Facchini toccò Uno e 7, uno dei testi forse più difficili di Rodari, che l’artista pugliese è riuscita a trattare in maniera leggera, facendo dell’infanzia l’elemento preponderante. Il gioco, l’allegria, la spensieratezza sono le emozioni che animano tutti e sette i bambini sulla pagina e noi lettori che guardiamo il berlinese suonare il minipiano, Paolo guidare il tram telecomandato, o il gruppo intero scorazzare in bicicletta.
Mi piace pensare che la storia di Sette e uno. Sette bambini, otto storie, Einaudi ragazzi, curato dall’amico David, libraio di Pel di Carota di Padova e colonna portante della nostra associazione, abbia delle radici lontane. Già nel 2012 David poneva l’accento sulla capacità visiva di Vittoria Facchini di mettere l’infanzia al centro. Oggi, nell’introduzione al libro che ha curato, leggiamo: per questo libro è stata scelta la favola più intensa e civica della raccolta, Sette e uno, per parlare d’infanzia oggi, per provare a raccontare il nostro contemporaneo, a 55 anni dall’originale, per costruire una nuova geografia umana o solamente per continuare a giocare con le parole di Rodari, le sue idee, la sua forza.
David ha raccolto le voci di 7 scrittori, tra i più rodariani al mondo, rilanciando l’invito dello scrittore di Omegna a giocare con le parole. Beatrice Masini (Italia), Ulrich Hub (Germania), Daria Wilke (Russia), Dana Alison Levy (Stati Uniti), Yu Liqiong (Cina), Jorge Luján (Argentina) rivisitano il gioco letterario iniziato ne le Favole al telefono nel 1962, dando vita a sette poetici racconti ed ad altrettante poetiche infanzie.
Siamo grati a David per questo libro, un libro sentito, pensato, riflettuto, un invito a mettere l’infanzia al centro del mondo, ripartendo dal pensiero di Rodari e dalle favole civiche in genere, per ricordarci, come ci dice uno dei sette bambini del libro, Paolo re di Roma di Beatrice Masini, che nelle recite e nelle storie si possono far andare le cose come si vuole: e si può dire per esempio, che questo bambino Paolo che ha fatto il re di Roma è davvero il re di Roma. E’ il re perché è un bambino e può inventarsi un mondo senza guerre, proprio come sperava e desiderava il signor Rodari che si è inventato il primo Paolo molti anni fa.
A David tutta la nostra stima e il nostro affetto e l’augurio che questo libro giri per il mondo, rimbalzando di libreria in libreria.
Elena Giacomin
La casa sull’albero Arezzo

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