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Rivoluzioni: niente sarà più come prima

17 novembre 2017

Nel 2017 ricorrono le celebrazioni di tante rivoluzioni, una su tutte la rivoluzione russa, ma è anche il centenario di quella messicana. E in quest’anno speciale, non a caso, è comparsa sulla scena editoriale la collana Rivoluzioni-cambiamenti in corso d’opera pubblicata da Istos edizioni. Una collana nata come un progetto editoriale innovativo che vuole raccontare i cambiamenti di tutti ad una fascia di età in piena rivoluzione personale.

Sono già usciti La formula esatta della Rivoluzione di Marcello Fois e Alberto Masala, Odeon Campero di Beniamino Sidoti e La stella rossa di Ivan di Janna Carioli, ogni volume della collana è illustrato dalla mano sapiente di Otto Gabos. La regia è di Teresa Porcella, libraia della libreria Cuccumeo di Firenze, scrittrice, editor, qui in veste di curatrice. La collana ha appena ricevuto una segnalazione speciale dalla giuria del premio Letteratura Ragazzi di Cento, abbiamo voluto intervistarla per farci raccontare l’ideazione, la realizzazione e i prossimi passi di questo bel prodotto editoriale.

La segnalazione del premio Cento è una bella soddisfazione per una collana-progetto come la vostra. Ci racconti com’è nata l’idea, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che nell’editoria per ragazzi ci fosse una mancanza?

L’idea è un’idea di diversi anni fa, risale al 2011, quando io lavoravo per un grande editore. Analizzando il panorama editoriale rilevavo che le collane di argomento storico prendevano in genere la mira sui grandi personaggi. A me interessava un rovesciamento di prospettiva. Poi si è interrotta la collaborazione e ho portato via con me la collana.
Ho aspettato diversi anni prima di affidarla a un altro editore, finché non ho trovato quello che l’ha sposata in pieno. E lì appare Istos. Ha capito il progetto e ha voluto che tutto, compresa la carta, fosse rispettosa dell’idea. Da subito avevo chiare tre cose:

1) Volevo parlare delle Rivoluzioni, che non sono mai state argomento di una collana, perché sono i momenti “caldi” della storia, quelli che segnano i cambiamenti. E perché la storia possa parlare ai ragazzi, in particolare a degli adolescenti, deve avere delle cose in comune con loro. Il cambiamento mi pare una buona piattaforma.
2) Volevo ci si fermasse sul senso del “debito” che ognuno di noi ha con gente del passato, di cui magari ignora nomi e storie, per ricordarci che tante cose che diamo per scontate, diritti, comodità, tecnologie…, sono eredità che sono costate lacrime e sangue a qualcun altro.
Ecco, uscire dall’ottica autocentrata e istantanea del “Vodafone: tutto intorno a te” per rientrare in quella della collettività e della collettività nel tempo.

3) Ero certa che volevo Otto Gabos come illustratore (per la sua grande capacità di narrare con il linguaggio delle immagini), che avrei usato autori (sia cosiddetti per adulti che per ragazzi) che avessero sposato il progetto e che avrei usato nero + 1 colore per ogni volume, lasciando alla dominante cromatica l’empatia di ogni storia.

Solo in seguito, in corso d’opera, è venuta l’idea di mettere in ogni volume, oltre alla Macro rivoluzione che dà l’ambientazione storica, una micro rivoluzione quella della vita dei personaggi e una media rivoluzione tecnologica o culturale che aiutasse a rinforzare l’ambientazione e aprisse delle curiosità laterali. Per la Rivoluzione Francese, ne “La formula esatta della rivoluzione”, è la storia della chimica, per la Rivoluzione Messicana, in “Odeon Campero”, è il cinema muto e per la Rivoluzione Russa, ne “La stella rossa di Ivan”, le avanguardie e il futurismo russo.

Le illustrazioni di Otto Gabos sono il trait d’union di tutta la collana, il tratto significativo, entrano e dialogano in modo egregio col racconto. Ogni romanzo però è stato, e dovrà essere, interpretato dall’illustratore in modo diverso. Come lavorate a far sì che il tutto sia così ben integrato col testo?

C’è un lavoro di regia e di squadra molto forte. Il testo dell’autore viene “spezzato” da me in base a nuclei tematici e immaginativi compiuti. Poi viene preimpaginato definendo gli spazi e i soggetti delle immagini. Questo lavoro preliminare, fatto da me e dal grafico Ignazio Fulghesu, viene poi inviato a Otto che fa le sue eventuali controproposte. La cosa divertente è che ognuno di noi si fa convincere volentieri dall’altro se ha un’idea migliore! C’è un bell’affiatamento e questo contribuisce a velocizzare e prendere gradevole il lavoro.

Hai indicato tu le rivoluzioni di cui parlare agli scrittori che hai scelto? Ogni scrittore ha proposto la sua “rivoluzione del cuore”? Com’è andata?

In genere sì, assegno la rivoluzione, se ci sono ricorrenze precise, oppure do una rosa tra cui scegliere. Solo una, quella messicana, è stata una proposta arrivata dall’autore, ma essendoci di mezzo l’anniversario della Rivoluzione è stata accettata subito. Ma per le rivoluzioni future ci sono già state proposte arrivate dagli autori.

In un’intervista hai dato una definizione a mio parere molto bella della collana, “sono Rivoluzioni a scatole cinesi” hai detto, definizione che descrive molto bene come ogni rivoluzione porti con se una rivoluzione politica ed economica, ma anche una scientifica, e ogni persona che vive quella rivoluzione ne subisce inevitabilmente una individuale. Quanto è importante raccontare la Storia nella letteratura per ragazzi?

“La storia siamo noi”, viene voglia di cantare con De Gregori… Ma certo, ben oltre questa banalità non banale, c’è che il tema identitario non è affrontabile senza il confronto con gli altri e gli altri devono essere anche altri nel tempo, non solo nello spazio. Pensare che ai ragazzi debba interessare solo ciò che parla della contemporaneità è un errore “narrativo”, prima ancora che educativo. Il fantasy ne è una dimostrazione lampante. Le contestualizzazioni lontane o fantastiche, in realtà, consentono una libertà di immedesimazione straordinaria. Dilatano confini, perché vanno verso il non conosciuto del dato e il riconoscibile del sentire. E’ un cortocircuito potente.

Istos ha fatto delle interessanti proposte per le scuole a corollario della collana, proposte che vanno aldilà del classico incontro con l’autore. Lo chiedo all’editor ma anche alla libraia, c’è un modo differente per avvicinare i ragazzi alla letteratura e all’incontro con i libri? Ci racconti le proposte?

Oltre ai tradizionali incontri con l’autore, proponiamo i reading tratti dai volumi, le teatralizzazioni, le presentazioni con musica e disegni dal vivo, i laboratori di costruzione di un libro (testo + immagini), insomma, cerchiamo di portare i ragazzi a rendersi consapevoli di tutto il processo che sta intorno al libro, l’ideazione, la scrittura, l’illustrazione, la confezione, la narrazione, l’interpretazione dello stesso attraverso altre arti. Ognuno può collocarsi dove si sente più comodo o più curiosamente scomodo.

Quali altre rivoluzioni sono previste? Ci dai delle anticipazioni?

Nei prossimi due volumi, dopo le rivoluzioni straniere, ci spostiamo in Italia, sul fronte delle rivoluzioni sociali, quelle fatte con l’arma del voto o delle leggi, piuttosto che con fucili e spade. Iniziamo con “2×1=2”, di Patrizia Rinaldi che uscirà in primavera, per la Fiera di Bologna. Si parlerà della legge sul divorzio in Italia e di come due genitori si divideranno, ma saranno sempre due per la loro figlia, Maria Teresa, che dovrà imparare di persona che cosa significa rapportarsi ai genitori come singoli e non come coppia. Come in tutte le rivoluzioni anche qui c’è una “media rivoluzione” e saranno le canzoni di De Andrè. Ce lo immaginiamo già in forma di spettacolo! Poi, a seguire, ci sarà Luisa Mattia con “Quello che non so”, e qui siamo negli anni 50, in ambiente rurale dove due ragazzini Elmo e Maria si dovranno confrontare con le pluriclassi e la difficoltà di andare a scuola, quando devi lavorare nei campi. In mezzo la conquista della scuola dell’obbligo e la media rivoluzione della penna biro che soppianta il calamaio. Quei banchi inspiegabilmente bucati la mia generazione e quella di Luisa li ricordano bene. Le mancanze, si sa, sono ottimi propulsori narrativi!

(Intervista di Mariaserena Melillo – Le storie nuove)

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