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Breve storia di un pomeriggio di novembre in libreria

27 novembre 2017

E’ gentile, diretto. Ha uno sguardo vivace e le sue parole risultane chiare, precise, anche se ci arrivano in una lingua diversa dall’italiano.
Incontro Timothée de Fombelle per la seconda volta.
La prima occasione risale a diversi anni fa, per il lancio in Italia del libro di Tobia, libro che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
Nell’incontro in libreria ora al centro della riflessione c’è il libro appena dato alle stampe da Terre di Mezzo, Victoria sogna. Un libro che dichiara l’inizio di una nuova avventura editoriale che vede la casa editrice milanese impegnata a scegliere buoni titoli per giovani lettori.
Un libro molto diverso dagli altri, diverso in primis perché esce a cinque anni di distanza dall’edizione francese in catalogo per Gallimard ed esce in una veste completamente nuova.
Il romanzo breve, nato senza figure, nell’edizione italiana si arricchisce di uno speciale apparato iconografico firmato dall’illustratrice romana Mariachiara di Giorgio.
Timothée racconta il suo compiaciuto stupore di fronte ad un libro che si appresta a vivere una nuova vita.
Non pensa che le illustrazioni abbiamo tolto spazio alle sue parole, anzi si dice felice dell’energia che ritrova nel segno, la stessa energia che ha animato, anni fa, la nascita di Victoria come personaggio letterario.
Parla dei libri che ha letto, parla di Babar e di Flaubert, di Madame Bovary e del Conte di Montecristo, dei grandi classici e dell’orfanaggio, delle luci e delle ombre che accompagnano i grandi romanzi.
Racconta del desiderio di portare l’avventura nel quodidiano e ricorda al lettore che Victoria sogna è un libro d’avventura.
Il lettore è condotto attaverso la normalità dell’esistenza in un mondo che interseca le storie dei libri, le visioni cinematografiche, i dialoghi.
Parla del mestiere di scrittore: la difficoltà a trovare il giusto espediente narrativo per descrivere il presente di una ragazzina adolescente (Timothé ha una figlia di dodici anni e mezzo, per renderla credibile al lettore.
E poi racconta come miscelare le parole che devono trovare ritmo, azione, devono fermarsi e rincorrersi, le parole devono raccontare la relazione, i rapporti tra le persone, i sentimenti, le attese.
La voce dello scrittore si intreccia poi a quella dell’editore e dell’illustratrice, alle domande dal pubblico, e poi i saluti e gli applausi. Timothée deve prendere un aereo e tornare a Parigi. La presentazione finisce, ma il libro rimane sugli scaffali.

E nelle teche della piccola galleria Giannino Stoppani rimangono anche gli originali realizzati per il libro da Mariachiara Di Giorgio. Illustrazioni nate per piccoli spazi, per parole di cui andava sottolineata la normalità e, al contempo, la straordinarietà.
Victoria prende corpo, fisicità, e assieme a lei indiani e cowboy, bibliotecarie e padri a cavallo.
Da pochi giorni la casa editrice francese Iconoclaste ha pubblicato Neverland, il primo romanzo per adulti di Timothée de Fombelle.
Lunga vita alle storie, per piccoli e per grandi.

Silvana Sola
Giannino Stoppani

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