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La donna che amava i colori

28 gennaio 2019

Non sono ancora stata in grado di aver notizia di libri per bambini o di favole scritte in italiano; quelle che ho visto pubblicizzate sono traduzioni dal francese o dall’inglese. Le favole non esistono; il gusto italiano per il meraviglioso è convogliato dai preti verso un’unica direzione, quella dei miracoli dei Santi (…)

Così scrive Mary P. Merrifield da Bologna, in una lettera al marito datata domenica 29 marzo 1846.
Merrifiled era una studiosa inglese che, incaricata dal suo Governo, viaggia in Italia tra il 1845 e il 1846 insieme al figlio appena diciottenne e a una domestica. Scopo del viaggio è la ricerca presso realtà pubbliche e private (biblioteche, archivi, collezionisti, negozianti, artisti, librai, studiosi) di testi, ricette e trattati per la realizzazione e composizione dei colori da trascrivere e tradurre, al fine di permettere agli artisti inglesi di aggiornarsi e progredire nelle arti, incluso l’affresco.
Il frutto del suo lavoro, Original Treatises on the Arts of Painting, è pubblicato nel 1849 in due volumi in doppia lingua.

Ora, a parte quanto affascinante e sorprendente sia la scoperta di questa figura di donna – per anni si occuperà poi dello studio delle alghe, dopo aver scritto e pubblicato altri trattati sulla scienza del colore –, non poteva ovviamente non colpire il brano di questa lettera.
Come ci comunica Giovanni Mazzaferro, attento curatore del bel libro La donna che amava i colori. Mary P. Merrifield. Lettere dalľItalia (Officina Libraria, Milano 2018), tra le cose di cui Merrifield va in cerca durante il suo viaggio tra Veneto, Emilia, Lombardia e Piemonte, sono proprio i libri per bambini, che in epoca vittoriana in Inghilterra stavano vivendo un’importante fioritura.
Mary, secondo Mazzaferro, ne va in cerca forse per tradurli. Ma appunto, non ne trova. Nemmeno nella città che diverrà patria della International Children’s Book Fair. E chissà quali sarebbero oggi i suoi commenti, se potesse andare su e giù per i corridoi della fiera, e partecipare agli incontri che si terrano in quei giorni (1-4 aprile) nella città felsinea.
Ricordiamo che Giannetto di Luigi Alessandro Parravicini venne sì pubblicato dieci anni prima, nel 1836, e con un successo e diffusione da vero bestseller per l’epoca, ma si tratta di un manuale scolastico, e per l’Italia si dovrà attendere il periodo dopo l’Unità per registrare un incremento di produzione, quasi sempre comunque legata al mondo della scuola e ai periodici per bambini. Mentre le parole della Merrifield paiono sottendere la ricerca di testi narrativi e di fiabe non necessariamente legati a intenti pedagogici.
Sempre per restare nel mondo dell’editoria, e fare solo due altri brevissimi appunti, a Milano (15 novembre 1845) la studiosa incontra per esempio Giuseppe Vallardi il grande libraio, a cui ho lasciato la mia lista (…). Vallardi è l’editore più importante d’Italia (…) può consultare e conosce il contenuto di tutte le biblioteche di valore e ha grande influenza su tutti i bibliotecari. E tra le lettere di presentazione ha quella di Antonio Panizzi – nato a Brescello (Reggio Emilia), che conosciamo grazie alla penna di Guareschi – che, lasciata l’Italia per Londra in quanto carbonaro e sostenitore del Risorgimento, divenne direttore della British Museum Library dal 1856 al 1866, portandola ad essere la più grande e innovativa biblioteca nazionale dell’epoca.
Grazie al suo carteggio, Mary P. Merrifield ci trasporta con penna acuta e curiosa in una tale varietà di fatti, scoperte, note di cronaca, incontri che squadernano un mondo così ricco di Cultura, di Sapere, di scambi e di modernità che lasciano senza fiato. Per questo vale davvero la pena leggere La donna che amava i colori.

Bianca
Libreria Cuccumeo

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