Skip to content

Rose nell’insalata, un omaggio a Munari

14 maggio 2017

E’ presto per parlare di fumetti e di Lucca Comics, festival che quest’anno avrà luogo all’inizio di novembre. Abbiamo però chiesto alla responsabile di “Lucca Junior” di dirci qualche cosa del un concorso aperto a tutti gli illustratori e disegnatori interessati. Leggete qui sotto:

Il titolo scelto per il “Concorso Lucca Junior per Illustratori e Fumettisti 2017”, giunto alla sua undicesima edizione, è “Rose nell’insalata: omaggio a Bruno Munari”.
La scelta del soggetto da rappresentare è libera purché si ispiri alla figura del grande artista milanese, alle sue opere, ai suoi libri, alle sue idee; un modo per ricordare e rendere omaggio al grande Bruno Munari nell’anniversario della sua nascita, avvenuta nell’ottobre del 1907.
Il concorso è aperto a illustratori e disegnatori, professionisti e non, italiani o residenti in Italia, senza limiti di età. Sono ammesse tavole realizzate con qualsiasi tecnica, sia digitale che tradizionale o mista.
Le opere migliori, selezionate da una giuria di esperti, saranno in mostra a Lucca Comics & Games dal 1 al 5 novembre 2017 presso il Family Palace (Ex Real Collegio, piazza del Collegio Lucca) con ingresso gratuito.
Il vincitore riceverà € 1.000, oltre all’inserimento in mostra e nel catalogo. Inoltre, grazie al supporto di WACOM, la miglior tavola digitale sarà premiata con un display interattivo con penna Wacom Cintiq 13 HD.
Il bando completo è disponibile sul sito di Lucca Comics & Games nella sezione Premi e concorsi da cui si può anche accedere al modulo di iscrizione online.
Le iscrizioni si chiudono venerdì 15 settembre 2017

Sarah Genovese

La Joie de lire festeggia i suoi 30 anni!


9 maggio 2017

Abbiamo chiesto a Francine Bouchet di raccontarci un po’ la sua casa editrice, La Joie de lire, che quest’anno festeggia i suoi primi trent’anni. Una maison di progetto che abbiamo sempre osservato con molta attenzione, per le sue creazioni grafiche, i suoi diversi artisti (Albertine, in primis, ma anche Laetitia Devernay, Haydé, Tom Tirabosco, per citarne solo alcuni), ma anche per i suoi romanzi provenienti dalle più diverse culture, europee e extra-europee (non vuol dire nordamericano). Questo il testo che ci ha regalato.

“Se avevo una missione nella mia vita, era quella di creare questa casa editrice”. E’ con queste parole che Francine Bouchet, direttrice e creatrice delle Editions La Joie de lire, riassume il suo percorso.
L’avventura è iniziata molto semplicemente, nel 1981, quando assunse la direzione della libreria La Joie de lire di Ginevra, una delle primissime librerie per ragazzi d’Europa fondata nel 1937 da Paul Robert. Velocemente però si sentì troppo limitata e decise, nel 1987, di lanciarsi nell’edizione pubblicando il suo primo testo di di divulgazione, l’albo Corbu comme le Corbusier. L’idea era di proporre un nuovo concetto di libro. Nacque così, velocemente, la collana “Connus, méconnus” che comprendeva titoli che ancora una volta uscivano dall’ordinario.
Oggi, trent’anni dopo, La Joie de lire pubblica quaranta titoli nuovi all’anno: romanzi, albi, fumetti, testi di divulgazione, teatrali e di filosofia… Dei testi provenienti dal mondo intero, dei giovani autori e dei nuovi talenti, ma anche degli autori fondamentali per la letteratura quali Maurice Chappaz, Léopold Chauveau, Corinna Bille, Gianni Rodari, José Saramago, Peter Stamm, Alexis Jenni… o degli illustratori come Wolf Erlbruch, Rotraut Berner, Keith Haring, Mervyn Peake…
«Audacia», è una delle parole d’ordine di Francine Bouchet: «audacia, qualità, creatività, originalità», e come valori da affermare quelli di «affinare le curiosità, mostrare le molteplici possibilità dell’arte e educare il gusto fin dai primi anni d’età», dai quali lei non si è mai allontanata. Rivendicando un catalogo eclettico di più di 500 titoli, Francine Bouchet precisa: “Noi non ci siamo chiusi su noi stessi. Noi continuiamo sempre a cercare dei titoli che ci sorprendano, ci facciano venire voglia di leggerli e di condividerli”.
Per i suoi 30 anni, la casa editrice ha pubblicato un piccolo libro regalo che raccoglie immagini e testi degli autori e degli illustratori de La Joie de lire. L’introduzione di Francine Bouchet vale tutti i discorsi:
«Gli anni corrono come un treno nella notte… Lo guardo passare lontano. Ogni finestra mi restituisce un tempo particolare: una mano che scrive, una mano che disegna. Poi, innumerevoli visi: quelli, giovani e gioiosi, quelli addormentati per sempre. Infine e soprattutto, centinaia di libri accarezzati da piccole mani frettolose di scoprire i tesori che questi contengono. Il treno fischia incrociandone un altro, un collega forse, che ha scelto la direzione opposta…
Al mattino presto, al momento di una fermata presso una città sconosciuta, nuovi passeggeri s’imbarcheranno in quest’avventura che non avrà mai fine.»
Buon compleanno!

Andersen a spasso

28 aprile 2017

Un fantastico scrittore, Hans Christian Andersen, due talentuosi artisti, Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, un interessante progetto ludico-creativo, Andersen a spasso (vedete qui il regolamento) pensato da Andersen, il mensile di letteratura e illustrazione per il mondo dell’infanzia!
Due mazzi di carte: quello rosso fatto di 15 dettagli “che isolano frammenti di realtà, particolari suggestivi, rivelando la presenza di personaggi, oggetti e luoghi fantastici”; quello azzurro, immagini che contestualizzano le prime 15 mostrando luoghi dell’attuale Odense.
Un progetto rivolto a scuole, ma anche a tutti coloro desiderosi di creare storie, guardando immagini fotografiche, e giocando con gli oggetti, gli ambienti, le atmosfere che abitano i testi del danese, papà del brutto anatroccolo, della sirenetta, dei cigni selvatici, di Mignolina, della Regina delle nevi.

HCA suscita sempre un certo fascino per la sua biografia, per le sue storie, per il mescolarsi delle due. Com’è nato il progetto “Andersen a spasso”?
È nato da un’intuizione di Barbara Schiaffino, direttrice della rivista “Andersen”, che è stata coinvolta da VisitDenmark e dalla Fondazione danese Hans Christian Andersen per un progetto di promozione legato allo scrittore. Barbara ha pensato a noi, proponendoci di ideare insieme a lei qualcosa di insolito per far conoscere ai bambini i luoghi natali di Andersen in maniera giocosa. Così, quasi per scherzo, è nato il progetto delle carte per inventare storie, costruite sulla base di immagini scattate per le strade di Odense. Ci piaceva la parola “spasso” per il suo doppio significato: di camminata senza meta e senza fretta, e di divertimento. Il primo “spasso” è stato il nostro, che ci siamo ritrovati in quattro e quattr’otto catapultati a Odense con il compito di catturare tutta la luce di ottobre nella nostra caccia fotografica. Il secondo, ci auguriamo sia stato quello dei bambini e dei ragazzi che insieme ai loro insegnanti hanno continuato giocando il nostro cammino.

Con le quindici carte rosse, quelle delle storie, suggerite ai “giocatori” di inventare una fiaba alla maniera dello scrittore danese. Quali sono i suoi elementi caratteristici che più che più vi interessava evidenziare?
Ci piaceva l’idea che i creatori di storie fossero in qualche mondo vincolati alla poetica di Andersen stesso. Abbiamo quindi individuato tre caratteristiche della sua scrittura, facili da trasmettere anche ai più piccoli, che potessero servire da punti di riferimento: l’interesse per personaggi considerati marginali, un tocco misurato di surrealtà, l’attenzione per gli oggetti quotidiani. Noi stessi, nel costruire le carte, abbiamo cercato di rispettare queste caratteristiche.

Per la scelta dei soggetti fotografici, come avete proceduto? Semplicemente passeggiando tra le strade di Odense, o già con una volontà di trovare elementi strani, inusuali?
M: Sono le immagini a cercarci. Noi al massimo possiamo andar loro incontro. La migliore predisposizione per farsi trovare è muoversi a passo d’uomo, girare a vuoto e lasciare la porta aperta. A volte perdere tempo è il modo migliore per guadagnarlo. Io tendenzialmente fotografo di tutto, anche senza un apparente motivo razionale. So che certe immagini hanno un significato sepolto, ignoto anche a me stesso, che emergerà con il tempo. Magari grazie alle parole di Chiara. Una parte interessante di questo progetto è stata proprio l’opportunità di vedere e leggere la realtà a quattro occhi. La vista è il nostro senso più conformista e abitudinario. Prendere in prestito, come degli occhiali, gli occhi di un’altra persona che fa un altro mestiere ti fa prendere le distanze da te stesso. E poi c’è il cibo che mangi e il vino che bevi e il sonno che dormi. Il nutrimento degli occhi arriva dai canali più inconsueti. In questo senso VisitDenmark, che ci ha ospitati con ogni riguardo, ha curato tutte le sfumature della nostra residenza artistica, lasciandoci al contempo la massima libertà di azione.
C: A Odense ho avuto la sensazione che i personaggi delle storie si trovassero ovunque. Forse era solo una suggestione, dovuta alla ricerca che stavamo svolgendo. Ma forse allora il segreto è proprio questo: disporsi sempre in atteggiamento di ricerca, di attesa, ovunque. Poi certo non è sufficiente, bisogna anche avere un occhio allenato. Alla fine della giornata, dopo aver spiato Massimiliano ogni volta che la macchina fotografica scattava, con sorpresa venata di frustrazione mi ritrovavo a chiedere “e questo… dove lo hai visto?”. Guardare le foto era come camminare per Odense una seconda volta.

Se foste chiamati a scrivere una nuova storia, a partire da una o due delle vostre carte rosse, quale scegliereste? Potreste raccontarcela brevemente?
C: Nelle carte rosse ci sono oggetti, luoghi e personaggi che servono da motore di creazione di storie. Ho inventato le loro caratteristiche basandomi sulle suggestioni delle immagini, con un testo breve, perché doveva servire solo da scintilla per le storie dei bambini. Le immagini però erano talmente stimolanti, ed era così divertente trasformarle con le parole, che per ogni carta avrei voluto continuare il ricamo di idee. È stato un esercizio di limitazione rendere tante storie potenziali, invece di privilegiarne una. E se lo facessi ora, sentirei di fare torto a tutte le altre!

La fotografia è forse il linguaggio figurativo meno fiabesco. Ci sono però alcuni scatti che riescono a cogliere la poesia dell’oggetto ritratto al pari di qualsiasi illustrazione. Cosa ne pensate?
M: Ma questo è solo un condizionamento culturale difficile da superare. Il fiabesco inteso come senso del meraviglioso, ha cittadinanza in tutte le arti. Non è prerogativa di un linguaggio espressivo. Anzi, è bello trovarlo dove meno te lo aspetti. La fotografia serve solo a incorniciarlo. Per esempio, quando siamo arrivati in albergo a Odense, i primi personaggi fiabeschi che abbiamo incontrato ci attendevano sopra al comodino. Li abbiamo chiamati “Prese in giro”.

Il progetto vuole anche far incontrare e conoscere Andersen, ripercorrendo le strade e i luoghi della sua vita danese. Ci sono nel mazzo azzurro fotografie che raccontano momenti del quotidiano e luoghi della città in cui lo scrittore ha trascorso la sua vita. Foste chiamati da un’agenzia di viaggi a scrivere e “illustrare” una guida della Danimarca di Andersen, come la impostereste?
C: In effetti, i primi a rimanere affascinati dalla figura di Andersen siamo stati noi, nel percorrere la sua vita e la sua città per realizzare il progetto. Abbiamo scoperto quanto fosse visionario già da bambino, ma anche ambizioso, stravagante e creativo (ad esempio, benché sia conosciuto principalmente come scrittore, è stato anche cantante, attore, disegnatore e meraviglioso ritagliatore di silhouettes di carta). E ciò che più colpisce è che tutto questo è davvero scritto nei dettagli dei luoghi che lo hanno ospitato, per cui non è stato difficile raccontarlo nelle carte del mazzo azzurro, che possono servire ai giovani lettori per mettersi sulle sue tracce.
M: Penso che non avrei il talento per fare una guida, perché preferisco perdermi. Al limite potrei progettare una disguida. Del resto, quando torniamo a casa da un viaggio, quelli che ci rimangono più impressi sono i disguidi, i piccoli incidenti di percorso, ciò che non avevamo programmato. Atterrati a Copenaghen ci hanno dato le chiavi per l’auto a noleggio, ma non trovavamo la serratura dove infilarle. Abbiamo riso un bel po’ e alla fine abbiamo capito che andavano semplicemente posate da qualche parte nel veicolo. Così, a volte i viaggi iniziano quando non sono ancora cominciati.

Chiara Carminati e Massimiliano Tappari

Wolfango

20 aprile 2017
tags:

Wolfango Peretti Poggi è stato definito dai critici d’arte “immenso pittore naturalista”, “il più grande”, secondo Eugenio Riccomini. L’altra metà del suo lavoro, quella dell’illustratore, è rimasta nascosta per anni dietro una gran quantità di pseudonimi. Pochi sapevano che la firma “Golpe” su decine di Salgari degli anni Sessanta, su uno strepitoso Pinocchio, sulle Donne del Risorgimento di Olga Visentini e su innumerevoli altri titoli per ragazzi, celava “l’immensa” mano di Wolfango. Lo sapeva Grazia Nidasio che lo voleva al Corriere dei Piccoli, lo sapeva Antonio Faeti, concittadino e amico e proprio per questo tenuto al silenzio imposto dall’illustratore “dimezzato”. Solo nel 2007, con Storia di Re Enzo di Matteo Marchesini, Wolfango ha sollevato il sipario sul mistero: quando si è sentito pronto a ricongiungere le due identità orfane, ha finalmente firmato con il suo nome un libro illustrato. Prima, si era tanto divertito a confondere le acque che per anni è passato nel silenzio perfino che avesse vinto la prima edizione del premio grafico della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Vinse con Gesù oggi (qui sotto “L’ultima cena”), di Emilio Radius, tuttora un libro di sconfinata modernità, firmato con un sempre più enigmatico “Anonimo bolognese”, pseudonimo che poi non ha più ripreso. Anche per questo è stato difficile scoprirlo, c’è voluta la casualità di una visita a casa sua, e quando gli chiesi come mai avesse tra le sue cose quel volume che da sempre ammiravo in Salaborsa Ragazzi, chiedendomi chi fosse il genio, Wolfango si svelò, serafico e ancora soddisfatto del suo buon nascondimento.
Sarebbe bello vedere in fila i tanti libri illustrati da Wolf, perché una sua caratteristica è l’abilità di utilizzare tecniche e stili più diversi, poteva permettersi di essere naturalista interpretando una storia seicentesca, gotico per richiamare il medioevo nordico, particolareggiato in ogni dettaglio per la narrazione storica, lineare ed essenziale per la manualistica divulgativa a prevenzione delle malattie nei paesi poveri del continente Africano.
Era così bravo a disegnare secondo quello che riteneva lo stile più adatto, che quando gli sono state commissionate le Cappuccetto Rosso nelle due versioni di Perrault e dei Grimm, lui le ha realizzate così differenti l’una dall’altra da risultare due storie ben diverse, com’è infatti nell’intenzione dei due favolisti, nello svolgimento dei fatti e nei riferimenti storico-letterari.
Con la sua complicità, e grazie all’editore Minerva di Argelato, le due fiabe sono state ripubblicate con il titolo I Cappuccetto rosso, libro che inaugura la collana Molliche.
Una vicenda simile è successa con I Pollicino, il Puccettino di Perrault e il Pollicino dei Grimm, che vi invito a sfogliare proprio per godere del segno di Wolfango, della sua colta adesione ai testi (Wolfango era coltissimo) e della gioia grafica che si concede, leggera e competente, fedele e al contempo tutta sua, particolareggiata, ironica e drammatica, secondo necessità. Il terzo volume della collana Molliche è invece Il gatto con gli stivali, una storia sola, ancora una volta un lavoro stilistico notevole, nato nel 1962 con l’editore Edikon. L’abbiamo voluto pubblicare subito dopo la scomparsa di Wolfango, a 90 anni. Apre con un saluto dell’amico Faeti e un breve commento pedagogico di Milena Bernardi ad uso degli adulti, poi ecco la davvero intramontabile fiaba di Perrault che non dovremmo mai trascurare di leggere con i nostri bambini. La morale recita: Può dirsi certamente fortunato / chi riceve una grossa eredità! / Ma il giovane in gamba e assennato, / più che godere i soldi di papà, / si muova, s’ingegni, vinca ogni asprezza, / e si crei da sé la sua ricchezza!
Se volete saperne di più su Wolfango illustratore, Minerva Edizioni ha pubblicato un catalogo dove si dicono altre cose interessanti e affettuose, per esempio che quel nome racchiuso nella “o” di Wolfango è la sua perenne dichiarazione d’amore alla moglie Chiara.

Tiziana Roversi
curatrice della collana Molliche

Il miglior albo illustrato del mondo…

11 aprile 2017

Anthony Browne, che per alcuni anni all’inizio del nuovo millennio è stato un po’ trascurato in Italia, dove giunse fin dal 1976 grazie alla Emme edizioni, ora torna a risplendere. Ad iniziare le danze è stata la Giannino Stoppani Edizioni con alcune letture per i più piccoli: Mi piacciono i libri fu ripubblicato nel 2010.
Poi Donzelli e Kalandraka che hanno fatto tornare i suoi classici negli scaffali di librerie, biblioteche e case. Pubblicando in alcuni casi i libri più difficili come King Kong (Donzelli, 2012) o dai temi meni usuali, come Il Maialibro (Kalandraka, 2013).
In questo inizio di 2017, un’altra casa editrice fa capolino, tra quelle italiane che editano questo maestro dell’illustrazione mondiale. E così arriva in Italia, forse il più bello dei suoi albi, grazie alla piccola Camelozampa, che da anni svolge un lavoro lodevole di “biblioarcheologia”, riprendendo in mano libri da tempo assenti o mai giunti nel nostro paese.
Voci nel parco era anni che lo aspettavamo: il sottoscritto da ben quindici quando lo lessi nella versione francese Kaléiscope, in terra straniera.
Quello che subito colpisce e affascina di questo albo è il gioco con il quale Browne racconta una semplicissima passeggiata ai giardini pubblici: una costruzione corale, che fa eco all’espediente di “esercizi di stile” di Queneau.
Un’unica piccola semplice storia vista e vissuta con occhi diversi, che trasformano il pomeriggio dei quattro protagonisti in un caleidoscopio di colori dai più spenti ai più vivaci. C’è una mamma un po’ snob e severa, un babbo distratto alla ricerca di un lavoro, un ragazzino timido e troppo sottomesso e una coetanea sveglia e intraprendente.
Se si osserva bene, le voci sono in realtà sei, ai quattro “umani” (anche se con le tipiche sembianze scimmiesche a cui ci ha abituato Browne) possiamo aggiungere senza fare troppi sforzi anche quelle di Victoria, il labrador color champagne di Charles, e Albert (è un po’ repubblicano il nostro Anthony!? O si tratta di un omaggio ai vecchi reali?) il bastardino arruffato di Smudge: per tutto l’albo emblematici simboli di libertà e gioia di vivere.
Il libro nacque in una prima versione nel 1977: A Walk in the Park. Il secondo libro uscito dalle matite dell’illustratore che nel 1998 lo riprese in mano, rinnonandogli il titolo, l’attuale Voices in the Park, moltiplicando le voci narrative e cambiando i connotati ai personaggi.
Le quattro figure dei protagonisti (ricordatevi di andare a vedervi gli occhi dei vari primati nello splendido Un gorilla. Un libro per contare di Kalandraka, che rendono i loro ritratti più espressivi di qualsiasi umano) sono modellate anche attraverso i mille dettagli dell’ambiente esterno in cui questi vengo collocati, riuscendo a costruire quattro personalità le cui emozioni e i cui sentimenti vengono arricchiti da foglie disseminate come briciole di Pollicino, da taglienti vetri posti sul filo di un muro di cinta, grigie nubi che a poco a poco vengono spazzate via, boxer colorati che vestono le sculture di una fontana (l’inglese è stato, per questa immagine, sicuramente ispirato dal Nettuno del Giambologna).
Le quattro voci si alternano seguendo il ritmo delle stagioni: un autunno austero, un inverno preoccupato, una primavera insicura che verrà travolta dall’esuberanza dell’estate. I colori, utilizzati con una forte connotazione psicologica, si inanellano in un crescendo esplosivo, fino ad un finale ricolmo di rosso: del cappello borghese, del giubbetto scanzonato, dell’ironico paio di mutande, del giocoso tetto del gazebo, fino al più malinconico papavero regalato alla piccola dal nuovo amico e riposto su di una tazza per il tè, decorata con il giocoso rincorrersi dei due cani… Forse il desiderio di Charles di ritrovare l’amica nuovamente al parco, non è solo una debole speranza!
Per questo, e molto altro, per noi (oh almeno per il sottoscritto!) “Voci nel parco” di Anthony Browne è il più bel albo illustrato del mondo…

David Tolin
Pel di carota

PS
In occasione dell’uscita italiana di questo capolavoro, la casa editrice monselicense, invita tutte le librerie a organizzare un evento legato a questa storia, una festa “nazionale”, da farsi nelle librerie stesse o ai giardini delle rispettive città, il venerdì 21 o il sabato 22 (alcune librerie hanno già optato per la domenica 23 aprile: Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore) per diffondere il verbo di Anthony, per dare voce alle sue quattro voci e ai suoi mille colori.

Ribellioni. Punto e a capo

4 aprile 2017

Un Festival del libro per ragazzi per parlare di ribellioni. I primi capricci, le prime scoperte, i primi litigi. La ricerca di una propria identità e l’affermazione delle libertà adolescenziali. Le ribellioni di donne coraggiose che hanno detto no, che non si sono arrese, salvando la vita e i diritti di tante altre donne. Le ribellioni di uomini che non hanno avuto paura e con le loro scelte ci hanno insegnato il valore della legalità e della libertà. Le ribellioni di chi ha lottato prima di noi, le ribellioni di chi oggi cammina su strade di onestà e non teme di andare controcorrente.
Questa la presentazione della direttrice artistica, nonché libraia de Il Semaforo blu di Reggio Emilia, del festival del libro per ragazzi, Punto e a capo.
Mentre a Bologna sta terminando la Bologna Children’s Book Fair, in una delle più belle città emiliane, iniziano venerdì 7 aprile (e fino a domenica 9) le tre giornate di kermesse di questo giovane festival letterario. Incontri, laboratori, spettacoli, letture per bambini fino ai 100 anni. Tra gli ospiti (in ordine di apparizione): Gabriele Clima, Antonio Ferrara, Fabrizio Silei, Maurizio Quarello, AnnaMaria Gozzi, Annalisa Strada, Riccardo Guido, Carlotta Scabrini, Assia Petricelli, Sergio Riccardi, Tommaso Percivale e Giuseppe Catozzella.
Qui, per vedere il programma completo.
La redazione
ALIR

I due Orbil 2017: le terzine

29 marzo 2017
tags:

Con il 2017 il premio Orbil si arrichisce di due sezioni in più: il premio al miglior libro di Divulgazione e quello al miglior romanzo (o comunque fiction, per non delimitare troppo) Young Adults.
Da quest’anno, inoltre, le terzine Orbil e Orbil Balloon (ridotta però ad una sola sezione) verranno presentate insieme, non più in momenti separati: un modo per promuovere meglio il settore delle graphic novel, sempre più ricco di prodotti editoriali di qualità grafica e testuale, preziosi aiuti nella formazione dei gusti letterari e grafici dei ragazzi.
A Bologna, presso lo stand Alir (Pad. 26 Stand B/86), verranno presentate al pubblico le sei terzine. Per i nomi dei vincitori, bisognerà aspettare fine maggio, quando verranno annunciati al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Le scelte delle tre copertine sono assolutamente casuali…

ALBI ILLUSTRATI
Chiedimi che cosa mi piace, Bernard Waber, ill. Suzy Lee, Terre di Mezzo
Il filo magico, Mac Barnet, ill. Jon Klassen, Terre di Mezzo
Un grande giorno di niente, Beatrice Alemagna, Topipittori

NARRATIVA 6/10
Dory Fantasmagorica, Abby Hanlon, Terre di Mezzo
La zuppa dell’orco, Vincent Cuvellier, ill. Andrea Antinori, Biancoenero
Maionese ketchup e latte di soia, Gaia Guasti, Camelozampa

NARRATIVA 11/14
Dieci lezioni sulla poesia, Bernard Friot, Lapis
Il nido, Kenneth Oppel, ill. Jon Klassen, Rizzoli
Melody, Sharon M. Draper, Feltrinelli

YOUNG ADULTS
3000 modi di dire ti amo, Marie-Aude Murail, Giunti
L’albero delle bugie, Frances Hardinge, Mondadori
Ti darò il sole, Jandy Nelson, Rizzoli

ORBIL BALLOON
Chi ha paura della volpe cattiva?, Benjamin Renner, Rizzoli
Il sentiero smarrito, Amélie Fléchais, Tunué
Roller Girl, Victoria Jamieson, Il Castoro

DIVULGAZIONE
Anatomia, Hélène Druvert, L’Ippocampo Ragazzi
Sottoterra, Emmanuelle Houssais, La Margherita
Sulle tracce degli antenati, Telmo Pievani, Editoriale Scienza

La redazione
ALIR